Le discoteche che chiudono alle 3

“No, Vasco ! No, Vasco, io non ci casco per quelli che alla notte ritornano alle tre”, cantava il Jovanotti del 1989.
E non potrebbe essere più attuale.

Ieri è stato approvato un disegno di legge che prevede la chiusura alle tre di notte delle discoteche e degli esercizi di tipologia simile, che oltre alla chiusura anticipata, dovranno smettere di servire alcoolici già dalle 2.
L’idea non è nuova, anche il centrosinistra aveva fatto la stessa proposta, che però era finito con semplici autoregolamentazioni che si sono rivelati con il tempo inutili ed inattese.

Per quanto mi riguarda, sono pienamente d’accordo, e sono felice che si riesca ad avere un’idea comune su un problema che non può rimanere ignorato: i ragazzi morti per strada.

Probabilmente ogni ragazzo che abbia almeno vent’anni ha provato almeno una volta cosa significa vedere macchine sbandare davanti alla nostra, a causa del pericoloso cocktail (che termine azzeccato), di sonno, rintronamento da decibel ed alcool (e quando ci fermiamo qui, possiamo anche ritenerci fortunati).

Personalmente è stato impressionante, ad esempio, vedere scontrarsi davanti a me due auto, alle 5 del mattino, e dover chiamare il soccorso: non lo auguro a nessuno.

Quindi, ben venga una limitazione d’orario, anche se servirà a salvare una sola vita, risparmiare una sola sedia a rotelle.

Ovviamente, come tutti i discorsi di questo tipo, è facile banalizzare il problema. Il rischio, non tanto lontano, è che il “bere” dopo gli orari consentiti diventi un atteggiamento proibito e per questo motivo più accattivante del gusto stesso della azione da sola.
Il proibizionismo, da sempre, provoca anche questo tipo di problema collaterale. Ed un secondo rischio, ancora meno lontano, è che senza controlli le discoteche disattengano alle limitazioni, sfruttando il fatto di rimanere aperte più delle altre per farsi pubblicità.

Di fatto, una volta si partiva alle 9-10 e si andava a casa all’una, e nessuno dei nostri genitori è cresciuto menomato per la mancanza di divertimento.
Un’idea ancora migliore sarebbe stata l’attuazione di un limite ancora più restrittivo, magari applicato in maniera graduale negli anni. Ma chi esce il sabato sera deve avere il tempo di consumare in due o tre posti, di farsi due o tre giri in locali diversi, e quindi il limite delle 3 è già un ottimo passo in avanti.

Rischiare di morire per strada è da fessi. Le nostre pubblicità e le nostre televisioni, promuovono l’immagine del bevitore che regge molto alcool come un personaggio virile, forte e coraggioso. Ricordo perfettamente l’inutilità della croce rossa al di fuori di una discoteca di Cesenatico: fornivano gratuitamente il test del tasso alcoolico, ed erano causa diretta dell’aumento degli ubriachi, che facevano a gara per chi raggiungeva il risultato più alto.
Se l’immagine del bevitore fosse quella reale, cioè del coglione che potrebbe divertirsi invece che abbracciare gli alberi con le auto, forse i ragazzi berrebbero meno, ed avremmo meno incidenti notturni.

Ma forse è proprio questo il punto, il problema è che è più importante che il ragazzo consumi, e non importa se il consumo sia l’alcool, il fumo, le auto o i parabrezza, le carrozzine: gli incidenti sono un business.

Speriamo che questa quotazione cali.

Assoli contro i brevetti europei sul software

L'”Associazione Software Libero” oggi ha diramato un comunicato per sensibilizzare nuovamente le aziende del software con l’intento di trovare il maggior numero di firme possibile per l’appello ai parlamentari europei contro i brevetti sul software.
Brevettare il software è un’operazione insensata, come sarebbe insensato brevettare un’idea: come nessuno si è mai sognato di farvi pagare dei diritti quando cucinate un piatto di spaghetti con il pomodoro, nessuno dovrebbe mai avere la possibilità di brevettare cose come la barra di scorrimento delle pagine web, oppure l’idea di drag and drop, concetti che ormai fanno parte delle basi dell’informatica, non di un singolo prodotto commerciale.

I brevetti nel software, come da studi di settore, non difendono l’econonomia e lo sviluppo degli applicativi, ma ne tarpano le ali, facendo perdere un sacco di tempo ai programmatori e rendendo impossibile l’implementazione di soluzioni. La cosa, purtroppo, non riguarda solamente il software libero, ma tutto il mondo dell’informatica come la intendiamo oggi.

Il pericolo non è relegato alle aziende produttrici di software, ma anche agli utenti finali che le utilizzano.

Vi prego quindi di fare sentire la vostra voce a riguardo, sperando in un’eco che sia il più forte possibile.

Cerchiamo di slegarci dalle stupide politiche economiche mosse dai grandi brand, per poter credere veramente di vivere in una comunità democratica.

I link dove trovare ulteriori informazioni sono:
http://swpat.xsec.it/
http://softwarelibero.it/

La nascita del mio blog

Ecco che nasce il mio Blog. Questo esperimento nasce dalla convinzione di avere qualcosa da dire, che sia interessante anche solo per un altro nottivago come me. Non aggiornerò quotidianamente questo spazio, non ne vedo la necessità. Quello che mi preme è condividere quello che ritengo importante: un link, una considerazione, una ricerca. Di contenuti che non contengono nulla, siamo già fin troppo pieni, cercherò di contribuire il meno possibile a questo modo di fare. Per questo motivo, come al solito opinioni, commenti, critiche costruttive saranno sempre bene accette.

Il mio blog è il primo mattone del mio nuovo spazio sul web. Ho eliminato le vecchie pagine, ormai obsolete e non rappresentative nè di quello che sto facendo nè dei miei progetti per il futuro.

A questo si aggiungeranno altri progetti, che ora sono in embrionale stato di vegetazione, in attesa di raccimolare un insieme minimo di tempo che mi permetta di portarli a termine.

Chiunque voglia collaborare ed aiutarmi nelle ricerche e nei progetti che condurrò, faccia un fischio: una mano è sempre ben accetta ;) .