Democrazia diretta, da altri

Il voto che permette la democrazia dipende fortemente da tanti fattori, come la trasparenza e semplicità delle regole ed il grado di informazione sull’argomento di chi è tenuto a scegliere.

Per dire che decide il popolo, non basta farlo votare. Occorre dargli gli strumenti per valutare cosa fare. Un giornalismo ed una informazione indipendente e sana sono ad esempio indispensabili, e spesso vengono attaccati da chi vuole manipolare gli elettori.

Il voto elettronico non fa eccezione, le regole sono le stesse, con qualche complicazione dovuta dalla tecnologia. Ad esempio è necessario che tutti possano conoscere il sistema e che non ci sia un proprietario che può:

  1. Decidere cosa si vota, quando e come
  2. Al momento del voto, avere accesso ai dati dei voti in anteprima
  3. Volendo, modificare i voti espressi o i risultati pubblicati.

Come nei sondaggi o nei referendum, la domanda che si pone a chi sceglie può modificare l’esito. Se chiedessi ad esempio cosa vorresti mangiare stasera, in questo modo:

  • Insalata
  • Carne alla brace, ma lo sai che fa venire il cancro?

Il risultato sarebbe diverso da una richiesta asettica. Anche l’ordine delle risposte spesso influenza pesantemente gli elettori, infatti le posizioni dei simboli sulle schede vengono sorteggiate.

I 5 stelle hanno scelto di presentare così la richiesta di parere ai loro attivisti, in merito al processo contro Salvini sul sequesto dei migranti nella nave Diciotti:

“Il ritardo (!!!) dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?”

  • Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere
  • No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere

Ci sono diversi problemi su questo voto, a tal punto anche Beppe Grillo ha fatto pesanti accuse alla piattaforma di cui è fondatore.

Prima di tutto, si vota sì per negare l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini.

In secondo luogo, a dispetto della giustificazione dell’organo online del partito 5 Stelle, non è vero che viene fatta la stessa richiesta che verrà votata dai senatori. Infatti a questi ultimi verrà chiesto se l’accusato abbia agito «per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante» oppure «per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo» . Quel “costituzionalmente rilevante” non è messo lì a caso.

Ma anche se il quesito fosse posto in maniera corretta, non c’è nessun criterio minimo sulla sicurezza della piattaforma: chi controlla che nessuno metta le mani sui database? Che votino solo gli aventi diritto? Che nessuno faccia dei conteggi parziali per vedere come sta andando e non faccia chiamate al voto per “rimediare”?

La democrazia è una cosa seria, ha delle regole molto banali ma molto importanti.

Ad ogni modo, questo voto non vale nulla, qualunque sia l’esito. Per fortuna possiamo ancora votare seriamente alle urne, con tutti i difetti del nostro Paese

2 virgola zero quattro

I decimali di deficit non contano poi così tanto se poi lo spread se li mangia tutti, ma cedere dal 2,4 al 2,04 sembra una vera presa in giro. Perché non 2 o 2,1? Come dire, in fondo abbiamo solo cambiato una virgoletta. Sono 3,3 6,5 miliardi (*), pari quasi a tutto il piano investimenti della finanziaria previsti alla Camera.

(*) I miliardi di differenza sono 6,5 secondo il Sole 24 Ore. Andrebbe però calcolata la quota di deficit derivante dall’aumento degli interessi sul debito a causa dello scontro con l’UE.  Lo spread a 300 punti, ad esempio, ci costerebbe solo per il 2019 circa 3 miliardi di euro, quindi aumentare il deficit oltre il consentito dai mercati servirebbe solo a pagare gli interessi e non a coprire la spesa per nuovo welfare.

Dessì sarà un parlamentare 5 Stelle

Emanuele Dessì sarà un parlamentare 5 Stelle.

Lo ha annunciato Toninelli, futuro capogruppo 5 Stelle al Senato.

Le promesse fatte in campagna elettorale, di rinunciare alla candidatura, come volevasi dimostrare,  erano scritte sulla sabbia ed il vento se le è portate via.

Così potrà finalmente abbandonare la casa popolare per la quale paga un affitto mensile di 8 euro al mese, nonostante abbia incarichi in due diverse società.

Se non è vera è verosimile

La notizia che a Giovinazzo si sarebbero formate code agli sportelli dei CAF per richiedere il reddito di cittadinanza è falsa. Qualcuno probabilmente sarà andato a chiedere informazioni, ma da qui a crearne un caso nazionale di rilievo ce ne passa. Immagino saranno stati meno di quelli che ogni giorno chiedono la pensione pur non avendone ancora diritto.

D’altronde basta ragionarci: se fosse una opinione diffusa, non sarebbe stato statisticamente confinato in un piccolo comune, no? Avremmo avuto casi in tutta Italia, cosa che gli stessi CAF hanno smentito.

Però stamattina a Radio 24, nella trasmissione di Giannino e Telese, alla richiesta sulla fake news Roberto Giachetti ha risposto che questa notizia “se non è vera è verosimile”.

Come se fosse la stessa cosa.

http://audio.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/2018/180309-24mattino-oscar.mp3 (minuto 14:15 )

Senza parole.

Piuttosto, bisognerebbe dire che il Reddito di Cittadinanza proposto dai 5 stelle non è un reddito di Cittadinanza, ma un sussidio di disoccupazione, e non si tratta di una cosa nuova.

Io ritengo che sarebbe meglio investire nella riduzione del costo del lavoro, piuttosto che spendere in sussidi di disoccupazione, ma questo è un altro discorso.