Alessandro Ronchi

Matteoli

Santa Sofia: no all’inceneritore di pollina

Sull’inceneritore di pollina che si doveva costruire a Santa Sofia si è detto molto e spero si sia all’epilogo della vicenda, con la bocciatura da parte del Comune giustificata per la mancanza di risposte alla richiesta di garanzia della salute pubblica.

Trovo però un po’ triste la fila che si è creata per arrogarsi il merito di questa scelta.
In questo caso i cittadini, il comitato, tutte le forze politiche (alcune prima di altre) hanno espresso in tempi diversi il loro parere negativo, e per fortuna la politica ha avuto il sopravvento rispetto agli interessi particolari. Ora si discuterà del problema dello smaltimento della pollina, speriamo in un clima più sereno e tenendo in considerazione tutte le alternative.

Mi auguro, inoltre, che il risveglio tardivo di alcune forze politiche su questi temi non si annulli e si continui a percorrere la strada della logica, verso uno smaltimento dei rifiuti che mette in primo piano la salute dei cittadini ed evita lo spreco di materia e materiali, di territorio e di aria pulita.

E’ necessario inoltre specificare che è assolutamente falso che la considerazione della pollina come biomassa e fonte rinnovabile sia opera del Ministro Pecoraro Scanio, come espresso invece in una dichiarazione di un noto politico locale in questi giorni.

La definizione di biomassa viene dalla comunità europea ed in Italia è stata recepita con il tristemente famoso Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 denominato “Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità”.
Leggendo attentamente la data si comprende infatti che si sta parlando del periodo di governo di Berlusconi e del Ministro dell’Ambiente di AN Altero Matteoli, lo stesso nel quale si è deciso di dare i Cip6 a queste fonti di energia, includendo anche l’incenerimento dei rifiuti (e della pollina)

Sarebbe bene che chi ha straparlato in questi giorni, visto che oggi ne ha l’opportunità, cambi la normativa nazionale che premia chi fa respirare i residui della combustione ai cittadini.

Purtroppo gli stessi che oggi urlano per accaparrarsi le grazie dei cittadini locali sono i referenti di partiti hanno appena deciso di rinviare le riduzioni alle emissioni di CO2 al 2050, segno evidente dell’interesse che hanno rispetto al futuro di questo pianeta.

1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a) fonti energetiche rinnovabili o fonti rinnovabili: le fonti energetiche rinnovabili non fossili (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas). In particolare, per biomasse si intende: la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonche’ la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani;

Inceneritori: è necessario difendere le sacrosante battaglie

Mentre nelle puntate sugli omicidi italiani più famosi si invitano criminologi ed esperti di polizia scientifica, sulla raccolta dei rifiuti si chiamano a parlare Matteoli, Casini, Di Pietro e Nicolais. Una trasmissione d’informazione all’italiana, nel quale nessuno dava voce ai tecnici indipendenti o politici di opinione diversa, che dichiarino quanto inceneritori e discariche siano pericolose per la salute.

Matteoli è arrivato a dire di aver toccato, forse con un brivido di eccitazione, il fumo dell’inceneritore di Brescia, giurando di aver trovato le sue mani pulite.
Una tristezza infinita.

La proposta di questi saggi è la solita: la soluzione sta inceneritori e nelle discariche, qualche scelta contro la volontà dei cittadini bisogna prendersela responsabilmente. La raccolta differenziata viene citata così, ogni tanto, giusto per pulirsi la bocca dalla diossina. Si sente anche nell’intonazione che sotto sotto si ride: raccolta differenziata seria ed inceneritori sono in contrasto, loro lo sanno bene, così si fanno solo differenziate fasulle, che selezionano solo i rifiuti per gli inceneritori.

Di Pietro ha dichiarato ancora una volta la sua opinione favorevole agli inceneritori, in contrasto con quanto detto qualche mese fa (che a sua volta era in contrasto con tutti i voti precedenti). Si è spinto oltre: ha dichiarato che VALUTERA’ COSA VOTARE SULLA SFIDUCIA AL MINISTRO PECORARO SCANIO, proposta dal centro-destra. Magari avesse avuto lo stesso coraggio nei confronti di Grillo, che su questo tema dice le stesse cose dei Verdi e di Pecoraro.

