Il partito 5 Stelle è controllato da una azienda?

Un interessante articolo del Post spiega come la terza associazione dietro al partito 5 Stelle sia obbligata, per statuto, ad utilizzare una piattaforma fornita dall’Associazione Rousseau.08

Se si vuole allora capire che cos’è, formalmente, l’Associazione Rousseau, ci si accorge innanzitutto di come sembri in buona parte coincidere con la Casaleggio Associati, srl milanese di proprietà di Davide Casaleggio. L’Associazione ha sede allo stesso indirizzo della Casaleggio Associati e in alcune mail di cui il Foglio è entrato in possesso, Casaleggio risponde in qualità di presidente dell’associazione utilizzando la posta certificata della Casaleggio Associati

L’Associazione Rousseau, che ha lo scopo di “promuovere lo sviluppo della democrazia digitale nonché di coadiuvare il Movimento 5 Stelle” nella sua azione politica, è un’associazione composta da due persone: Gianroberto Casaleggio, che è in fin di vita, e il figlio Davide. Versano due quote da 150 euro, che costituiscono il fondo iniziale, e sono rispettivamente Presidente e vicepresidente, entrambi componenti dell’Assemblea e membri del Consiglio direttivo, mentre Davide è anche Tesoriere. Ma l’obiettivo dello statuto, date le condizioni di salute del padre, è assicurare al figlio il controllo perpetuo e assoluto su Rousseau. E il potere di Casaleggio jr. viene blindato da due articoli – il 6 e il 13 – che consegnano eternamente i ruoli e le funzioni più importanti ai “Fondatori”. Ma di fondatori ce ne sono due e dopo appena quattro giorni, in seguito alla morte di Gianroberto, ne resta solo uno: Davide.

L’Associazione Rousseau, quindi, è controllata da Davide Casaleggio e non esiste modo in cui il Movimento possa sostituirlo alla guida dell’associazione.

Questa non è democrazia partecipata, non è rete, non è uno vale uno.
Qualsiasi cosa sia, sarebbe bene che non si avvicinasse più di quanto ha già fatto alla politica italiana, finché i suoi membri non capiranno che la democrazia interna è la base dalla quale si parte per proporre un cambiamento nel Paese.

Fonte: Di chi è il Movimento 5 Stelle? (Il Post)

La Favola di Giorgia Meloni ed il Museo Egizio

Il resoconto del Post sulla vicenda tra Fratelli D’Italia ed il Museo Egizio è al solito impeccabile. Il direttore del Museo ha risposto alla Meloni in maniera pacata, facendole fare brutta figura, ed in risposta il suo partito propone di rimuoverlo dall’incarico se vincerà le elezioni.

Peccato che il Museo Egizio di Torino non si regga con soldi pubblici ma sia autonomo (e porta enormi entrate turistiche alla città, tra l’altro), e che il Governo non abbia per fortuna nessuna autorità su questa nomina.

Ma non importa, tanto lo scopo era farsi pubblicità in campagna elettorale.
Sarebbe quindi opportuno che simili sciocchezze venissero punite alle urne.

Meloni ha ribattuto dicendo che l’iniziativa discrimina chiaramente su base religiosa, dimostrando di fare confusione tra religione e lingua parlata. Greco le ha infatti ricordato che parlare arabo e provenire da un paese in cui si parla quella lingua non significa essere necessariamente musulmani: in Egitto ci sono milioni di cristiani copti, che certamente parlano arabo ma non sono musulmani. Greco ha infine elencato i successi del museo negli anni della sua direzione, ricordando che i bilanci sono in attivo e che l’istituzione non grava sulle finanze pubbliche, altra cosa che Meloni non sembrava avere molto chiara. Forse anche in seguito al successo del video che mostra l’incontro tra Meloni e Greco, domenica 11 febbraio Fratelli D’Italia ha annunciato di volere rimuovere l’attuale direttore del Museo Egizio dal suo incarico nel caso in cui il partito vinca le elezioni, con la coalizione di centrodestra: «Una volta al governo Fratelli d’Italia attuerà uno spoil system automatico per tutti i ruoli di nomina». FdI ha definito l’iniziativa per chi parla arabo “ideologica e anti-italiana” e diversi suoi esponenti hanno fatto riferimento al museo parlando di “istituzione culturale pubblica”, dimostrando nuovamente di sapere molto poco di quello di cui parlano.

Fonte: Cos’è questa storia del Museo Egizio e Giorgia Meloni – Il Post

E’ vero che Dessì rinuncia alla candidatura coi 5 Stelle?

Dopo le polemiche sul controverso candidato 5 Stelle Emanuele Dessì , Luigi Di Maio (capo politico del partito) ha annunciato il suo ritiro alla candidatura.

Peccato però che una volta presentate le liste questo non sia più possibile, e che la sua elezione sarà praticamente certa se 5 stelle otterranno più del 27% dei voti.

A quel punto, fidandoci delle parole di Dessì, dovrebbe dimettersi e spiegare le sue motivazioni. Il Parlamento dovrebbe accettarle, procedimento non troppo veloce.

Oggi Dessì dice di non aver nemmeno capito quello che ha firmato, secondo quanto riportano le agenzie di stampa:

Emanuele Dessì (M5S): “Ho firmato un foglio per la rinuncia, ma non ho capito cosa c’era scritto”

Dal tono delle sue parole, non mi è sembrato particolarmente convinto.

La nostra razza bianca

Di fronte ad un candidato che parla di difesa della razza bianca, penso che serva una mobilitazione massiva, di contrasto. Tutte le persone di buon senso dovrebbero preoccuparsi di questo rigurgito di storia che ritenevamo ormai passata e superata.

«Noi non possiamo accettarli tutti. Perché se dovessimo accettarli tutti vorrebbe dire che non ci saremmo più noi come realtà sociale, come realtà etnica. Perché loro sono molti più di noi, perché loro sono molto più determinati di noi nell’occupare questo territorio. Quindi noi di fronte a queste affermazioni dobbiamo ribellarci. Non possiamo accettare. Perché qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, è questione di essere logici, razionali. Noi non possiamo perché tutti non ci stiamo. Quindi dobbiamo fare delle scelte. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se la nostra società dev’essere cancellata. È una scelta. Se la maggioranza degli italiani dovesse dire “noi vogliamo auto-eliminarci”, e vabbé, vorrà dire che noi ce ne andremo da un’altra parte, quelli che non vogliono auto-eliminarsi». ( Attilio Fontana, candidato del centro-destra alle elezioni regionali della Lombardia)

Fonte: il Post