Alessandro Ronchi

Centro Storico

Ipermercato di Forlì: dibattito in consiglio comunale

Ieri in Consiglio Comunale abbiamo affrontato un lungo dibattito sull’Ipermercato e sulla richiesta di ampliamento, che era stata bloccata con il sequestro a causa degli abusi edilizi .
Nel mio intervento ho fatto presente che la proposta di votare un orientamento su questo argomento era sbagliata nel metodo, oltre che nel merito. A due consigli comunali dal termine del mandato del Sindaco, ho sottolineato che sarebbe stato giusto lasciare alla nuova amministrazione il compito di disegnare la Forlì del futuro, e non mettere un tassello così importante prima delle elezioni.

Ho criticato l’idea dell’abuso degli accordi di programma, che permettono trasformazioni urbanistiche in cambio di opere pubbliche, che però spesso sono necessarie alla realizzazione dell’intervento: si utilizza come compensazione qualcosa che in realtà senza la variante al Piano Regolatore non sarebbe necessario.

Lo stesso avvenne per l’accordo Querzoli-Ferretti, dove tra le opere di compensazione comparivano le rotonde della nuova area industriale ed il collegamento ferroviario, a solo uso e consumo dell’insediamento.

Ho detto che il “contentino” del parcheggio Montegrappa, già previsto nel piano degli investimenti, richiesto come compensazione per il centro storico non sarà d’aiuto al suo rilancio: esistono già diversi parcheggi sottoutilizzati nell’area realizzati da pochi mesi. L’idea che il centro-storico debba e possa competere con gli ipermercati con le stesse armi, a suon di posti auto, prodotti sottocosto e stress è piuttosto antiquata e superata.

L’attuale crisi economica doveva far riflettere sull’opportunità di continuare sulla strada dell’ampliamento della grande distribuzione, che favorisce l’importazione di prodotti a scapito della filiera corta, della giusta misura del commercio.

Ho chiesto inoltre di stralciare dalla proposta di delibera la parte riguardante l’IVO Oliveti, che con l’ipermercato non c’entra nulla e sulla quale potevamo votare a favore di un accordo per la ricostruzione (la struttura attuale è piena di amianto e quindi va bonificata).

Non è stato concesso nemmeno questo.

Roberto Balzani: Cantiere per la qualità dello sviluppo un percorso di confronto sull’economia del territorio

Venerdì 5 dicembre si è concluso il percorso di confronto con le categorie economiche e sindacati sul tema di uno sviluppo di qualità del territorio forlivese. Dal confronto sono emersi aspetti significativi che Roberto Balzani intende far diventare parte integrante delle sue idee di proposta programmatica. La situazione di crisi economica, che diventerà ancora più grave nei prossimi mesi, ha senza dubbio accelerato la necessità di ripensare i modelli di sviluppo e di consumo fin qui praticati, occorre perciò puntare più sulla sviluppo integrato tra economia, società, ambiente e cultura, in un’ottica qualitativa e non solo quantitativa. Ai fini di uno sviluppo di qualità, che renda attrattivo il nostro territorio per imprese, lavoratori ed intelligenze, sono stati sottolineati in particolare i seguenti punti:

– coinvolgimento preventivo ed “informato” delle parti sociali rispetto alle scelte da effettuare ;

– sburocratizzazione dei procedimenti amministrativi, attraverso un uso massiccio degli strumenti telematici e revisione dei regolamenti comunali, intervenendo sui fattori organizzativi e sulle procedure che interagiscono con gli ambiti produttivi, per accorciare i tempi di attesa delle varie pratiche amministrative e rendere più snelli gli iter. Esempi di ambito di intervento possono essere le localizzazioni e rilocalizzazioni degli immobili, la gestione di oneri e perequazione del verde ( che ” rivisitata” in modo intelligente, può essere occasione dialogo con le imprese).

-implementazioni dei servizi ( infanzia ed anziani) che possono agevolare l’inserimento lavorativo della manodopera, in particolare femminile che oggi sconta ancora un gap numerico, in quanto l’occupazione è inferiore, rispetto ai dati regionali. Occorre anche promuovere l’affermarsi di esperienze concrete di conciliazione famiglia/lavoro nelle realtà aziendali locali. La coesione sociale è stata fin qui un elemento di attrattività del nostro territorio, deve continuare ad esserlo, anche a fronte di condizioni sociali ed economiche mutate, quali la forte presenza di migranti che provengono da altre realtà o da altri Paesi.

