E’ morto Don Benzi

Ieri notte si è spento Don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Una brava persona, che incontrai poco meno di dieci anni fa in una discoteca al mare. Cercava di capire, vivendola direttamente, la realtà, per poter dare il suo contributo a migliorarla.
Così faceva anche con le prostitute che lo incontravano per strada, e che grazie a questo incontro fortunato hanno riottenuto la propria libertà.
Non è da tutti, cercare di approfondire i problemi per proporre soluzioni che non siano lontane dall’applicabilità.
Grazie Oreste.

Emerge sempre il peggio

Finché le sciocchezze come quella di Storace otterranno l’attenzione dei media e del pubblico chi ci rappresenta sarà stimolato a spararle sempre più grosse.
Grazie a Matrix scopro che il blog di Storace ha avuto migliaia di visite, proprio in questi giorni.
Così ho deciso che d’ora in avanti cercherò di stare più attento e restistere al tentativo di commentare le uscite più stupide, studiate a tavolino perché se ne parli.

Gli utenti Fastweb non vogliono Valentino Rossi

Se fosse vera questa notizia , sarebbe a mio parere una bella cosa: un testimonial perde credibilità se viene accusato di evadere le tasse. Rossi dovrebbe e potrebbe essere il primo esempio di come per motivi etici un esempio che traina un prodotto pubblicizzato può smettere di essere positivo.
Se le accuse nei suoi confronti risultassero fondate ed il conseguente boicottaggio fosse fatto in maniera massiccia finalmente si colpirebbe al cuore il problema.

to break eggs in the basket

Non mi stupisce il fatto che Di Pietro non conosca l’inglese, non ne ha mai avuto la necessità e non penso si debba fargliene una colpa. La cosa buffa della storia delle traduzioni sul suo blog è che un Ministro della nostra Repubblica abbia una persona così poco professionale ad occuparsi delle sue traduzioni, di fatto non obbligatorie, che conosce così poco il suo mestiere da dover ricorrere agli strumenti per le lingue di google.

La versione del testo tradotto automaticamente dall’utile quanto stupido strumento di google e quella finita sul suo blog sono quasi coincidenti, e questo lascia pensare che ci sia stato solo un minimo intervento umano nella traduzione.

Sarebbe interessante sapere chi segue per lui questo aspetto della sua comunicazione e quale è stato il criterio di valutazione che ha portato alla sua scelta.

Il problema di questa storia non è tanto l’ennesima figura che facciamo nei confronti del resto del Mondo (dopo l’esempio del video pro-Italia in un inglese ridicolo di Rutelli che viene utilizzato intonso dai programmi satirici), ma il fatto che le persone in Italia non vengono assunte sulla base delle loro competenze.

Il caso di attualità dimostra che questo non avviene solo negli enti pubblici e nelle aziende partecipate, ma sempre più spesso anche nel privato, quando a rimetterci la faccia non è “solo” la collettività, ma lo stesso datore di lavoro.