Influenza suina: cifre a caso

800px-Swine_Flu_Masked_Train_Passengers_in_Mexico_CityL’altro giorno, mi pare al TG1, hanno detto che la mortalità della nuova influenza H1N1 è dell’1% (fonte World Health Organization)
Sparata così, è una cifra impressionante. Ogni 100 abitanti colpiti uno non riuscirebbe a cavarsela.

In realtà, calcolando i dati europei, il tasso di mortalità registrato fino a questo momento, senza vaccini, è dello 0.16%, quindi quasi 10 volte meno di quello dichiarato alla tv del servizio pubblico.

Per avere un confronto, l’influenza stagionale ha un tasso dell’1 per mille circa (0.1%).
Immagino che i due dati si allineeranno non appena sarà migliore la diagnosi e saranno vaccinati i soggetti più a rischio.

Rimane da sapere il perché di questa leggerezza nella divulgazione di dati così importanti e sensibili per la popolazione, che rischiano di causare più danni di quelli dell’influenza (la paura può scatenare reazioni irragionevoli e pericolose).

Nella migliore delle ipotesi è un meme ricorrente, come quello dei cani aggressivi, che ogni tanto è bene rispolverare per riempire gli spazi informativi.
Nella peggiore, e forse più probabile, c’è qualcuno che ci guadagna che ha più strumenti di chi non vuole verificare le fonti.

In Italia non si può più fare informazione?

Stamattina il TG1 nel suo servizio sui frati pestati ha evitato accuratamente di dare l’informazione necessaria girata da tutte le agenzie. Ha parlato di probabile ritorsione specificando, come se non fosse ovvio, il fatto che i messaggi ritrovati contengono accuse non confermate. Il contenuto delle accuse, però, non è mai stato nemmeno accennato. Sui post-it ritrovati c’era scritto “Vaticano…Preti pedofili, la galera non basta…bastonate”, secondo un comunicato ANSA. Ovviamente non basta un bigliettino giallo ad incriminare qualcuno di un reato o giustificarne un altro, ma proprio questo è il problema italiano della giustizia.

Basta l’accusa, l’indagine, per decretare la colpevolezza.

Se questo può star bene ai media più faziosi nel caso di un immigrato, un drogato, un politico, è più difficile da digerire per un gruppo di frati. Pure il pestaggio a morte provoca sentimenti diversi -anche se non dovrebbe- se si tratta di vendetta fatta in casa o di rapina per 100€.

La colpa, però, è anche dei media, che spingono sull’acceleratore in alcuni casi fino a cambiare la percezione comune della colpevolezza. Un’altra fetta di colpa sta nell’incertezza della pena, ovviamente, che rende ancora più difficile distinguere i veri colpevoli dai semplici indagati/accusati di un reato.

E’ una tristezza, però, parlare di diritti e democrazia cinesi con disprezzo e vedere che certe amputazioni informative continuano senza pudore anche qui. Non si tratta forse di censure imposte, ma di tagli volontari per limare le informazioni, per non avere problemi con i datori di lavoro.

Non c’è nemmeno più il bisogno di fare qualcosa: chi crea informazione sa perfettamente cosa evitare di sottolineare.
E questo è forse un passo ancora più maturo, e peggiore, della censura.

In tutto questo ovviamente la storia dei frati purtroppo è solo un esempio e con questo post non voglio giudicare la storia in sè, ma solo il comportamento degli organi di informazione sulla gestione della cronaca della vicenda.