Uno sviluppo di qualità : non può che puntare a far crescere settori innovativi, quali quello delle energie pulite e rinnovabili che, a partire dal patrimonio immobiliare pubblico, potrebbe trovare un primo campo di attuazione concreta, oltre che nel settore privato e delle attività produttive. A tale scopo occorre innescare ogni meccanismo utile a semplificare gli iter burocratici. Deve trovare nel rapporto con la ricerca e l’università un terreno fecondo di scambio, anche attraverso modalità innovative che convoglino sulla nostra città studi ed intelligenze tramite, ad esempio, strumenti quali premi e borse di studio finalizzate all’innovazione produttiva ed amministrativa. Deve ragionare in termini di infrastrutture partendo da una base quantomeno territoriale. E’ perciò fondamentale che Forlì riassuma un ruolo di città “capoluogo” creando una relazione forte con i comuni limitrofi: ad es. l’aeroporto non può essere solo della città di Forlì. In questa logica vanno affrontati i problemi legati al suo rilancio o, comunque, a scelte che non siano economicamente penalizzanti per la collettività, ma salvaguardino la scelta di Forlì come polo tecnologico aeroportuale (non necessariamente vocato in modo esclusivo al trasporto di persone) anche come opportunità di innovazione e ricerca per altri ambiti produttivi, quali quello della nautica. Ma anche quegli aspetti infrastrutturali più strettamente legati alla città, quali un miglior collegamento tramite servizi di trasporto pubblico e piste ciclabili, tra le varie parti della città, in primis il centro, ma anche le aree produttive, sono fondamentali. Molta parte delle maestranze operaie oggi, sono costituite da cittadini stranieri, che spesso non possiedono automobili.

La riqualificazione, anche economica del centro storico, è uno degli aspetti imprescindibili di uno sviluppo cittadino di qualità. Anche in questo caso l’implementazione del servizio di trasporto pubblico con navette, da parcheggi di corona (ma non solo) il completamento e la messa in sicurezza delle ciclabili che collegano alle aree periferiche, sono fondamentali per garantire l’accessibilità ai cittadini, agli operatori ed ai turisti che sempre più numerosi frequentano la città.

La valorizzazione dell’offerta culturale legata al patrimonio storico, architettonico e museale della città, delle tipicità artigianali e delle produzioni dell’enogastronomia, devono diventare gli assi portanti dello sviluppo turistico e della riqualificazione del nostro centro cittadino.

Spunti per una economia solidale
Alcuni spunti per iniziative di economia solidale, che provengono da contributi dal basso, possono essere:
-attivazione di forme di vendita a prezzi contenuti per fasce disagiate della popolazione, con la collaborazione di supermercati ed esercenti di negozi;
– “happy hours” per la vendita di prodotti deperibili a prezzi scontati , a fine giornata, da riservare ad utenza quali pensionati, studenti fuori sede ecc;
-attivazione, in collaborazione con le banche ed i Consorzi Fidi locali, di forme di microcredito per l’avvio di piccole attività autonome da parte di soggetti sociali deboli.

Comitato Forlì per Balzani

Roberto Balzani: Il programma delle primarie

Cara Elettrice, Caro Elettore,

ti presento una rassegna delle mie idee programmatiche, frutto di una campagna d’ascolto molto ricca e vivace e dei tanti contributi di tanti volonterosi amici e compagni di strada. Non sono tutte, ovviamente. Sono quelle sulle quali potrai misurare la differenza rispetto ad altri candidati e ad altri modo d’impostare la politica locale. Spero ti persuaderanno. In ogni caso, anche se così non fosse, spero apprezzerai l’onestà intellettuale che le ispira. In un mondo di ipocrisie e di luoghi comuni e di slogan, già il solo riconoscersi sinceri non mi pare poco.

