Sul protocollo di Kyoto il Governo gioca con i numeri

Abbiamo sentito ai telegiornali le dichiarazioni del Governo sui presunti costi della riduzione della CO2 che l’Unione europea si è data come obiettivo.
All’Italia costerà 180 miliardi di euro!
Peccato che sia falso.

Monica Frassoni:

. Lo scenario di costi invece più probabile è quello che prevede un costo pari allo 0,58% del Pil europeo (91 miliardi al 2020) e per l’Italia lo 0,49% del Pil (cioè 8 miliardi): ma bisogna tenere conto anche dei risparmi nella bolletta energetica (50 miliardi a livello europeo) e per la riduzione dell’inquinamento (10 miliardi a livello europeo). Per l’Italia vuole dire che i costi passano da 8 miliardi a 2,7 miliardi.

La crisi finanziaria non dovrebbe essere la scusa per rimandare una ristrutturazione dell’economia su base economicamente ed ambientalmente sostenibile, ma un motivo in più affinché la crescita speculativa, la continua cementificazione, lo spreco di risorse vengano ridotte ad un limite accettabile per le nostre tasche ed il nostro Pianeta.

Comunicato stampa sul voto della commissione ambiente UE sulla direttiva rifiuti

Del tentativo (riuscito) di riclassificare l’incenerimento come forma di recupero dei rifiuti ne avevo già parlato in un precedente articolo.
Pubblico qui il comunicato stampa di Roberto Musacchio e Monica Frassoni, eurodeputati di “La Sinistra / L’Arcobaleno”, sul risultato dei voti in commissione Ambiente del PE sulla Direttiva Rifiuti.

“RIFIUTI: grazie alla nostra iniziativa, confermate col voto di oggi le priorità della riduzione e del riciclaggio”

Bruxelles, 08/04/08,
“Grazie anche alla nostra iniziativa, sono stati confermati e rafforzati i punti cardine della politica europea per i rifiuti. Rispetto ai peggioramenti introdotti dal Consiglio al testo votato in prima lettura dall’Europarlamento ci sono significative correzioni: 1) viene riconfermata con chiarezza la gerarchia nella politica dei rifiuti a partire dalla loro riduzione e riciclaggio; 2) vengono inseriti obiettivi di riduzione e di riciclaggio il quale arriva al 50% dei domestici e al 70% di quelli delle costruzioni e degli industriali; 3) vengono inseriti i rifiuti industriali tra quelli per cui valgono le regole della direttiva.

Non è positivo, e perciò ci siamo astenuti nel voto finale, che si inserisca l’incenerimento tra le altre pratiche di recupero, anche se subordinato a una formula di rendimento energetico, meccanismo che peraltro, su nostra richiesta, dovrà essere verificato nel tempo. Ricordiamo però che il recupero energetico può esserci solo dopo il riciclaggio e solo come una delle tante forme di recupero, non rappresenta produzione di energia rinnovabile (se non per la parte biodegradabile) e non è economicamente incentivabile”.

Petizione sulla interoperabilità del software al Parlamento Europeo

Il Gruppo Verdi/Ale nel Parlamento Europeo ha sostiene la petizione Open Parliament. Monica Frassoni: “Chiediamo la fine del monopolio di Microsoft nelle istituzioni europee”.

“E’ tempo che il Parlamento europeo pratichi ciò che predica, per questo sosteniamo con convinzione la petizione per il Parlamento “aperto”. Nella situazione attuale il monopolio di fatto di Microsoft ha un impatto negativo su democrazia e partecipazione, sull’innovazione e sulla competitività. Come Verdi respingiamo l’idea che i cittadini debbano utilizzare per forza i prodotti di una sola società quando vogliono comunicare con i loro rappresentanti al Parlamento europeo.

Chiediamo quindi che le istituzioni europee, in particolare il Parlamento, rendano i propri sistemi interoperabili anche con piattaforme diverse da quella di Microsoft. Proprio perché apprezziamo gli interventi della Commissione contro gli abusi da posizione dominante dell’azienda di Seattle, crediamo che le istituzione europee debbano dare per prime l’esempio con appalti più in linea con questi principi.”

