Bayer dovrà pagare 2 miliardi di dollari come risarcimento per i legami tra un erbicida con glifosato ed il cancro

Una giuria di Oakland, in California, Stati Uniti, ha stabilito che la casa farmaceutica tedesca Bayer dovrà pagare 2,055 miliardi di dollari (circa 1,8 miliardi di euro) di risarcimento a una coppia che si sarebbe ammalata di tumore in seguito all’uso dell’erbicida Roundup, a base di glifosato. (…)

Il Roundup è un erbicida prodotto negli anni Settanta da Monsanto, multinazionale che si occupa di biotecnologie agrarie e OGM, che è stata rilevata lo scorso anno da Bayer per 66 miliardi di dollari. In un comunicato Bayer ha respinto le accuse, definendole “eccessive e ingiustificate”, e ha annunciato che farà ricorso. Al momento negli Stati Uniti ci sono più di 13mila cause in corso nei confronti di Bayer per i presunti i danni provocati dal Roundup.

Fonte: Una giuria della California ha stabilito che Bayer dovrà pagare 2 miliardi di dollari come risarcimento per i presunti legami tra un erbicida e il cancro – Il Post

Condivido il pezzo di Virginia di Vivo

Non basta un link, ha ragione Mantellini.

Non tutti lo leggerebbero.

Prendetevi 2 minuti, e fate altrettanto dopo aver letto il pezzo di Virginia di Vivo:

Mi reco molto assonnata al congresso più inflazionato della mia carriera universitaria, conscia che probabilmente mi addormenterò nelle file alte dell’aula magna. Mi siedo, leggo la scaletta, la seconda voce è “sanità pubblica e immigrazione: il diritto fondamentale alla tutela della salute”. Inevitabilmente penso “e che do bali”. Accendo Pokémon Go, che sono sopra una palestra della squadra blu. Mi accingo a conquistarla per i rossi. Comincia a parlare il tale Dottor Pietro Bartolo, che io non so chi sia. Non me ne curo. Ero lì che tentavo di catturare un bulbasaur e sento la sua voce in sottofondo: non parla di epidemiologia, di eziologia, non si concentra sui dati statistici di chissà quale sindrome di *lallallà*. Parla di persone. Continua a dire “persone come noi”. Decido di ascoltare lui con un orecchio e bulbasaur con l’altro. Bartolo racconta che sta lì, a Lampedusa, ha curato 350mila persone, che c’è una cosa che odia, cioè fare il riconoscimento cadaverico. Che molti non hanno più le impronte digitali. E lui deve prelevare dita, coste, orecchie. Lo racconta:”Le donne? Sono tutte state violentate. TUTTE. Arrivano spesso incinte. Quelle che non sono incinte non lo sono non perché non sono state violentate, non lo sono perché i trafficanti hanno somministrato loro in dosi discutibili un cocktail antiprogestinico, così da essere violentate davanti a tutti, per umiliarle. Senza rischi, che le donne incinte sul mercato della prostituzione non fruttano”. Mi perplimo.

Ma non era un congresso ad argomento clinico? Dove sono le terapie? Perché la voce di un internista non mi sta annoiando con la metanalisi sull’utilizzo della sticazzitina tetrasolfata? Decido di mollare bulbasaur, un secondino, poi torno Bulba, devo capire cosa sta dicendo questo qua.

“Su questi barconi gli uomini si mettono tutti sul bordo, come una catena umana, per proteggere le donne, i bambini e gli anziani all’interno, dal freddo e dall’acqua. Sono famiglie. Famiglie come le nostre”.

Mostra una foto, vista e rivista, ma lui non è retorico, non è formale. È fuori da ogni schema politically correct, fuori da ogni comfort zone.

“Una notte mi hanno chiamato: erano sbarcati due gommoni, dovevo andare a prestare soccorso. Ho visitato tutti, non avevano le malattie che qualcuno dice essere portate qui da loro. Avevano le malattie che potrebbe avere chiunque. Che si curano con terapie banali. Innocue. Alcuni. Altri sono stati scuoiati vivi, per farli diventare bianchi. Questo ragazzo ad esempio”, mostra un’altra foto, tutt’altro che vista e rivista. Un giovane, che avrà avuto 15/16 anni, affettato dal ginocchio alla caviglia.

Mi dimentico dei Pokémon.

“Lui è sopravvissuto agli esperimenti immondi che gli hanno fatto. Suo fratello, invece, non ce l’ha fatta. Lui è morto per essere stato scuoiato vivo”.

Metto il cellulare in tasca.

”Qualcuno mi dice di andare a guardare nella stiva, che non sarà un bello spettacolo. Così scendo, mi sembrava di camminare su dei cuscini. Accendo la torcia del mio telefono e mi trovo questo..”

