Alessandro Ronchi

trasporto pubblico

La tecnologia contro gli scrocconi del bus

Oggi su una lettera al Resto del Carlino di Forlì ci si chiedeva il giorno in cui la tecnologia avrebbe aiutato a bloccare gli scrocconi del trasporto pubblico.
In realtà non si parla di futuro: ad Istanbul già dieci anni fa i passeggeri entravano sui bus con una chiavetta magnetica, strisciandola davanti all’autista. Ai paganti ed agli abbonati il dispositivo emetteva un bip rassicurante, agli altri lo stesso conducente impediva l’accesso.
Nessuna necessità di personale aggiuntivo addetto ai controlli.
Semplice ma efficace.
Sono passati dieci anni e sono state introdotte tante novità, come i pagamenti da cellulare.
Quello che manca non è la tecnologia, ma la volontà di applicarla per fare rispettare le regole.

La vecchia chiavetta utilizzata ad Istanbul dal 1995 al 2009 per tutto il trasporto pubblico. Ora è stata sostituita da una smart card contactless.

Approfondisci:
1 – Wire
Istanbulkart

Il problema del trasporto pubblico di Roma

Oggi prendo l’autobus. Era zeppo e non riuscivo ad arrivare all’obliteratrice.

Allungo il biglietto a chi era davanti a me e chiedo la cortesia di timbrarlo.

Mi guarda strano, come se gli avessi chiesto un autografo.

Poi prende il biglietto, si gira, cerca di infilarlo. Non capisce dove si trova il buco. Controlla la macchina gialla come si fa con una tecnologia sconosciuta e marziana. Sicuramente non l’ha mai usata nella sua vita, nonostante l’accento indiscutibilmente locale.

Alla fine, grazie all’aiuto di un vicino, trova il buco ed infila il biglietto.

Attendiamo a questo punto lo zip confortante della stampata sul biglietto.

Ma nulla accade. Il display della tecnologia marziana dice implacabilmente che la macchina gialla è fuori uso.

Il biglietto, stropicciato, torna nel mio portafogli senza obliterazione.

Nel bus, pieno, dovevano forse saperlo già tutti, visto che nessun altro ha tentato la stessa operazione, nè prima nè dopo di me.

 

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