Metodo

Parto dal metodo. La politica, così come si presente oggi in Italia, dal centro giù giù a cascata fino alle città e ai paesi, secondo me non funziona. I cittadini sono sempre più sudditi (ormai è tolta loro anche la possibilità di scegliere una faccia da votare: ecco perché è prezioso l’esempio delle primarie!), mentre la distanza fra i centri del potere reale e l’esperienza quotidiana delle persone è stata approfondita dalla crisi economica. Io credo che il Pd avrà la possibilità di affermarsi, in Italia, solo se saprà far funzionare la macchina della partecipazione dal basso. Ma non in senso demagogico: occorre che i cittadini partecipino, decidano, e poi verifichino. Il poco tempo che hanno a disposizione dev’essere messo a frutto. Quindi, per i politici: limite delle due legislature, parità di genere per affermare una presenza femminile più di quanto oggi sia avvenuto, inclusione di giovani e di individui selezionati sulla base del merito. Essi dovranno rendere pubblici i loro redditi attraverso un’apposita anagrafe degli eletti. Dovranno inoltre – almeno così sarà, se diventerò Sindaco – documentare attraverso strumenti di comunicazione accessibili (penso ad Internet) l’esito dei principali progetti varati dall’amministrazione, perché ciascuno possa rendersi rapidamente conto di quanto si è speso e di come lo si è speso. Ma ci sono doveri anche per i cittadini: partecipare vuol dire impegnarsi di più, tenere le mani sulla democrazia. Il Comune cercherà di avvicinarsi, di ascoltare: i cittadini dovranno reagire, chiedere, controllare. La libertà ha un prezzo che dobbiamo pagare tutti.

Cosa farò io

I politici dicono sempre quello che debbono fare gli altri. Vorrei dirti quello che farò io. Se sarò eletto, dedicherò a questa avventura tutto il mio tempo e le mie energie per 10 anni al massimo. Dopodiché, riprenderò a fare il mio mestiere, che è quello di professore universitario. Tornerò ai miei colleghi, ai miei studenti e ai miei studi. Se perderò le primarie, tornerò subito alla mia professione e non assumerò alcun incarico pubblico di tipo politico o amministrativo. Mi batterò, da semplice cittadino, perché altri portino avanti le idee nelle quali ho creduto: se possibile, una nuova generazione di giovani, di donne, di persone appassionate e perbene.

Cosa farò fare agli altri

I tempi sono duri, e forse il peggio deve ancora venire. Per affrontare il peggio, ci vuole un gruppo di persone libere, disinteressate e dotate di forti principi morali e democratici.

Occorre dare un esempio. Fra i primi, ci sarà la revisione di tutte le società partecipate, di tutte le strutture con consigli d’amministrazione ecc. che ruotano intorno al Comune. Vedremo se funzionano, se servono davvero, se possono essere accorpate o se debbono essere chiuse. Abbasseremo drasticamente compensi e prebende, in modo che ogni euro risparmiato in questo modo vada restituito ai cittadini rafforzando e difendendo i servizi alla persona, dall’assistenza alla scuola. Ci sono settori – penso al nido – in cui c’è ancora tanto da fare per aiutare le donne, soprattutto se lavorano o vogliono lavorare; così come occorre creare, con le associazioni dei consumatori, un centro di ascolto e di supporto materiale per orientare famiglie, anziani soli, immigrati nella giungla delle tariffe e dei servizi, in modo da far valere reclami e diritti. Il Comune deve assumersi questo compito civico difensivo; deve proteggere la sua comunità in un momento difficile; deve monitorare le condizioni di disagio e pretendere che su questioni delicate – i mutui alle famiglie e alle piccole imprese, ad esempio – il sistema economico locale faccia la sua parte.

Oltre la paura: un patto per il futuro

Caro Elettrice, caro Elettore, parliamoci chiaro: abbiamo paura del futuro, perché non riusciamo a vederlo, non capiamo che cosa potrà riservarci. Ebbene, ti propongo questo patto, che è difensivo e insieme offensivo. Difensivo, perché vuol salvaguardare quel tanto di buono che abbiamo: penso al nostro Ospedale pubblico, che è un servizio irrinunciabile alla comunità e che non può essere privato delle risorse necessarie al suo sviluppo; penso alle tante istituzioni, pubbliche o semi-pubbliche, che aiutano il cittadino nei suoi bisogni, che sono sane finanziariamente, e che perciò dobbiamo rispettare nella loro integrità. Penso alla nostra scuola, nella quale il Comune investe da quasi 150 anni e che è davvero di qualità elevata. Gli esempi potrebbero continuare. E poi c’è la parte offensiva, la sfida al “grande nulla” che ci si para di fronte. Io credo che il “grande nulla” sia il frutto della nostra incapacità di batterci uniti come comunità: e ti dirò ora come penso di farlo.

