Il numero dei reati, le notizie e la percezione della gente

lanzarini21234871039Se facessimo un sondaggio sono convinto che la quasi totalità delle persone ammetterebbe che oggi ci sono più reati rispetto al 2005. Qualcuno ha fatto uno studio che lo ha confermato.
La cosa interessante è che da questo grafico si nota la curva rossa, delle notizie sui reati, in aumento (con un bel picco in occasione della campagna elettorale delle politiche del 2008) mentre la curva azzura, dei reati, sostanzialmente stabile.
La percezione della gente, in giallo, in aumento a seguito delle campagne mediatiche.

Quindi non è assolutamente vero che i reati sono in aumento. Al contrario appare evidente che le notizie seguono o facilitano il dibattito politico di chi sfrutta questi temi per creare paura nelle persone.

Non penso che sia frutto di un complotto, quanto piuttosto un insieme di fattori che prendono il via dal concentrato di potere sulle televisioni, alle quali segue l’onda di tutto il resto della comunicazione. Un po’ come avvenne per i morsi dei cani che sembravano diventati l’unico problema nazionale, o le morti bianche, che appaiono sparite ma che purtroppo sono ad oggi una triste costante.

Ogni tanto, però, dovremmo guardare qualche dato e riportare l’attenzione sulle vere cose da fare – con dati oggettivi alla mano – per risolvere i problemi, fuori dalle campagne elettorali e dagli spot che muovono le urne.

Il Corriere.it ed il giornalistmo partecipativo

Condivido la scelta e le parole del Corriere, che spiega le anomalie dei voti nei sondaggi e la selezione dei commenti. La libertà di parola non è dovuta in casa degli altri, e la qualità del dibattito non è strettamente legata alla possibilità di scrivere qualsiasi cosa passi per la testa, ma alla capacità di mantenere sano uno spazio di discussione per le persone serie.

Alcuni messaggi non sono stati pubblicati perché ritenuti inidonei per il tono, per alcune espressioni o parole usate; perché pretestuosi o semplicemente insignificanti. Siamo un giornale e, per quanto possibile, desideriamo dare ai nostri lettori una qualità minima anche nelle opinioni espresse dagli utenti. Crediamo che il giornalismo partecipativo sia una grande opportunità per tutti. Per i giornalisti (grazie per le tante corrrezioni, i suggerminenti, i commenti profondi e articolati) e per i lettori. Ma questo è possibile solo con l’impegno da parte di entrambi.

La censura su Facebook ed i proprietari dei nostri dati

La polemica scaturita per la decisione di Facebook di censurare utenti che pubblicavano foto di allattamenti è interessante. Mi ricorda l’intervento che ho fatto al Nanosocial#2, durante il quale la sostanza molto riassunta del dibattito con i presenti era che in casa d’altri si rispettano le regole degli altri. Non tutti, aprendo un account su facebook, si rendono conto di inserire materiale in uno spazio che non è il loro, e che per questo semplice motivo perdono gran parte dei diritti che sarebbe normale esercitare in uno spazio proprio.
Facebook non fa pagare un canone per il suo servizio, ed in cambio di questa gratuità impone la sottoscrizione di un patto che toglie spazio.

L’impossibilità di pubblicare un seno che allatta è solo una delle possibili controindicazioni nell’uso di Facebook come spazio primario per le proprie attività online, e forse una delle meno gravi. Oggi non si può fare questo, domani – soprattutto se dipenderemo più di oggi da questa piattaformaqueste limitazioni potrebbero essere ben peggiori.

Per questo motivo consiglio a tutti una attenta riflessione: usate Facebook come una rubrica, un punto d’uscita dei vostri contenuti, un modo per contattare più persone, ed aprite un vostro spazio sul web con un vostro dominio.

Internet è nata per essere decentralizzata, spostando tutti i nostri contenuti su una piattaforma di una azienda monopolista perderemo il più grande dei vantaggi della web: la rete.

L’ipocrisia di chi chiede il silenzio con comunicati stampa

Sulla proposta di aprire un dibattito sulla disponibilità della nostra AUSL di offrire ospitalità ad Eluana Englaro l’IDV, con il suo portavoce Biserna, e Forza Italia con Nervegna salgono insieme in cattedra e chiedono di evitare strumentalizzazioni.
Se fossero persone serie e coerenti nel chiedere il silenzio non sarebbero i primi ad utilizzare comunicati stampa, al contrario di chi in una sede istituzionale ha fatto una richiesta legittima.

Quello che non riescono a capire è che oggi non si sta discutendo di una tragedia personale, che ha ovviamente un proprio spazio privato invalicabile, ma una questione di diritto.

Oggi tutta Italia chiede che si colmi il vuoto legislativo e si prenda in mano una proposta sul testamento biologico, e se questo spazio si apre lo si deve anche a persone come il padre di Eluana o Piergiorgio Welby che hanno giustamente aperto una battaglia legale ed un dibattito politico.

Oggi si chiede che tutto venga messo a tacere, che si torni nell’ipocrisia dei divieti che vengono superati nelle più buie corsie degli ospedali.
Chi crede nella giustizia e nel diritto oggi deve sostenere la possibilità che la sentenza della Cassazione venga eseguita. Se nei territori d’origine questa possibilità viene negata è giusto che tutta Italia si esprima in favore del diritto che oggi viene negato.