Software libero in Provincia: si risparmieranno 200’000€

Software Libero in Provincia - Con OpenOffice.org si risparmieranno dai 200′000€ ai 250′000€Riporto l’articolo uscito sul Resto del Carlino di Lunedì (cliccate sull’immagine per leggerlo), che parla della sperimentazione sul software libero in Provincia e sul progetto di adottare OpenOffice.org in quasi tutte le postazioni, con un risparmio preventivato che va dai 200’000€ ai 250’000€

In questi giorni ho presentato un ordine del giorno da discutere in Consiglio Comunale sul software libero, appena avrò un minuto lo pubblicherò con un commento.

Che cos’è il software libero

Il software libero (a volte chiamato con il termine inglese Open Source, anche se non sono esattamente sinonimi) è una novità nel campo dello sviluppo dei programmi per computer e del lavoro nel campo della produzione di beni immateriali. Una novità che viene introdotta gradualmente nelle aziende e nelle amministrazioni d’Italia e del Mondo già da qualche anno, ma che solo ultimamente sta riscuotendo la giusta attenzione anche dai non addetti ai lavori.
L’innovazione che porta deriva dalla licenza d’uso che accompagna qualsiasi applicativo che possa definirsi software libero, la General Public License (GPL). Questa licenza d’uso permette la copia e la distribuzione dei sorgenti del programma, che sono il “metodo” con il quale il programma è ottenuto.

Da questa licenza derivano queste immediate conseguenze:
1.Chiunque può modificare un software esistente distribuito con la licenza GPL, e ridistribuirlo anche a pagamento, purché fornisca a sua volta i sorgenti del suo lavoro
2.Chiunque può ridistribuire il software, sia gratuitamente che a pagamento, anche se non ne detiene il Copyright. Il cliente, pertanto, può diventare a sua volta produttore e rivenditore.
Tutto questo, che all’apparenza può sembrare uno svantaggio per lo sviluppatore, che di fatto “dona” il suo lavoro e ne permette la distribuzione gratuita, porta al proprietario del software diversi vantaggi:
1.L’aiuto di altre persone, che avendo a disposizione i sorgenti modificano, aggiornano e migliorano il prodotto iniziale. Queste modifiche sono obbligatoriamente rilasciate con la stessa licenza del prodotto iniziale, ed il primo programmatore gode di tutte le successive modifiche da parte di altri, gratuitamente. Il software ha così uno sviluppo “comunitario”: tutti lavorano assieme per migliorare e creare qualcosa di nuovo.
2.L’avere a disposizione il sorgente porta maggiore sicurezza, perché i problemi sono riconosciuti molto più velocemente. Spesso, quindi, il software libero è più sicuro di quello proprietario (questo termine indica tutto il software non libero).
Dalle “Linee guida del Governo per lo sviluppo della Società dell’ Informazione nella legislatura”:

« I prodotti open source (per caratteristiche intrinseche derivanti dalle stesse modalità di sviluppo e di evoluzione) determinano vantaggi in termini di: contenimento dei prezzi, trasparenza (e quindi sicurezza) , non dipendenza da un singolo fornitore, elevata riusabilità , accessibilità per le piccole realtà di sviluppo (economie locali) .» (1)

L’esempio più famoso di software libero è il sistema operativo Linux, che sta raggiungendo sempre maggiore successo in tutto il mondo. Molte nazioni, nel mondo, stanno programmando il passaggio negli uffici da sistemi Windows a Linux, grazie ai numerosi vantaggi che esso porta.

Grandi aziende multinazionali come IBM, SUN, APPLE, HP e altre ancora stanno investendo milioni di dollari in tecnologie basate sul software libero, consapevoli del ritorno economico in termini di vendita dell’hardware e dei servizi che ne derivano.

Moltissime piccole e medie aziende e cooperative sono nate per vendere servizi e personalizzazioni basate sul software libero. Grazie alla disponibilità dei sorgenti chiunque può basare il proprio business ed offrire servizi, anche in competizione con le grosse multinazionali, che non riescono a coprire tutte le esigenze a basso livello. Questo aspetto positivo è un grosso vantaggio per l’economia locale e le piccole e medie aziende di una realtà provinciale: grazie alla domanda di software libero, si favorisce la nascita di un’offerta locale che sposta completamente il ruolo dei consulenti informatici da semplici rivenditori di prodotti esteri a produttori essi stessi di soluzioni. Soluzioni informatiche che forniscono un grado di soddisfazione del cliente maggiore, grazie all’estrema flessibilità ed adattabilità, nonché vicinanza anche geografica con la domanda. La scelta dell’uso e di acquisto di software libero, quindi, è anche una scelta che favorisce un’economia locale rispetto all’importazione, con una conseguente diminuzione dei costi.
Se da un lato le soluzioni Open Source valorizzano il lavoro locale, dall’altro la possibilità di trasferire i beni immateriali prodotti da una parte all’altra del mondo con spese molto inferiori al valore tramite le reti informatiche rende possibile uno scambio di conoscenze e di lavoro veramente globale. Il lavoro prodotto è di proprietà di tutti, le competenze di ognuno sono a disposizione per risolvere nuovi problemi e necessità. Il business delle aziende legate a questi sistemi, quindi, si sposta dalla vendita di un prodotto all’assistenza per le eventuali personalizzazioni. Un modo diverso di pensare al lavoro che mette sullo stesso piano di fronte al cliente multinazionali del software e liberi professionisti che lavorano come singoli consulenti.