Mostra un’altra foto.

Sembrava una fossa comune. Corpi ammassati come barattoli di uomini senza vita.

“Questa foto non è finta. L’ho fatta io. Ma non ve la mostrano nei telegiornali. Sono morti li, di asfissia. Quando li abbiamo puliti ho trovato alcuni di loro con pezzi di legno conficcati nelle mani, con le dita rotte. Cercavano di uscire. Avevano detto loro che siccome erano giovani, forti e agili rispetto agli altri, avrebbero fatto il viaggio nella stiva e poi, con facilità, sarebbero usciti a prendere aria presto. E invece no. Quando l’aria ha cominciato a mancare, hanno provato ad uscire dalla botola sul ponte, ma sono stati spinti giù a calci, a colpi in testa. Sapeste quanti ne ho trovati con fratture del cranio, dei denti.

Sono uscito a vomitare e a piangere. Sapeste quanto ho pianto in 28 anni di servizio, voi non potete immaginare”.

Ora non c’è nessuno in aula magna che non trattenga il fiato, in silenzio.

“Ma ci sono anche cose belle, cose che ti fanno andare avanti. Una ragazza. Era in ipotermia profonda, in arresto cardiocircolatorio. Era morta. Non avevamo niente. Ho cominciato a massaggiarla. Per molto tempo. E all’improvviso l’ho ripresa. Aveva edema, di tutto. È stata ricoverata 40 giorni. Kebrat era il suo nome. È il suo nome. Vive in Svezia. È venuta a trovarmi dopo anni. Era incinta” ci mostra la foto del loro abbraccio.

“..Si perché la gente non capisce. C’è qualcuno che ha parlato di razza pura. Ma la razza pura è soggetta a più malattie. Noi contaminandoci diventiamo più forti, più resistenti. E l’economia? Queste persone, lavorando, hanno portato miliardi nelle casse dell’Europa. E io aggiungo che ci hanno arricchito con tante culture. A Lampedusa abbiamo tutti i cognomi del mondo e viviamo benissimo. Ci sono razze migliori di altre, dicono. Si, rispondo io. Loro sono migliori. Migliori di voi che asserite questo”.

Fa partire un video e descrive:”Questo è un parto su una barca. La donna era in condizioni pietose, sdraiata per terra. Ho chiesto ai ragazzi un filo da pesca, per tagliare il cordone. Ma loro giustamente mi hanno risposto “non siamo pescatori”. Mi hanno dato un coltello da cucina. Quella donna non ha detto bau. Mi sono tolto il laccio delle scarpe per chiudere il cordone ombelicale, vedete? Lei mi ringraziava, era nera, nera come il carbone. Suo figlio invece era bianchissimo. Si perché loro sono bianchi quando nascono, poi si inscuriscono dopo una decina di giorni. E che problema c’è, dico io, se nascono bianchi e poi diventano neri? Ha chiamato suo figlio Pietro. Quanti Pietri ci sono in giro!”.

Sorridiamo tutti.

“Quest’altra donna, invece, è arrivata in condizioni vergognose, era stata violentata, paralizzata dalla vita in giù… Era incinta. Le si erano rotte le acque 48 ore prima. Ma sulla barca non aveva avuto lo spazio per aprire le gambe. Usciva liquido amniotico, verde, grande sofferenza fetale. Con lei una bambina, anche lei violentata, aveva 4 anni. Aveva un rotolo di soldi nascosto nella vagina. E si prendeva cura della sua mamma. Tanto che quando cercavo di mettere le flebo alla mamma lei mi aggrediva. Chissà cosa aveva visto. Le ho dato dei biscotti. Lei non li ha mangiati. Li ha sbriciolati e ci imboccava la mamma. Alla fine le ho dato un giocattolo. Perché ci arrivano una montagna di giocattoli, perché la gente buona c’è. Ma quella bimba non l’ha voluto. Non era più una bambina ormai.”

Foto successiva.

“Questa foto invece ha fatto il giro del mondo. Lei è Favour. Hanno chiamato da tutto il mondo per adottarla. Lei è arrivata sola. Ha perso tutti: il suo fratellino, il suo papà. La sua mamma prima di morire per quella che io chiamo la malattia dei gommoni, che ti uccide per le ustioni della benzina e degli agenti tossici, l’ha lasciata ad un’altra donna, che nemmeno conosceva, chiedendole di portarla in salvo. E questa donna, prima di morire della stessa sorte, me l’ha portata. Ma non immaginate quanti bambini, invece, non ce l’hanno fatta. Una volta mi sono trovato davanti a centinaia di sacchi di colori diversi, alcuni della Finanza, alcuni della polizia. Dovevo riconoscerli tutti. Speravo che nel primo non ci fosse un bambino. E invece c’era proprio un bambino. Era vestito a festa. Con un pantaloncino rosso, le scarpette. Perché le loro mamme fanno così. Vogliono farci vedere che i loro bambini sono come i nostri, uguali”.

