Segretari vs Presidenti

Quello che sta accadendo in questi giorni nel PD mostra a mio parere che la scelta di candidare automaticamente il segretario eletto con le primarie come possibile presidente del Consiglio sia sbagliato.

I segretari dei partiti dovrebbero svolgere il loro ruolo in autonomia dal Governo, supportandolo nelle scelte che sono in linea con i principi del Partito, ed opponendosi alle scelte che non lo sono, perché frutto di compromessi. Un modo diverso per contrattare e bilanciare meglio i risultati dell’azione politica della maggioranza.

Il segretario dovrebbe fare il segretario ed il Presidente del Consiglio dovrebbe fare il Presidente del Consiglio. Lo stesso vale anche per il ruolo del Ministro ed il Segretario dei partiti minori, ed a livello cittadino con il Sindaco e gli assessori.

Il segretario potrà ricoprire in futuro lo stesso ruolo, ma non contemporaneamente alla sua carica politica primaria all’interno del Partito. Non per evitare di assumersi la responsabilità di quello che farà il Governo, perché attraverso i suoi voti ne sostiene la fiducia, ma per avere ruoli distinti, una cosa che giova ad entrambe le parti.

Ovviamente questo può funzionare se il segretario eletto avrà una forza adeguata, cosa che non è successa a mio parere con il ruolo di traghettatore e sostenitore delle larghe intese svolto da Epifani.

La società civile

Filippo Facci, su Il Post, scrive cose giuste:

Quello che pochi hanno il coraggio di dire, oggi, è che la società civile stringi stringi ha preso il potere. Resiste qualche dinosauro (innegabilmente) e resistono i post-comunisti e i post democristiani: la disputa, per il resto, è tra le diverse società civili che sono approdate alla politica nei vent’anni che ci separano dal 1994, cioè dalla morte ufficiale della Prima Repubblica.
(…)
Le primarie dovrebbero rappresentare il festival della società civile, appunto: eppure Marco Travaglio, l’altro giorno, ha efficacemente dimostrato che molti vincitori (del Pd e al Sud, nel caso) sono espressioni di cricche e clientele e mafie che mettono in scena il lato oscuro della società civile medesima, spesso variegata e composita non meno della politica che dovrebbe rappresentarla. È questa, infatti, l’altra cosa che pochi hanno il coraggio di dire: che la società civile non solo ha preso il potere, ma può far schifo: esattamente come vent’anni fa.

Scrivo a Veltroni, ecco cosa farei

Proprio mentre si vede all’orizzonte uno spiraglio di difficoltà per mister B., Veltroni sente l’esigenza di dargli una mano.

A 3 anni esatti (era il 24 Agosto 2007) dalla lettera che fece di fatto cadere il Governo Prodi annunciando la sua volontà eliminare coloro che, in quel momento, gli erano alleati con l’idea della vocazione maggioritaria, fatalmente trasformatasi in vocazione minoritaria.

Allora i commenti furono molto entusiasti, forse sull’onda dell’ubriacatura delle primarie statunitensi, mentre oggi sul Corriere viene coperto di insulti dei lettori.

Caro Veltroni, ecco cosa farei fossi in te: rispetterei la promessa di raggiungere l’altro pezzo di te che hai lasciato in Africa.

Lascia fare agli altri, che cercano una strada per restituire a questo nostro piccolo ma importante Paese la sua dignità.

Anche perché è nero

Chi considera il colore della pelle una discriminante, anche in positivo, è semplicemente un razzista.

Chi sostiene la candidatura di qualcuno “anche” ( e se fossimo sinceri, soprattutto) perché nero dimostra di non aver capito che le persone sono uguali indipendentemente dalla pelle.

Del resto lo stesso accade per il sesso: c’è chi pensa ancora che la parità di genere vada garantita non come pari opportunità, ma come uguale numero di poltrone.

Grillo candidato leader del PD

E’ una cosa poco seria.
Continui con il suo partito, ha già un programma, una struttura autocratica ed una serie di eletti.

Questa scenetta l’ha già fatta Di Pietro, quando ancora pensava di fondere l’Italia dei Valori nel partito democratico.

Fare la tessera del partito pensando di colonizzarlo, dopo avergli fatto campagna elettorale contro in più occasioni, è sintomo di un malessere nella forma e nella sostanza.
Certamente il risultato della demagogia dei partiti fluidi e delle primarie per l’elezione di un leader allargate a chi quel partito non lo voterà mai.

Speriamo che gli italiani guariscano in fretta, altrimenti ci terremo veramente questa politica per decenni.
Altro che PDcinquestelle.