La camorra non esiste più, le ecoballe neppure, la responsabilità oggi sta in chi propone alternative alle richieste di Confindustria e dei suoi potenti soci. I media banchettano già sul cadavere dei Verdi, strizzando l’occhiolino ai poteri forti che ne detengono le proprietà.

Sinceramente non sono stupito del fatto che il centro-destra cerchi di elevare lo scontro politico proprio come fanno Casini e Matteoli, con l’occhiolino consenziente di Nicolais e Di Pietro, che come su molte altre questioni sono d’accordo con chi ha preso i voti con un programma elettorale opposto al loro.

Ora però bisogna che tutti coloro che conoscono la verità facciano la loro parte.

Bisogna difendere le battaglie sacrosante contro impianti pericolosi, alcuni dei quali sono stati bloccati dalla magistratura.

E’ necessario difendere le popolazioni che hanno morti in casa a causa degli impianti che polverizzano gli inquinanti e li rendono invisibili sia all’occhio nudo sia a quello degli enti competenti spesso poco vigili.

E’ necessario difendere chi ha condotto finora questa battaglia, a volte in solitudine, attaccato dalle stesse persone che avrebbero potuto semplificare il conseguimento di quegli obiettivi che erano condivisi.

E più che mai sarà utile segnarsi in un foglio a due colonne chi oggi subisce gli attacchi per la sua contrarietà agli inceneritori e chi invece accusa gli altri di essere contrari alla loro costruzione, strumentalizzando un disastro di enormi proporzioni come fanno i peggiori sciacalli.

Così, magari, domani decideremo di non affidare la nostra vita a chi oggi la minaccia per l’unico fine che sembra conoscere: il denaro.

Clima: Matteoli, Accordo di Kyoto non basta, fare di più

E fin qui siamo tutti d’accordo. Certo che se almeno venisse ratificato questo protocollo da parte degli Stati Uniti, che impone solamente una riduzione del 6% delle emissioni e che quindi è inadeguato ed insufficiente (ma è sempre un primo passo), allora potrebbe partire almeno questo progetto.
Ricordo che il protocollo di Kyoto per andare in porto dev’essere ratificato da un insieme di paesi che coprano almeno il 55% delle emissioni attuali, e che Stati Uniti e Russia non hanno ancora accettato (se uno qualsiasi dei due firmasse, il progetto potrebbe partire).
Quindi la notizia del progetto portato avanti dal nostro ministro dell’ambiente mi può stare anche bene, ma prima di pensare a nuovi finanziamenti si potrebbe cercare un accordo per portare a termine quelli precedenti.
Oltre a questo problema, bisognerà vedere su quali ambiti andranno a finire i finanziamenti di 30 milioni di euro previsti per questo progetto a due mani, e mi piacerebbe sapere perché Italia e Stati Uniti prendano strade diverse da quelle degli accordi internazionali già stabiliti ed in itinere per portare avanti le soluzioni ambientali.

Ecco la notizia Ansa:

