Sinistra Arcobaleno: Non siamo Sinistra Radicale

“Siamo la Sinistra l’Arcobaleno e con questo nome ci presenteremo agli elettori. Anche oggi in alcuni servizi dei telegiornali Rai la Sinistra l’Arcobaleno è stata etichettata come ‘sinistra radicale’. Un pessimo esempio di informazione pubblica a meno di due mesi dalle elezioni politiche. Contro ogni tentativo di strumentalizzazione abbiamo presentato un’interrogazione in commissione di Vigilanza ed una risoluzione per impedire che la campagna elettorale venga falsata in maniera così evidente. Il presidente Petruccioli ed il direttore generale Cappon hanno il dovere di intervenire immediatamente per garantire il corretto svolgimento della campagna elettorale. L’uso del termine ‘sinistra radicale’, tra l’altro, rischia di generare confusione tra la Sinistra l’Arcobaleno ed i radicali di Pannella. E’ fondamentale per la democrazia che soprattutto in questo periodo di campagna elettorale venga fornita un’informazione più equilibrata e seria possibile”. Lo affermano Gloria Buffo, Paolo Brutti, Marco Lion, Gennaro Migliore, Natale Ripamonti, Giovanni Russo Spena e Nicola Tranfaglia, rappresentanti della Sinistra l’Arcobaleno in Commissione di Vigilanza.

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La cosa rossa è una invenzione dei giornalisti

Beppe Grillo prima e Luciana Litizzetto poi beffeggiano il nome dato dai giornalisti alla probabile federazione dei partiti di sinistra: La Cosa Rossa. Nessuno dei due, però, si è preso la briga di verificare da dove provenisse il nome, ed hanno giustamente preso in giro i politici che pensavano avevano pensato a questo nome. Per fortuna non esiste nessuna cosa Rossa, Luciana! Dovreste disprezzare, invece, l’uso che i media fanno delle parole, modificandole o coniando nuovi termini per dare di fatto nuovi significati, spesso dispregiativi.

Lo fecero quando i pacifisti diventarono dissidenti, lo fanno oggi per giudicare già a partire dai termini i partiti di sinistra, chiamandoli estremisti, radicali (anche se i radicali sono fuori), massimalisti. Non si tratta di ingenuità o di mancanza di vocabolari, questi termini sono studiati a tavolino per affibbiare disprezzo a qualcuno che ha meno influenza sui media rispetto ai “moderati”, “popolari” (invece di populisti), “democratici”.

Chi sceglierai, tra i “democratici” (anche quando impognono la democrazia con le armi e le basi militari contro la popolazione, il demòs) o i “massimalisti” (che invece chiedono di rispettare la costituzione)? Sarebbe come far scegliere ad un bambino uno schiaffo o una carezza.

La cosa rossa non esiste, nessuna mente lucida chiamerebbe mai così qualcosa che ha il compito di attirare voti. Tra l’altro molti già parlano di partito unico, quando l’ipotesi invece è quella di un coordinamento o al massimo di una federazione. Ma i media, in questo caso, hanno da tempo perso il ruolo di trasmettitori di informazione, hanno le mani in mezzo alla pasta ed ormai decidono pure la forma che ne viene fuori.