Italia: fanalino di coda nel rispetto della normativa ambientale UE

Verdi/ALE al Parlamento europeo
Comunicato Stampa – Bruxelles, 15 luglio 2004
Italia: fanalino di coda nel rispetto della normativa ambientale UE
È di oggi la notizia che la Commissione europea sta portando avanti diversi procedimenti di infrazione nei confronti dell’Italia.
Nello specifico, all’Italia si contestano 28 casi di mancato recepimento della normativa ambientale UE.
La Commissione ha deciso di deferire l’Italia alla Corte europea di giustizia per una serie di infrazioni legate alle discariche industriali e allo smaltimento dei rifiuti, all’assenza di valutazioni di impatto ambientale e all’inosservanza delle nuove norme sui carburanti. L’Italia ha anche violato altre importanti norme dell’UE finalizzate alla protezione dell’ambiente, come le direttive sulla qualità dell’aria e dell’acqua, sulla protezione dello strato di ozono, sul mutamento climatico e sull’inquinamento da fonti industriali.
Monica Frassoni, Presidente del Gruppo Verdi/ALE al Parlamento europeo, ha così commentato la notizia:
“È triste constatare che il nostro Paese è tra quelli col maggior numero di procedure d’infrazioni aperte in materia ambientale. Purtroppo possiamo continuare a parlare di un “caso Italia” a livello di Unione europea ed i cittadini italiani ormai sono cittadini europei di serie B per quanto riguarda l’ambiente in cui vivono.
“Il Governo Berlusconi persiste impunemente in una situazione di illegalità e anzi agisce a livello legislativo per indebolire il già fragile sistema giuridico di protezione dell’ambiente in Italia. Il fatto che dei 43 avvertimenti lanciati oggi dalla Commissione, ben 28 riguardino l’Italia, dimostra che nel nostro Paese c’è un reale problema di carattere strutturale per quanto concerne la legislazione ambientale.”

“Nella legislatura che sta per cominciare continuerò a battermi al Parlamento europeo affinché il diritto alla salute e ad una buona qualità di vita dei cittadini italiani, come sancito dai trattati europei, sia tutelato come quello degli altri cittadini europei.”
Nota per l’editore:
La procedura di infrazione comunitaria: L’articolo 226 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di avviare un’azione legale nei confronti di uno Stato membro che non adempie ai propri obblighi. Se la Commissione ritiene che vi possa essere un’infrazione rispetto al diritto comunitario che giustifica l’apertura della procedura di infrazione, essa invia una “lettera di costituzione in mora” (o primo ammonimento scritto) allo Stato membro interessato, intimandogli di presentarle le proprie osservazioni entro un determinato termine, di solito fissato a due mesi.

Alla luce della risposta o mancata risposta dallo Stato membro interessato, la Commissione può decidere di inviare un “parere motivato” (o “secondo ammonimento scritto” o “ammonimento scritto finale”) allo Stato membro, in cui illustra in modo chiaro e univoco i motivi per cui ritiene che sussista una violazione del diritto comunitario e lo sollecita a conformarsi entro un determinato termine (di solito due mesi).

Se lo Stato membro non si conforma al parere motivato, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia delle Comunità europee. L’articolo 228 del trattato conferisce alla Commissione il potere di agire contro uno Stato membro che non si sia conformato ad una precedente sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee. Sempre a norma dell’articolo 228, la Commissione può chiedere alla Corte di infliggere sanzioni pecuniarie allo Stato membro interessato.

Monica Frassoni
Deputata al Parlamento Europeo
Presidente Gruppo dei Verdi/ALE
Bureau ASP 8G202
Parlamento Europeo, Rue Wiertz
B-1047 Bruxelles
Tel. +32 2 2847932, Fax +32 2 2849932
(Strasburgo) Tel. +33 3 88177932, Fax. +33 3 88179932