(ANSA) – SACRAMENTO (CALIFORNIA) – Il protocollo di Kyoto non basta piu’. Per proteggere il clima ”diventa indispensabile definire una strategia e attuare misure con orizzonti ed effetti molto piu’ significativi di quelli definiti dal Protocollo” A lanciare una nuova sfida anti-emissioni nocive e’ il ministro dell’ambiente Altero Matteoli giunto a Sacramento in California per firmare un accordo di partnership con il governo statunitense in funzione della ricerca e dell’attuazione di nuove tecnologie per affrontare i cambiamenti climatici. Un accordo che si inserisce nell’ambito della due giorni di workshop che mettera’ a confronto le aziende statunitesni e italiane e che si e’ aperto oggi nella citta’ californiana. Se venisse confermato il trend attuale, entro il 2030 la domanda di energia aumentera’ piu’ del 50% e le relative emissioni di Co2 cresceranno piu’ del 60% rispetto ai livelli attuali a causa dell’incremento degli usi energetici dei combustibili fossili soprattutto nelle economie emergenti di Cina, India e altri Paesi in via di sviluppo con rischi per gli equilibri climatici. Proprio ”per garantire la stabilizzazione della concentrazione di Co2 a livelli di sicurezza entro la fine del secolo – ha detto Matteoli – gli scenari internazionali prevedono che sara’ necessario avviare, in un periodo compreso tra il 2020 e il 2050, una riduzione globale delle emissioni pari ad almeno il 50-60 per cento rispetto ai livelli del ’90”. Una percentuale che supera di gran lunga l’attuale 5,2% previsto dal protocollo di Kyoto solo per i Paesi maggiormente sviluppati. Ecco perche’, secondo il ministro, ”a cominciare dal 2020 la risposta alla domanda di energia dovra’ essere basata anche su un impiego sempre piu’ diffuso delle fonti rinnovabili, delle tecnologie collegate all’utilizzo dell’idrogeno e delle celle a combustibile, delle tecnologie ‘pulite’ e ad alta efficienza per l’impiego dei combustibili fossili e delle tecnologie per la ‘sequestration’ del carbonio”. In particolare, secondo il piano del ministero dell’ambiente, saranno necessari uno sforzo straordinario di ricerca e innovazione nel senso, ha spiegato Matteoli ”di un vero e proprio shock” tecnologico per rendere economicamente conveniente l’utilizzo di nuove fonti energetiche ‘pulite’ e sicure e, contemporaneamente, favorire la diversificazione dell’offerta rispetto ai combustibili fossili”. Accanto a questo, indispensabile un impegno generalizzato di tutti i Paesi, sviluppati e in via di sviluppo, al fine di ridurre le emissioni e giungere a una stabilizzazione della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera. Terreno comune di questa sfida e’ la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici sottoscritta a Rio ’92 che gli Usa ”non hanno mai rinnegato”, sottolinea il ministro Matteoli. Convenzione e ‘ponte’ della cooperazione tecnologica costituiscono in sostanza la base per costruire ”un nuovo partenariato tra Unione Europea e Usa sui cambiamenti climatici”. In tal senso il programma di cooperazione tecnologica e scientifica Italia-Usa rappresenta il primo mattone di questo nuovo impegno internazionale che non e’ alternativo a Kyoto ma va oltre quel protocollo. ”Questa riunione bilaterale – ha spiegato Matteoli – rappresenta in modo concreto la volonta’ dell’Italia e degli Usa di dare attuazione alla visione comune dei presidenti Bush e Berlusconi contenuta nella dichiarazione del luglio 2001, che impegna i nostri due Paesi a lavorare insieme sia per rafforzare la ricerca sui cambiamenti climatici sia per sviluppare tecnologie a basse emissioni”. A rispondere a queste esigenze diverse aziende italiane sbarcate in California per confrontarsi con i partner statunitensi. Cattura di Co2, celle a combustibile e micro turbine, produzione di idrogeno energie rinnovabili ed efficienza energetica i macro-argomenti sui quali verte il workshop di Sacramento al quale porteranno il loro contributo tra gli altri, Eni, Enel, Fiat, Enea, Politecnico di Milano, Ansaldo, Solvay. Ma per lanciare questa iniziativa globale Governi-imprese, e’ necessario, ha spiegato Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’Ambiente e responsabile tecnico dei negoziati con gli Usa, garantire un sistema in grado di dare priorita- ai finanziamenti sulla ricerca tecnologica; di realizzare un quadro di standard internazionali per codificare i vantaggi ambientali ed energetici delle diverse opzioni; riorientare i fondi per il sostegno di questi progetti; introdurre il ‘free-trade’, ovvero il libero commercio delle tecnologie energetiche. Il tutto secondo una prospettiva che abolisca la logica fondata su obblighi e sanzioni, il command and control, e invece abbia come punto di riferimento accordi commerciali comuni”. (ANSA). GU

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