Il software libero viene fornito senza costi di licenza, ed il costo totale di un laboratorio o di un ufficio amministrativo con utilizzo di software libero è di gran lunga minore se confrontato con l’utilizzo di software proprietario. Molto semplicemente, moltissime aziende stanno introducendo Openoffice.org∞ al posto del più costoso Microsoft Office.

Il passaggio può essere svolto anche in maniera graduale, grazie all’interoperabilità delle soluzioni open source.

Una realtà che preveda l’utilizzo di software libero non dipende da un solo fornitore, ed è libera di scegliere l’offerta migliore in ogni occasione. Attualmente accade il contrario, ed i fornitori tendono a legare le aziende ai loro programmi, impedendone l’abbandono ed aumentandone spesso i costi.
Per chi volesse utilizzare software libero, può rivolgersi all’associazione culturale FOLUG (http://www.folug.org) che aiuta gratuitamente gli interessati ad avvicinarsi alle risorse disponibili e riunisce tra i soci molti dei professionisti che lavorano con il software libero tutti i giorni.

PA Italiana costretta all’open source

E’ fresco l’articolo di Punto-informatico, che titola “PA Italiana costretta all’open source”.

http://punto-informatico.it/p.asp?i=45193

Mi sento in dovere di commentare questo titolo, che sicuramente è una scelta inappropriata rispetto alla notizia che contiene. Il Ministro Stanca, a seguito della conclusione del lavoro di analisi sul software libero, ha dichiarato che sarà obbligatorio per le pubbliche amministrazioni distribuire i documenti almeno in un formato aperto (che tecnicamente significa dalle specifiche disponibili, ed in pratica significa che si possa aprire con i programmi sceglie l’utente, e non quello che sceglie l’amministrazione). Sull’adozione del software libero, le pubbliche amministrazioni avranno libera scelta, che effettueranno controllando vantaggi e svantaggi di soluzioni libere e soluzioni proprietarie.
Questo passo è molto importante, e da sottolineare. Probabilmente l’autore ricordava le polemiche scaturite a seguito dell’idea del Senatore Cortiana, che aveva presentato una proposta di legge che obbligasse le PA ad utilizzare il sofware libero, nel caso in cui questo fosse stato disponibile.

In conclusione, appare chiaro che la proposta della commissione, come abbiamo già scritto sul ilFioreDelCactus, sia un grosso passo avanti per le libertà dell’utente: nessuna costrizione, nessun obbligo, vantaggi per l’utente e le stesse amministrazioni.

Come già avevo scritto e consigliato con una lettera al Senatore Cortiana, l’uso obbligato di formati aperti in un primo tempo slega i cittadini dall’acquisto dei software necessari alla lettura dei documenti delle pubbliche amministrazioni e, cosa ancora più importante, libera le stesse amministrazioni dalla catena dell'”acquisto_per_comunicazione”.
Per essere più chiaro, farò un esempio: se il Comune di Forlì adotta MS Office 2003, il Liceo di Forlì deve acquistare Office 2003 (anche se possiede una licenza di Office 2000), perché altrimenti non riuscirà a leggere le missive del suo comune. Obbligando il comune ad utilizzare formati come l’rtf, l’xml, l’html, il liceo avrà la possibilità di aprire il documento anche senza aggiornare o acquistare nuovo sofware, con un risparmio immediato per lo stato.

Ma questo processo, che inizia con lo stop agli aggiornamenti forsennati, non può che portare all’acquisizione, per comodità, di programmi che utilizzino principalmente formati aperti: Openoffice.org, ad esempio, potrà essere utilizzato già subito in sostituzione di altri applicativi d’ufficio, perché svolge egregiamente il compito di apertura e salvataggio di formati aperti.

Se l’unico vincolo a questi programmi erano per esempio le macro di word, essendo scritte in formati proprietari, ora le PA non potranno più utilizzare le macro (o almeno affiancare a questi documenti, analoghi scritti in altri formati aperti), e così spariranno gli ostacoli che ci hanno impedito di fare le nostre scelte in libertà per quanto riguarda il software.

Una bacchettata a Punto Informatico: va bene utilizzare un titolone per dare risalto alla testata, ma travisare il contenuto degli articoli e delle notizie non è bello e causa inutili incomprensioni