Alessandro Ronchi

Pensieri

Mio nonno su History Channel

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Ieri sera, come avevo preannunciato, History Channel ha mandato in onda un servizio realizzato grazie al contributo di alcune riprese amatoriali inedite dei soccorsi della strage di Bologna del 2 Agosto 1980.
Questo video era già presente in rete, ma non ne ero a conoscenza e non lo avevo mai visto.
Capirete lo stupore di guardarlo per la prima volta e vedere ripreso più volte mio nonno, Ronchi Nello, mentre aiuta pompieri e medici. Così, ancora emozionato, credo valga la pena di raccontare una storia, quella della parte della strage vissuta dalla mia famiglia.

Io sono nato nel 12 Aprile dello stesso anno. Mio padre e mio nonno lavoravano per le poste italiane. Il primo a Modena, il secondo nella Stazione di Bologna. Come ogni mattina, il 2 Agosto 1980 mio padre e mio nonno salgono sul treno delle 05.10 del mattino e partono per Bologna, dove mio padre prenderà la coincidenza del treno per Milano. Così, alle 6 circa, i due si lasciano come al solito nel primo binario, quello che verrà sommerso dalle macerie più o meno 4 ore dopo.

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.

Mio nonno si trovò, quindi, sul luogo della strage prima di tutti gli altri mezzi di soccorso, assieme alle persone graziate dall’esplosione che si trovavano in stazione. Senza un graffio esterno, assiste alla scena che oggi, nonostante il distacco della televisione, fatichiamo a guardare nelle riprese.

Queste scene per un paio di anni lo cambieranno completamente, farà fatica a parlare ed a dormire, ed anche con il tempo non riuscirà più a raccontarle, tanto che le poche informazioni che ho le ho raccolte da mio padre, allora ventiduenne.

In quel momento, però, con il suo grembiule delle Poste, aiuta i soccorsi come fosse un pompiere.
Mio nonno è sempre stato così, ha sempre fatto quello che era da fare.

E poi la gente,
(perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.

Mio padre, ormai lontano da Bologna, non sapeva quello che era accaduto: senza cellulari e computer sulla scrivania le notizie più veloci vengono dalla televisione e dal passaparola. Quando dopo un tempo che sicuramente sarà stato infinito ha chiamato a casa non sapeva ancora nulla. Mia madre, senza dire una parola, sentendo la sua voce si è messa a piangere.
E lui, immediatamente terrorizzato, ha pensato che fosse accaduto qualcosa a suo figlio di tre mesi. Solo Gaetano, l’altro mio nonno, riuscì a spiegare quello che era successo ed il pianto di gioia provocato dal sentire di nuovo la sua voce.

Quello che la mattina pareva scontato e dovuto, ora era la più grande gioia del Mondo.
La mia famiglia, quindi, era stata incredibilmente graziata dalla strage.

Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.

In famiglia stiamo decidendo ancora come far sapere del video di History Channel a mio nonno e se mostrarglielo: come potrete immaginare anche dopo tanti anni la questione rimane ancora delicata.

Spesso guardiamo lontano, cercando modelli da imitare. A volte anche troppo, quando ci facciamo influenzare da persone che senza aver mai fatto fatica si trovano su tutte le prime pagine.

Io ho sempre avuto ammirazione per la mia famiglia: di mio padre ventenne che si svegliava alle 4 per andare a lavorare, di mia madre che lavorava e faceva la mamma di due figli, della mia bisnonna, giovane vedova di guerra, che faceva trenta chilometri al giorno di bicicletta per lavorare al sanatorio ora ospedale Pierantoni, del mio nonno che, costretto dalla morte del padre, lascia l’università di Venezia e torna a casa ad occuparsi della famiglia…

E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.

Così oggi mi alzo ogni mattina e qualsiasi sforzo faccia mi sento in debito, sperando di avere raccolto tra le tante combinazioni di geni un po’ di quel sangue onesto e lavoratore, del quale sono e sarò sempre fiero.

La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
(La storia siamo noi, Francesco De Gregori)

La Mele del peccato

Mele è un deputato dell’UDC che ha trascorso venerdì notte in una suite di un hotel di Roma con una squillo (o forse due) che si è sentita male si pensa a causa di un mix di cocaina ed alcol.
50 anni, moglie e tre figli, cofirmatario della proposta di legge sulla pubblicità dell’uso di stupefacenti da parte dei parlamentari, è noto per le sue “dichiarazioni sulla necessità di difendere «la nostra identità cristiana»“.
Curioso che il suo cognome sia il plurale del frutto rappresentativo del peccato originale.

Aggiornamento: Cesa accetta le sue dimissioni (dall’UDC, non da deputato) ed afferma che è dura la vita del parlamentare, spesso si è soli. Il caldo fa male.

Reset – Sul Nuovo spettacolo di Grillo

Giovedì scorso ho visto lo spettacolo di Beppe Grillo.
Alcune cose che dice le condivido. Le più importanti, come i 4-5 problemi da trattare con priorità (Acqua, Rifiuti, Energia, Trasporti e Connettività) sono gli stessi che seguo con più attenzione.