Unire il territorio, alzare il livello della sfida

Da sola Forlì non ha molte speranze: è una città medio-piccola, circondata da altre città, in genere piuttosto dinamiche. In questi anni, ha pagato duramente il suo isolamento: abbiamo un aeroporto in affanno, una fiera senza futuro, una logistica che, su scala municipale, non ha senso. Forlì deve recuperare anzitutto il suo ruolo di “capoluogo”, dialogando con i Comuni del comprensorio, risolvendo insieme una parte dei problemi comuni, organizzando il territorio secondo i principi di sviluppo di qualità e di rispetto dell’ambiente. In secondo luogo, deve aprire un grande confronto su scala romagnola per unire i territori, per farli dialogare sulle grandi questioni comuni (infrastrutture materiali e immateriali, in primo luogo). Per far ciò, ci vogliono persone che abbiano una visione, che non si fermino al campanile, che sappiano discutere ovunque, in Romagna e oltre. Il mio sogno è semplice unire province, risparmiare sui costi della politica, restituire quello che si risparmia ai cittadini in qualità del vivere, facilità di movimento, sviluppo sostenibile sotto il profilo ambientale. Questa cosa si può fare da subito: basta volerla. Dammi una mano per mettere in piedi l’unico, vero laboratorio di trasformazione territoriale capace di andare contro la logica oggi imperante: aumentare le divisioni e i livelli di governo e moltiplicare i costi.

Una visione della città

Abbiamo tutti bisogno di una visione della città. Forlì ha già individuato i suoi poli di crescita, ma è venuta su in modo poco coordinato, sull’onda delle spinte dell’industria edilizia. Il centro storico manca d’identità è resta una ferita aperta; i quartieri non sono ben collegati al cuore pulsante della realtà urbana; i passaggi fra i diversi spazi – residenziali, produttivi, o dedicati ai servizi – paiono poco fluidi. Abbiamo bisogno di sviluppare le arterie che uniscono la nostra comunità: a partire, nel centro, da un allargamento delle zone pedonali o a traffico limitato, connesse con le aree esterne da una viabilità che renda generalizzati i percorsi ciclabili (anche in profondità, fin dentro la campagna, fino alle frazioni, spesso immerse in ambienti naturali da riscoprire) e consenta un efficiente servizio pubblico. Dobbiamo mettere in sicurezza tali percorsi per i nostri ragazzi, per gli anziani, per tutti coloro che intendono recuperare non solo il centro, ma tutto l’ambiente comunale ad una dimensione aggregativa, d’integrazione e di interrelazione: la sola strada che abbiamo per vincere davvero le paure e affermare un senso di piena legalità ovunque. Nello stesso tempo, i residenti e coloro che frequentano i negozi del centro devono poter disporre di un sistema di comodi parcheggi, il meno appariscente ed invasivo possibile. Ma la legalità, che significa anche, quando è necessario, repressione dei comportamenti devianti, non si può imporre solo affidandosi alle forze di pubblica sicurezza. Sono proprio loro, anzi, a chiedere che la legalità rappresenti una modalità applicata in modo coerente, dai comportamenti degli amministratori, ai concorsi pubblici, all’educazione dei giovani, alle diverse forme di responsabilità individuale e collettiva. Fra queste, segnalo il passaggio culturale della raccolta indifferenziata, destinata allo smaltimento nell’inceneritore, alla raccolta differenziata, nella prospettiva di giungere al sistema porta a porta. Là dove la prima postula l’irresponsabilità e un approccio produttivistico al rifiuto, là seconda implica risparmio, riciclo, atteggiamento sobrio e solidale. Si tratta davvero di un modo diverso d’impostare il nostro modo di essere comunità.

Sviluppo di qualità

Ed ecco la grande questione: lo sviluppo. Io credo che lo spazio per un sviluppo essenzialmente estensivo, imperniato sul primato immobiliare/edilizio, non sia riproponibile come nei tempi trascorsi. In primo luogo, perché il territorio è un bene finito, e quindi va amministrato con parsimonia; in secondo luogo, perché la crisi ha alzato l’asticella della sfida, facendo giustizia di tutte le comode scorciatoie indirizzate verso l’Eldorado di una facile moltiplicazione della ricchezza. La competizione si affronta con interventi intensivi. Da una parte, sfruttando tutte le potenzialità (già presenti a livelli d’infrastrutture) delle nuove tecnologie, a partire dalle fibre ottiche. L’applicazione su vasta scala di tali tecnologie può consentire la semplificazione dei processi burocratici, l’accesso da casa ai servizi da parte del cittadino e delle imprese, l’uso a scopo educativo di progetti viaggianti su supporto elettronico o addirittura la partecipazione dei cittadini, attraverso forme di referendum e d’inchieste rapide. In questo modo, la componente più anziana della società potrà usufruire più facilmente (cioè senza code) dei servizi erogati secondo criteri tradizionali. Dall’altra, l’asse con l’università deve tornare ad essere una priorità dell’Amministrazione. Ne abbiamo bisogno per potenziare il polo tecnologicoaeronaiutico, nel quale abbiamo investito milioni di euro, e anche per favorire il trasferimento tecnologico e diffondere standard di più elevata qualità anche presso le piccole e medie imprese.

