Alessandro Ronchi

Cronaca

Il dilettantismo ed i tuttologi

Ormai è prassi che un personaggio famoso faccia e dica di tutto, anche al di fuori del suo campo professionale. Oggi tocca a Cannavaro, che accusa Gomorra e Saviano di non fare il bene dell’Italia. Ma è proprio necessario ascoltare un calciatore o una soubrette come fossero politologi?
Non sarebbe meglio che ognuno facesse bene il proprio mestiere?

Sia chiaro, lo stesso vale per i politici che vengono chiamati in TV per parlare di calcio e cucina.

Il calcio non c’entra nulla.

A mio modo di vedere gli atti vandalici di domenica sera potevano essere evitati grazie ad una informazione corretta. Veniamo ai fatti. Un ragazzo di 28 anni è stato ucciso in un autogrill, in circostanze che sono ancora da accertare. Cosa è avvenuto prima, le motivazioni e le cause sono, Domenica, ancora da capire. Però tutti i telegiornali parlano di un morto a seguito di una rissa tra tifosi.
Così è stata forzata l’associazione tra tifo calcistico ed un morto vittima del colpo di pistola di un agende di polizia.
Si sa, un tifoso che muore fa più notizia di un ragazzo in auto che muore.
Così si è dato il pretesto a quei violenti, che ancora una volta nulla hanno a che fare con il calcio, che hanno attaccato caserme dei carabinieri e della polizia.

Qui il calcio non c’entra nulla, e non serve in questo caso parlare di misure negli stadi: praticamente tutta la cronaca di domenica si è svolta al loro esterno.

Piuttosto domandiamoci se non esistono altre alternative per diminuire i rischi, per esempio facendo acquistare dalle reti televisive satellitari pubbliche i diritti delle partite (almeno quelle di serie B e C), distribuendole in chiaro. Non si capisce perché si debba ad ogni costo lasciare questo mercato in mano ai privati monopolisti, anche quando questi non hanno nessun interesse economico. Lo Stato potrebbe decidere che è più conveniente regalare le partite con la pubblicità piuttosto che vedersi riempire le autostrade di domenica, utilizzando il calcio come strumento per favorire la diffusione del satellitare, che sarebbe la vera soluzione, assieme alla tv via internet, per garantire la pluralità dell’informazione televisiva, invece di continuare a finanziare quell’assurdità che è il digitale terrestre.

E’ morto Enzo Biagi

E’ morto Biagi, la voce del secolo

Dalla sua biografia su wikipedia:

Il 18 aprile 2002 l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, mentre si trovava in visita ufficiale a Sofia, dichiarò nel corso di una conferenza stampa:
« La Rai tornerà ad essere una tv pubblica, cioè di tutti, non partitica, […] come è stata durante l’occupazione militare della sinistra. L’uso fatto da Biagi, da quel…come si chiama? Ah Santoro e da Luttazzi è stato veramente criminoso e fatto con i soldi di tutti. Preciso dovere di questa dirigenza sia quello di non permettere più che questo avvenga. […] Ma siccome non cambieranno… »

L’Agenzia Ansa diffuse la dichiarazione di Berlusconi (che passerà alla storia con la definizione giornalistica di Editto bulgaro). Biagi, di concerto con la sua redazione e ottenuto l’assenso dei vertici della Rai, decise di replicare quella sera stessa nella puntata del Fatto, dichiarando:
« Il presidente del Consiglio non trova niente di meglio che segnalare tre biechi individui: Santoro, Luttazzi e il sottoscritto. Quale sarebbe il reato? […] Poi il presidente Berlusconi, siccome non intravede nei tre biechi personaggi pentimento e redenzione, lascerebbe intendere che dovrebbero togliere il disturbo. Signor presidente, dia disposizioni di procedere perché la mia età e il senso di rispetto che ho verso me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri […]. Sono ancora convinto che perfino in questa azienda (che come giustamente ricorda è di tutti, e quindi vorrà sentire tutte le opinioni) ci sia ancora spazio per la libertà di stampa; sta scritto – dia un’occhiata – nella Costituzione. Lavoro qui in Rai dal 1961, ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto […]. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l’ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci. »

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