Alessandro Ronchi

Vaticano

In Italia non si può più fare informazione?

Stamattina il TG1 nel suo servizio sui frati pestati ha evitato accuratamente di dare l’informazione necessaria girata da tutte le agenzie. Ha parlato di probabile ritorsione specificando, come se non fosse ovvio, il fatto che i messaggi ritrovati contengono accuse non confermate. Il contenuto delle accuse, però, non è mai stato nemmeno accennato. Sui post-it ritrovati c’era scritto “Vaticano…Preti pedofili, la galera non basta…bastonate”, secondo un comunicato ANSA. Ovviamente non basta un bigliettino giallo ad incriminare qualcuno di un reato o giustificarne un altro, ma proprio questo è il problema italiano della giustizia.

Basta l’accusa, l’indagine, per decretare la colpevolezza.

Se questo può star bene ai media più faziosi nel caso di un immigrato, un drogato, un politico, è più difficile da digerire per un gruppo di frati. Pure il pestaggio a morte provoca sentimenti diversi -anche se non dovrebbe- se si tratta di vendetta fatta in casa o di rapina per 100€.

La colpa, però, è anche dei media, che spingono sull’acceleratore in alcuni casi fino a cambiare la percezione comune della colpevolezza. Un’altra fetta di colpa sta nell’incertezza della pena, ovviamente, che rende ancora più difficile distinguere i veri colpevoli dai semplici indagati/accusati di un reato.

E’ una tristezza, però, parlare di diritti e democrazia cinesi con disprezzo e vedere che certe amputazioni informative continuano senza pudore anche qui. Non si tratta forse di censure imposte, ma di tagli volontari per limare le informazioni, per non avere problemi con i datori di lavoro.

Non c’è nemmeno più il bisogno di fare qualcosa: chi crea informazione sa perfettamente cosa evitare di sottolineare.
E questo è forse un passo ancora più maturo, e peggiore, della censura.

In tutto questo ovviamente la storia dei frati purtroppo è solo un esempio e con questo post non voglio giudicare la storia in sè, ma solo il comportamento degli organi di informazione sulla gestione della cronaca della vicenda.

L’Albero di Natale di Piazza San Pietro a Roma

Ieri è arrivato a Roma l’albero di Natale che verrà collocato in Piazza San Pietro. Un abete di 140 anni, alto 26 metri e di tre tonnellate di peso.
Era necessario tagliare e trasportare dalla Val Badia, in Trentino Alto Adige, un albero sanissimo che aveva resistito a 140 anni di deforestazione dell’uomo?
Questo scempio non si giustifica con la tradizione, l’albero di Natale in Piazza S. Pietro c’è da circa 25 anni, e non ha nessun legame con la religione Cattolica.
Per lo spettacolo ed i turisti, perché di questo chiaramente stiamo parlando, si poteva allestire il più grande Presepe Vivente del Mondo, i volontari disposti a darsi il cambio di certo non mancherebbero ed il legame con la Bibbia ed i suoi contenuti sarebbe stato più evidente.

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