La Favola di Giorgia Meloni ed il Museo Egizio

Il resoconto del Post sulla vicenda tra Fratelli D’Italia ed il Museo Egizio è al solito impeccabile. Il direttore del Museo ha risposto alla Meloni in maniera pacata, facendole fare brutta figura, ed in risposta il suo partito propone di rimuoverlo dall’incarico se vincerà le elezioni.

Peccato che il Museo Egizio di Torino non si regga con soldi pubblici ma sia autonomo (e porta enormi entrate turistiche alla città, tra l’altro), e che il Governo non abbia per fortuna nessuna autorità su questa nomina.

Ma non importa, tanto lo scopo era farsi pubblicità in campagna elettorale.
Sarebbe quindi opportuno che simili sciocchezze venissero punite alle urne.

Meloni ha ribattuto dicendo che l’iniziativa discrimina chiaramente su base religiosa, dimostrando di fare confusione tra religione e lingua parlata. Greco le ha infatti ricordato che parlare arabo e provenire da un paese in cui si parla quella lingua non significa essere necessariamente musulmani: in Egitto ci sono milioni di cristiani copti, che certamente parlano arabo ma non sono musulmani. Greco ha infine elencato i successi del museo negli anni della sua direzione, ricordando che i bilanci sono in attivo e che l’istituzione non grava sulle finanze pubbliche, altra cosa che Meloni non sembrava avere molto chiara. Forse anche in seguito al successo del video che mostra l’incontro tra Meloni e Greco, domenica 11 febbraio Fratelli D’Italia ha annunciato di volere rimuovere l’attuale direttore del Museo Egizio dal suo incarico nel caso in cui il partito vinca le elezioni, con la coalizione di centrodestra: «Una volta al governo Fratelli d’Italia attuerà uno spoil system automatico per tutti i ruoli di nomina». FdI ha definito l’iniziativa per chi parla arabo “ideologica e anti-italiana” e diversi suoi esponenti hanno fatto riferimento al museo parlando di “istituzione culturale pubblica”, dimostrando nuovamente di sapere molto poco di quello di cui parlano.

Fonte: Cos’è questa storia del Museo Egizio e Giorgia Meloni – Il Post

Il patto del PDL con i cacciatori

Questa lettera è stata inviata a casa da candidati del PDL, che offrono un patto con i cacciatori. Lamentano la riduzione dei cacciatori degli ultimi 20 anni, propongono di inserire nuove specie cacciabili, cambiare in semplici multe le sanzioni penali.

Sappiatelo e non votateli.

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Il ricatto del voto utile

Ne stanno scrivendo in tanti sul web, e condivido le critiche che stanno emergendo (ad esempio qui e qui).

Non è accettabile che il PD faccia oggi un ricatto elettorale, obbligando moralmente a votare la sua coalizione con la minaccia del ritorno di Berlusconi.

Anche se fosse una minaccia reale, più di disturbo che di vittoria, i voti vanno conquistati sulle proposte di governo, non in base alle minacce esterne.

L’utilizzo di questi giorni di campagna elettorale per chiedere chi non votare dimostra quanto vuota, incongruente e disastrosa sia la proposta politica del PD e della sua coalizione.

Pensino piuttosto a cosa proporre agli italiani, o a lasciare spazio a chi magari qualche idea potrebbe averla.
Perché l’obiettivo non dovrebbe essere quello di andare al Governo, ma usare l’eventuale vittoria per conseguire qualche obiettivo, no?

Cosa fare dei rimborsi elettorali

In questi giorni, giustamente, si fa un gran parlare di come cambiare il sistema dei rimborsi elettorali.
Voglio aggiungere i miei due centesimi alla discussione.
Prima di tutto una constatazione: i partiti maggiori (PD e PDL in prima fila) hanno prima sottratto i rimborsi alle liste minori e poi non hanno saputo che farsene. Ad esempio prima delle elezioni europee del 2009 hanno alzato lo sbarramento sotto il quale i rimborsi elettorali venivano concessi, rigirandoli alle liste maggiori, e probabilmente innalzeranno questo sbarramento anche per Politiche e Regionali.

Io credo, in assoluta controcorrente, che un finanziamento pubblico ai partiti serva. Dovrebbe semmai essere vietato quello privato oltre una certa soglia: per me è molto più preoccupante che una grossa azienda con grossi interessi finanzi la campagna elettorale o le casse di un partito. Tanto per fare qualche esempio, basta pensare alle quote di partecipazione delle aziende private alle feste di partito, oppure alle quote di partecipazione degli enti pubblici alle manifestazioni private, come i Meeting di Comunione e Liberazione. La politica americana, per quanto mi riguarda, non ha nulla di invidiabile, nemmeno sulle modalità di finanziamento della stessa.

A cosa servono i finanziamenti ai partiti? La domanda da farsi è questa. Se non servono a nulla, perché la politica è un hobby e non servono soldi per le sedi e per le strutture, ancorché virtuali, allora si possono abolire.
Bisogna però ricordare che anche il sito di Grillo costa un sacco di quattrini. Se non sbaglio, una cifra dell’ordine di centinaia di migliaia di euro l’anno, del tutto giustificate dal lavoro che ci sta dietro.
Pensare che i cittadini, dal nulla, si autofinanzino con cifre di quella portata è secondo me molto ingenuo.

Il movimento di Grillo funziona anche grazie alla sua immagine pubblica (che non dovrebbe essere un prerequisito all’accesso alla politica) ed alle sue disponibilità economiche. Oggi gli stessi grillini rigirano in azioni politiche parte del loro stipendio percepito grazie alla presenza nelle istituzioni, così come del resto fanno altri partiti, e non lo restituiscono allo stesso ente pubblico. L’idea di fare un convegno in meno ed un ricorso al TAR in più non è nuova ma la condivido appieno.

Questo significa che i signori che possono permettersi grandi somme di tasca propria avranno un accesso privilegiato alla politica rispetto a chi ha semplicemente buone idee. Anche se a bilancio sarebbe facile dire di aver risparmiato qualche denaro, sono strasicuro che verrebbero spese somme maggiori.
Basta pensare a cosa possono fare persone con cattive intenzioni, o sostenute da grandi interessi.

Quindi, se vogliamo proprio pensare ai conti pubblici, molto meglio entrare nella qualità delle scelte fatte e nei costi indiretti della politica, piuttosto che rimanere alla superficie dei soldi spesi direttamente. Puzzano molto di più perché sono esposti direttamente all’aria aperta dagli scandali, ma sono molto meno impattanti dei rifiuti sotterrati in tanti anni di cattiva politica.

In campagna elettorale pure i finti rom?

Pare che siano stati segnalati finti operai che stanno girando per Milano dicendo di fare indagini per la costruzione della “moschea per Pisapia” e persone travestite da Rom che dicendo di sostenere Pisapia distribuiscono programmi contraffatti con contenuti diversi da quelli che propone.
Tanto che Pisapia ha presentato un esposto.

Se le segnalazioni fossero vere si tratterebbe di una assoluta novità: la prima campagna elettorale fatta falsificando le proposte dell’avversario.