Alessandro Ronchi

prima casa

Tagliare la tasi serve a rilanciare l’economia?

A mio parere no. Sicuramente serve più a Renzi per raccogliere facile consenso in tutte le fasce sociali (specie le medio alte).

Per rilanciare l’edilizia si dovrebbero tagliare gli ostacoli all’acquisto dell’immobile,  o incentivare al massimo le ristrutturazioni ed il risanamento. Invece sappiamo che tra imposta di registro, iva, imposta catastale se ne va una bella fetta del costo della nuova casa. A volte sono un ostacolo all’acquisto.

Se poi si cerca di acquistare una seconda casa, il tutto diventa spesso insostenibile.

Quello che è chiaro è che con questa proposta di taglio della tasi si cerca di dare un beneficio anche alle classi sociali più alte, dal momento che al solito non si fa distinzione sul reale costo dell’immobile: con le esenzioni esistenti spesso chi ha una casa piccola o di valore basso già oggi è esente o paga poco.

Visto che si tratta di una tassa di proprietà perché non considerarne il valore e tassare in base a questo,  con fasce progressive come per l’irpef? Un proprietario di due monolocali da 80’000 euro dovrebbe pagare le stesse tasse, per proprietà ed acquisto,  di chi ne ha una da 160’000 euro. E dovrebbe pagare meno di chi ha una casa da 400’000.

Basterebbe sommare i valori catastali posseduti e tassare progressivamente su questi. Al limite mettendo la prima fascia ad aliquota zero per esentare chi ha meno.

La seconda casa non è sempre un bene di lusso: può essere un investimento per il figlio o una necessità di lavoro.

Inoltre chi ha un mutuo trentennale non è proprio completamente proprietario dell’immobile,  visto che ci grava sopra una ipoteca.  Ma paga le stesse tasse di chi ha già estinto qualsiasi debito per l’acquisto.

Detto questo,  Renzi aveva iniziato bene con gli 80 euro, che erano un modo per far respirare chi lavora in regola.
Io avrei continuato per quella strada, rendendo l’Italia competitiva sui costi del lavoro.

Bisogna rendere più facile lavorare e rispettare le norme, avere uno stipendio decente per vivere, invece di creare misure a pioggia che spesso sostengono chi lavora in nero e dichiara zero redditi.

L’idea di fare qualcosa per i bambini poveri è sempre bella, vista da lontano. Però poi in mancanza di veri controlli su chi sono veramente,  si metterà nel mucchio dei beneficiati anche il figlio non povero di un padre disonesto.

Non sarebbe meglio creare le condizioni per diminuire il numero di bimbi poveri, aiutando chi vuole impegnarsi a trovare un lavoro?

E di tutte le misure che si fanno, si calcolano anche i costi accessori della loro applicazione? Se per dare 100 euro se ne spendono 150 tra controlli e modifica dei sistemi informativi,  bandi e costi collaterali,  non sarebbe meglio trovare strumenti più efficienti tagliando magari dove c’è anche inefficienza?

Anche la semplificazione aiuta a premiare gli onesti, mentre chi lavora fuori dalle norme è premiato dalle vessazioni che colpiscono i suoi concorrenti.

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