Il treno, 36 anni fa.

piccola rapsodia dell'Ape3 dozzine di anni fa, il 12 Aprile 1980, mio padre era a Modena per lavoro.
Mia madre, già la notte prima, era andata all’Ospedale in travaglio.
Lui non lo sapeva. Non esistevano i cellulari ed i miei nonni preferirono, inspiegabilmente, non dirglielo.

Durante la pausa, entrò in un negozio di dischi e comprò un vinile: “Piccola Rapsodia dell’Ape”, delle Orme.

Ad un certo punto della giornata, decido di nascere.

Era la prima volta, per me, ed ero un po’ emozionato. Anche mia mamma, ed i miei nonni. Lei aveva fatto tutto da sola, fa impressione a pensarci.

Mio babbo invece ancora non lo sapeva.

Ad un certo punto, con tutta la calma del Mondo, lo chiamarono al telefono in ufficio, per dargli la notizia.

Mio padre, felice perché fosse andato tutto bene ed arrabbiato per essersi illogicamente perso tutto, prese il primo treno per Forlì.

Me lo immagino, anche perché ce lo raccontò mille volte, ad aspettare la coincidenza nella stazione di Bologna, che 3 mesi dopo diventerà quella della strage.
Il treno nel 1980 non era una freccia. Andava veloce, ma non abbastanza.

E durante questo viaggio interminabile, aprì il cellophane del vinile ancora incartato ed iniziò a leggere il testo della sua prima canzone:

Poche le stagioni che donai
quasi sempre autunni con la pioggia
il mio posto qui sul finestrino
per non perder le sue nuvole

quante volte tornerei su quel treno
se corresse con il vento
io scendevo giù di corsa veloce
per non perdere il momento
da trascorrere con lei

Corri forte, corri forte ti prego
non tardare di un minuto
lei mi aspetta sul binario fa freddo
io non so resister più
io non so resister più

Forme e colori io cercai
case con giardini sol per lei
il mio posto qui sul finestrino
per non perder le sue nuvole

Quante volte tornerei su quel treno
se corresse con il vento
io scendevo giù di corsa veloce
per non perdere il momento
da trascorrere con lei

(Il treno, Le Orme)

A volte nella vita le canzoni ti scelgono e ti accompagnano.

Lui effettivamente pregò il treno di far presto e scese giù di corsa, veloce, per non perdere il momento.

In questi giorni mio padre ci ha raccontato di nuovo questa storia, senza parole.

Ho la fortuna di averle nel tempo potute raccogliere e conservare, e forse anche per questo mi mancano così tanto.