Il Comune deve approfittare dell’Università per aprirsi, per imitare quanto di meglio si fa in Europa, per invitare i giovani brillanti a confrontare le loro idee con il nostro territorio, per apprendere, per costruire, per destinare spazi e risorse a iniziative originali e importanti. In questo senso, il senso di responsabilità ambientale non è per me un vincolo e un limite: maggiore è il livello di qualità che pretenderemo dalla nostra comunità, maggiore sarà la qualità che sapremo chiedere agli imprenditori e le possibilità di agganciarci al carro della crescita vera. Dunque, un patto decennale con l’Università per rafforzare l’insediamento e, d’altro canto, un utilizzo sapiente delle risorse umane prodotto dall’Ateneo. Fino ad oggi non siamo riusciti in questo progetto, che è decisivo per il nostro futuro.

Insieme

Di una cosa, cara Elettrice, caro Elettore, puoi star certo: tutto quello che farò non sarà deciso fra pochi, nel chiuso di una stanza o nello studio di un professionista: sarà adottato con un processo partecipativo limpido e trasparente. Così sarà per le politiche giovanili, per quelle culturale, per le tante cose di cui non riesco a parlare in queste poche frasi per non annoiarti troppo. Mi batterò al tuo fianco contro i monopoli dei servizi, per tagliare il vincolo perverso che li lega alla politica locale; ti verrò a cercare per chiederti che cosa pensi, che cosa vuoi; ti farò proposte perché tu possa scegliere. Voglio dare a Forlì la speranza di un futuro: proprio adesso, nell’ora più buia. So che tutto è più difficile, che le difficoltà sono immense, che la vita nostra, pubblica e privata, sarà dura e complicata nei prossimi mesi. Proprio per questo, quando le speranze vacillano è giusto che le persone di buona volontà si diano una mano e, per una volta, battano un colpo, dimostrando la loro forza e la loro volontà di cambiamento. Aiutami e, insieme, ce la faremo.

Grazie.
Roberto Balzani

Leggi anche il programma della coalizione che sostiene Roberto Balzani come candidato sindaco!

Il triste spettacolo degli alberi secchi in centro storico.

Nelle principali vie commerciali del nostro centro storico sono state posizionate alcune piante che dovevano renderle più piacevoli agli occhi di chi decide di farvi una passeggiata.

L’iniziativa dei commercianti ha ricevuto con un accordo l’occupazione di suolo pubblico gratuita del Comune ed un contributo dell’amministrazione.

Oggi queste piante stanno soffrendo per la mancanza di acqua, perché nessuno ha pensato alla responsabilità ed ai costi di annaffiatura, che sono tutt’altro che marginali vista la scelta di posizionarle su vasi invece che in terra.

Così davanti agli occhi di chi passeggia nel nostro centro si pone il triste spettacolo di piante morenti, che tutto fanno tranne che abbellire i nostri viali commerciali.

Del resto si sa, l’importante è inaugurare e fare comunicati stampa e la manutenzione è considerata marginale, anche se permette di mantenere in vita un patrimonio.

Ognuno si assuma le sue responsabilità, e si provveda a fare quel poco che è necessario, oppure si tolgano dai vasi e si mettano in terra, per evitare di sperperare inutilmente altro denaro dei privati e del pubblico.

Il dietro front della Giunta sulla mobilità sostenibile

Mobilità sostenibile, piano del traffico, sicurezza stradale, priorità a biciclette e pedoni..
Parole … parole … parole… ma dalle parole ai fatti, ne corre!

Leggi l’articolo di Sandra Morelli sull’ennesimo passo indietro della Giunta Forlivese sul traffico:
Il dietro front della Giunta sulla mobilità sostenibile

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