Credo che il lavoro di Grillo, ammirevole per i risultati che sta ottenendo con il suo blog che supera organi di informazione in quanto a popolarità, non sia tutto positivo. Il suo attacco indiscriminato alla politica tutta è rischioso, perché invece di essere un incentivo alla partecipazione spinge alla disaffezione. Il fatto è che le cose si possono fare, se si partecipa attivamente, anche all’interno dei partiti. I partiti sono dentro alle istituzioni ed una maggiore partecipazione potrebbe contribuire ad un cambiamento vero. Chi ne rimane fuori può “solo” votare, e non lavorare per la traduzione del voto in politiche concrete.

Un’altra critica che mi sento di rivolgere a Grillo è il suo rapporto con Di Pietro, non troppo trasparente. E’ giusto e legittimo che Grillo si schieri e sostenga questo o quel partito. Sarebbe meglio che lo facesse in maniera più limpida, dicendo magari quale partito o quali partiti sono quelli più vicini al suo modo di pensare.

Giovedì scorso ha:
– detto che il Governo è caduto per colpa di Andreotti, Pininfarina e Cossiga.
Loro sono senatori a vita, che non sono della maggioranza, quindi non fanno cadere nessun Governo, perché non è loro compito sostenerlo. Il Governo è caduto per altre responsabilità, a partire da chi ha tirato troppo la corda da un lato per arrivare a chi dall’altro ha deciso di romperla. Ma uno dei reali artefici di questa vicenda è il Senatore De Gregorio, eletto dall’Italia dei Valori. Questo senatore napoletano passato dal PSI a Forza Italia, dalla Democrazia Cristiana di Rotondi all’Italia dei Valori, è stato eletto nelle ultime politiche con i voti di Di Pietro dati a sostegno del centro-sinistra, per poi passare immediatamente all’opposizione. Voti ben spesi, non c’è che dire. Su di lui e di chi l’ha candidato nessun commento di Grillo.
– ha fatto pubblicità a Di Pietro che (consigliato da lui, a sua detta) ha aperto una sede del partito sul videogioco di Microsoft Second life.
– ha evitato di parlare di TAV e grandi infrastrutture, che sono sempre stati argomento importante dei suoi spettacoli. Probabilmente non più da quando Di Pietro è favorevole, in quanto Ministro delle Infrastrutture…

Durante la serata ha detto, inoltre, che da una tonnellata di rifiuti escono 2 tonnellate di gas e ceneri +30% di rifiuti speciali. Se fosse così Hera incenerirebbe oro, non rifiuti, sfruttando la triplicazione della materia.

Parla di nuova regolamentazione del diritto d’autore, di Creative Commons, di software libero, e poi affigge manifesti che vietano l’uso anche delle macchine fotografiche durante i suoi spettacoli, ed usa un servizio a pagamento con software proprietario per gestire i forum dei suoi meetup. Parla di Linux (probabilmente senza usarlo) e pubblicizza il videogioco di Microsoft Liden Lab, dove si potrà incontrare il suo personaggio virtuale.

E’ un comico, con i suoi pregi ed i suoi difetti. Il problema è che la gente lo ascolta come fosse un santone o un dittatore (lui ci scherza in maniera agghiacciante, urlando ogni tanto l'”Italiani!” di mussoliniana memoria). Smette di avere nei suoi confronti una mente critica, sostituendo una fede con un’altra, senza nessun vantaggio per l’informazione e per la politica intesa in senso buono.

Siate sempre critici, su tutto, cercate sempre un confronto nelle considerazione che decidete di assumere. Questo è il modo per capire le cose, e non farsi dire da qualcun altro cosa si deve o non si deve fare. Lo spazio per lavorare c’è, se solo capiamo che possiamo essere i principali attori del cambiamento, attraverso gli strumenti che ci sono già e quelli che si possono creare.

Wikipedia su Matarrese

Ogni tanto, ingenuamente, mi stupisco del Mondo in cui viviamo. Matarrese ha dichiarato, sull’onda dell’omicidio dell’agende di Polizia Racciti (per il quale lunedì in Consiglio Comunale abbiamo deciso di osservare un minuto di silenzio), «Il calcio non può chiudere, i morti sono parte del sistema».

Wikipedia, aggiornata quotidianamente, scrive:

Di recente è stato aspramente criticato per alcune affermazioni sull’omicidio Raciti. Infatti ha asserito che i morti a causa della violenza sportiva sono parte del sistema calcio. Tali affermazioni a detta di molti sono da considerare ciniche e lesive della memoria del poliziotto scomparso. Poco dopo in realtà egli stesso ha puntualizzato che l’affermazione sua precedente non fosse stata compresa in toto. Risulta comunque condannabile a priori una dichiarazione come quella sua affermata soprattutto perchè il contesto ed il momento storico vedono come anacronistico e danneggiante la sua figura.

Peraltro Matarrese è e continua ad essere un elemento disgregante nel mondo del calcio e dello sport tutto poichè appare visibile quanto nella sua storia egli stesso abbia male operato essendo stato accusato – e non a torto- colluso con la malavita barese.

Ecco, forse bisognerebbe partire con l’espellere figure come Matarrese, per ricominciare a vedere nel calcio ancora uno sport.

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