Alessandro Ronchi

Rai

Prove per il Pd che verrà?

A proposito di queste ultime, i cosiddetti rottamatori non hanno paura di affrontare, a Roma, anche la spinosa questione della Fiat e dei suoi accordi, su cui il Pd si è accuratamente diviso: «Non se ne può più di questo scontro fuori dal tempo, tipo ‘Marchionne spara, la Fiom risponde’: sembra un film degli anni Settanta. L’innovazione dell’economia italiana è bloccata e qui siamo ancora a discutere se è moderno o no prendersela con gli operai», dice Civati.

via Prove per il Pd che verrà » Piovono rane

Che, tradotto dal politichese, significa “non ho una mia idea su questo tema, e se ne avessi una non te la direi perché rischierebbe di essere diversa dalla tua.

Invece io vorrei proprio saperlo, cosa ne pensano Renzi e Civati sull’accordo Mirafiori. Perché senza sapere cosa ne pensano gli altri, come si fa a confrontarsi e magari scoprire se si condivide qualcosina?

Sarebbe bello se tornassimo a discutere di cose, invece che di fuffa & marketing politico, che inizialmente può sembrar bello come un palloncino colorato pieno d’elio: come tutti i palloncini è destinato a sgonfiarsi, piuttosto velocemente.

C’è chi dice no

La puntata di questa sera di Report era, come al solito, da vedere.

Prima un servizio, coraggioso ed importante, sui conflitti d’interesse di chi ricopre contemporaneamente troppi incarichi pubblici e privati, poi uno sulle proprietà acquistate da Berlusconi ad Antigua, un paradiso fiscale.

Da vedere anche per la nuova rubrica, “C’è chi dice no“, con la storia di una persona onesta che ha  bloccato 4 mln di euro di sprechi di una azienda pubblica,  rifiutato una tangente offerta per ripensarci.

“Ovviamente” è stato infine allontanato dalla direzione della società.

Sentire queste storie restituisce dignità al nostro paese, e ringrazio di questo chi ha il coraggio di affrontarle e chi ha il coraggio di raccontarle.

Sul blocco dei talk show evidentemente non era stato spiegato tutto

Via Metilparaben e Francesco Costa:

La norma approvata dalla commissione di vigilanza sulla Rai (su iniziativa del deputato radicale Beltrandi) non “sospende” i talk show, non li “taglia”, non li “oscura”, tantomeno li “censura”. La norma prevede invece una più esigente e rigida applicazione di una legge votata dal centrosinistra diversi anni fa e – a quel che mi risulta – tutt’altro che ripudiata: la par condicio. Ballarò, Annozero e compagnia potranno tranquillamente andare in onda, purché si preoccupino di ospitare in studio esponenti di tutti i partiti, garantendo loro parità di tempo e spazi. Se non vorranno strutturare così i loro programmi, potranno spostarli in un’altra fascia oraria e lasciare il prime time a tribune politiche che obbediscano a quei criteri. Lo scandalo semplicemente non c’è. Anzi, c’è: è nella norma approvata durante la stessa sessione col voto compatto di Pdl e Pd (unico contrario sempre il radicale Beltrandi, ma correggetemi se sbaglio) che prevede che i partiti che non hanno superato lo sbarramento del 4 per cento alle elezioni europee non siano rappresentati nelle tribune politiche e nei talk show di cui sopra. Una misura insensata, iniqua e scandalosa.

Sul canone RAI

Leggo proposte stravaganti per il recupero del canone RAI, come quella di legarla alla bolletta della luce (come se ovunque ci sia elettricità ci sia una TV). Visto che secondo l’azienda ed il Governo il futuro passa necessariamente per il digitale terrestre, lancio la mia: legare la visione dei canali RAI all’abbonamento con una tessera per decrittare il segnale.

Sia chiaro, lo stesso vale per le TV private, visto che il canone è obbligatorio per chiunque.
Finite le tv in chiaro, sarà più facile capire veramente chi sono gli evasori. E magari scopriremo che la TV non è poi così fondamentale, nel 2010.

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