I quotidiani vendono meno. L’informazione è ancora viva?

Gilioli pubblica una interessante tabella che mostra pesanti segni meno sulle vendite di quasi tutti i quotidiani nazionali. Ci sono un paio di considerazioni da fare. Primo, che l’agosto 2008 è stato successivo al periodo delle elezioni politiche, che hanno saturato la voglia di sentire parlare di politica e di approfondimenti.
Secondo, è probabilmente vero che oggi la gente legge di più in rete e quindi smette di acquistare i quotidiani, ma prima di esultare bisognerebbe capire se nel passaggio la qualità dell’informazione recepita aumenta o diminuisce.
In rete si ha estrema libertà di scelta, si possono approfondire i temi preferiti, leggere intere enciclopedie su un singolo problema. La mia impressione, però, è che in rete la capacità di attenzione diminuisce drasticamente a causa delle modalità di fruizione (in ufficio, tra una email e l’altra…).

A questo punto dell’articolo il 90% dei lettori avrà già smesso di leggermi. Fosse stato in una colonna di un quotidiano, probabilmente la percentuale sarebbe stata maggiore.

In rete quindi passa di più il messaggio immediato, dalle due alle quattro righe, ed è anche per questo che i quotidiani online mettono pochissimi caratteri in prima pagina per ogni articolo, molti meno rispetto alle versioni cartacee.

Se un argomento è difficile, anche se interessante, spesso in rete lo si inserisce nei segnalibri e si rimanda – spesso all’infinito – la lettura.

Forse il cambio degli strumenti con i quali leggeremo le pagine web in futuro modificherà ancora questi comportamenti, e gli ebook reader sapranno coniugare le comodità ed i pregi di entrambi i media informativi.

In questo contesto bisogna anche aggiungere una riflessione sui contributi all’editoria. Oggi vengono pagati in forma di rimborso spese (ad esempio sulle spese della carta), mentre penso si dovrebbero applicare come detassazione dei contributi per i giornalisti che ci lavorano.

I contributi così come sono oggi incentivano anche l’abbattimento di alberi per le copie invendute, mentre la produzione di informazione è indipendente dalla produzione di carta: se pensiamo che il giornalismo d’inchiesta o quello di approfondimento debba per forza passare per il volontariato, dovremo abituarci a vedere sempre meno informazione di qualità (anche per il rischio sempre maggiore per gli informatori volontari di subire perquisizioni, querele e denunce per stampa clandestina).

L’ultima riga la dedico a Grillo. Dopo la sua battaglia per il Parlamento Pulito ha raddoppiato il numero di inquisiti in Parlamento, dopo quella sulla casta dei giornalisti gli incentivi sono stati ridotti e gli unici a rischiare la chiusura sono i piccoli quotidiani, slegati dai grandi poteri economici.

Dobbiamo esultare del risultato? Il futuro migliore passa da una informazione sostenuta dai grandi gruppi industriali, piegata dalla pubblicità?

Parlamento Pulito? Pare proprio di no

Prima che Grillo portasse all’attenzione la richiesta di evitare condannati, indagati, prescritti, ecc. in Parlamento erano 25, oggi sono 70.

Obiettivo raggiunto?

A Torino ha festeggiato col gesto dell’ombrello la scomparsa di alcuni partiti dal panorama nazionale. Peccato si sia dimenticato di dire che sono scomparsi 3 partiti dei 4 che avevano liste pulite, per lasciare ancora più posto alle liste con più condannati in assoluto.

Avesse sparato un po’ meno a caso, forse avremmo un Parlamento un tantino migliore, oggi.

Dubbi sul prossimo onorevoli wanted: rischia di promuovere liste non pulite

Premesso che ho sempre sostenuto questa iniziativa, anche distribuendo in prima persona i volantini, e che penso di dare il mio contributo per distribuire i prossimi, mi chiedo come verrà compilata la prossima lista.

Alcuni partiti (A) si presenterano agli elettori con la promessa di sciogliere il gruppo parlamentare ed il partito il giorno dopo, per confluire su altri partiti e gruppi consiliari (B)
Se A è pulito, cioè senza condannati, ma B ne è pieno, A sarà presente nella lista dei partiti puliti?

Così facendo si potrebbero creare delle sottoliste pulite di partiti non trasparenti, che raccolgano il voto di chi vuole un parlamento pulito per poi consegnarlo al gruppo che complessivamente non lo è.

E’, a mio parere, piuttosto importante e non fantascientifico, visto che ci troviamo proprio in questa situazione.

Chi voterà Italia dei Valori o Radicali voterà questa volta anche il Partito Democratico, perché la condizione sine qua non per fare la coalizione con il PD è quella di sciogliere il partito ed il gruppo dopo le elezioni.

Lo stesso può capitare anche nel centro-destra, o nella Rosa Bianca + UDC. La Rosa Bianca è ad oggi “pulita”, ma l’UDC potrebbe presentare condannati. Se questi faranno un gruppo unico in Parlamento alla fine il gruppo non sarà pulito.

Cosa ne pensate?
Chi ha qualche contatto con chi redige il volantino, può inoltrare queste mie perplessità?