Risparmiare sui libri di testo aprendo la porta ai generici scolastici

Mantellini e Leonardo parlano di come sarebbe facile sostituire un notebook ai libri di testo, facendo risparmiare ai ragazzi chili di peso ed anche qualche spicciolo, probabilmente.
Secondo me la soluzione è molto più semplice. Abbiamo aperto ai generici sulla medicina, rendendo possibile dopo un po’ di tempo la fruizione di brevetti per aumentare la concorrenza, potremmo fare lo stesso per i libri. In realtà non penso sia giusto in questo caso violare il copyright, ma lo Stato potrebbe finanziare la realizzazione di un set di libri di testo e rilasciarne il contenuto su licenza GDFL, la stessa di Wikipedia. A quel punto le case editrici potrebbero stampare i testi, ma dovrebbero farlo in concorrenza. Al consumatore poi andrebbe la scelta del testo in copertina di pelle umana e pagine dorate ai margini, oppure il libro in edizione economica, o quello in carta riciclata, o la versione elettronica utilizzata in un notebook o in un ebook reader. Scelta, insomma. Ai prof ed alle scuole la scelta dell’adozione dei testi, con il confronto dei genitori (se scelgono non generici dovranno quindi motivarlo, ma potranno farlo).

Non capisco, infatti, perché i libri di geometria debbano essere rinnovati ogni anno quando il contenuto è invariato da decenni. Così i dizionari italiano latino, che di certo non aggiungono traduzioni di neologismi del web ogni anno nella lingua dei romani.

Insomma, risparmiare si potrebbe. Proviamo a lanciare un appello?

Magari in questi giorni di discussione sul carovita avremmo la possibilità di rivoluzionare davvero la spesa scolastica.