Alessandro Ronchi

Integrazione servizi

Divide et impera

La lotta di questi anni tra tutte le più grandi aziende del web è sulla aggregazione dei servizi. Google vuole farti da sistema operativo, accogliere i tuoi documenti, gestire la tua posta, possedere il tuo telefono cellulare, e ricordarsi i tuoi gusti personali. Peggio ancora Facebook, che fa della sfera personale e privata delle persone un nemico da abbattere.

Il problema è che gli aspetti della nostra vita sono tanti. Per esempio se siamo fortunati abbiamo un lavoro, e magari non vogliamo mescolare completamente quello che facciamo per campare con il nostro tempo libero.

Le big web companies partono dalla volontà di avere un filo conduttore di tutta la nostra vita, allo scopo di conoscerci meglio per venderci di più (pubblicità, servizi, profilazioni, ecc.). Ed in parte fanno finta di volerci accontentare, generando “cerchie” di contatti tra le quali separare i nostri contenuti. Salvo poi scoprire che stanno mantenendo i nostri dati più privati per scopi tutt’altro che trasparenti (vedi Twitter con i numeri di cellulare).

Quello che mettete su Facebook è su Facebook ed è di Facebook, non più vostro. Ed è normale, partendo da questi presupposti, che Facebook usi la nostra faccia per convincere i nostri amici a guardare una pubblicità.

Questo quello che vogliono loro. Ma noi che cosa vogliamo?
A pensarci bene, cos’è che abbiamo guadagnarci dalla integrazione di tutto?
E’ comodo avere i contatti sia su cellulare sia su posta ed internet, ma questo si può fare anche senza che una unica azienda possieda tutti i fatti nostri.

Utilizzo il motore di ricerca di Google da quando è nato. Prima usavo altavista, magari qualcuno se lo ricorda. Il motore di ricerca di Google ha sempre funzionato bene.
Cerchi un passeggino, trovi un passeggino. Cerchi un biglietto del concerto di Vasco, trovi un biglietto del concerto di Vasco.
Non voglio che la ricerca di Google faccia di più e di meno di questo. Non voglio che cercando un film da vedere mi mostri un cartone animato per bambini perché dalla ricerca precedente ha ipotizzato che io abbia un figlio.
Lui non sa e non deve mai sapere che cercavo un passeggino per fare un regalo.
E se vogio un cartone animato, basta aggiungere la parolina magica alla ricerca di prima.

Non è vero che lo fanno per gli utenti, lo fanno per giustificare enormi database pieni di nostri dati.

Morale della favola, ad ogni passo di queste big verso l’integrazione di cose che non voglio integrare, farò un passo verso la dis-integrazione. Iniziando con la rimozione dei servizi che non sono necessari.

Ciao Ciao Google+, ad esempio. Partendo dalla Dashboard di Google, si può vedere a cosa siamo registrati, e scoprire ad esempio che per certi servizi non è prevista nemmeno la possibilità di cancellazione.

Se Google vorrà cambiare il Google Reader per obbligarmi a condividere qualcosa di quello che leggo quotidianamente, ciao ciao anche a quello. E via così.

Ho lottato e vinto quando Microsoft voleva possedere dal pc alla lavastoviglie con i suoi programmi e sistemi operativi, sono sicuro che vincerò anche questa.

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