Ci mostra un altro video. Dei sommozzatori estraggono da una barca in fondo al mare dei corpi esanimi. “Non sono manichini” ci dice.

Il video prosegue.

Un uomo tira fuori dall’acqua un corpicino. Piccolo. Senza vita. Indossava un pantaloncino rosso. “Quel bambino è il mio incubo. Io non lo scorderò mai”.

Non riesco più a trattenere le lacrime.

E il rumore di tutti coloro che, alternadosi in aula, come me, hanno dovuto soffiarsi il naso.

“E questo è il risultato” ci mostra l’ennesima foto. “368 morti. Ma 367 bare. Si. Perché in una c’è una mamma, arrivata morta, col suo bambino ancora attaccato al cordone ombelicale. Sono arrivati insieme. Non abbiamo voluto separarli, volevamo che rimanessero insieme, per l’eternità”.

Penso che possa bastare così. E questo è un estratto. Si, perché il Dottor Bartolo ha parlato per un’ora. Gli altri relatori hanno lasciato a lui il loro tempo. Nessuno ha osato interromperlo. E quando ha finito tutti noi, studenti, medici e professori, ci siamo alzati in piedi e abbiamo applaudito, per lunghi minuti. E basta. Lui non ha bisogno di aiuto, “non venite a Lampedusa ad aiutarci, ce l’abbiamo sempre fatta da soli noi lampedusani. Se non siete medici, se non sapete fare nulla e volete aiutare, andate a raccontare quello che avete sentito qui, fate sapere cosa succede a coloro che dicono che c’è l’invasione. Ma che invasione!”.

E io non mi espongo, perché non so le cose a modo. Ma una cosa la so. E cioè che questo è vergognoso, inumano, vomitevole. E non mi importa assolutamente nulla del perché sei venuto qui, se sei o no regolare, se scappi dalla guerra o se vieni a cercare fortuna: arrivare così, non è umano. E meriti le nostre cure. Meriti un abbraccio. Meriti rispetto. Come, e forse più, di ogni altro uomo.”

Il post originale, e il video della conferenza:

https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=10215626551389338&id=1007797663

Come si vota a Forlì alle amministrative 26 Maggio 2019?

Le elezioni amministrative si terranno a Forlì il 26 Maggio 2019 dalle 7.00 alle 23.00 , assieme alle elezioni europee. L’eventuale ballottaggio si terrà Domenica 9 Giugno.

Nella stessa scheda si vota per il candidato sindaco e per i componenti del Consiglio Comunale.

Si può votare in uno di questi modi, alternativi:

1) Facendo solo la croce su un simbolo si vota in automatico il candidato sindaco supportato dalla lista, che è quello il cui nome è incluso nello stesso riquadro. Appena saranno disponibili i Fac Simile delle schede aggiornerò l’immagine completa.

 

2) Facendo la croce sul simbolo ed indicando due candidati (un uomo ed una donna) per il Consiglio Comunale nella riga a fianco (la modalità che consiglio).
3) Facendo solo la croce sul candidato sindaco. In questo caso non si esprime nessuna preferenza per il Consiglio Comunale. Vi sconsiglio questa modalità, perché vi permette una scelta parziale.
4) Si può votare una lista ed un candidato non collegato a quella lista, facendo la croce sia sul simbolo sia sul nome del candidato sindaco che si vuole scegliere. Si chiama voto disgiunto.

Per votare sono necessari un documento d’Identità e la tessera elettorale.

Alcune regole generali, per capire a chi dare il voto:

  • Un gruppo di liste che non raggiunge il 3% non avrà nessun seggio in Consiglio Comunale.
  • I seggi vengono attribuiti in maniera proporzionale attraverso il “metodo D’Hondt” alle liste (simboli).
  • Alle liste collegate al sindaco eletto verrà dato il 60% dei seggi in Consiglio Comunale, quindi 20 su 32 in totale.
  • I candidati sindaco perdenti verranno eletti come consiglieri comunali, in caso le loro liste superino la soglia di sbarramento del 3%. Occorre capire questo meccanismo per comprendere se una lista veramente corre per il sindaco oppure solo per il consiglio comunale.

 

I candidati sindaco sono:

  • Giorgio Calderoni, sostenuto dalle liste “Forlì Solidale e Verde”, Partito Democratico, Articolo 1-MDP ed altre 2 liste civiche.
  • Gian Luca Zattini, sostenuto da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia
  • Veronica San Vicente Capanaga, sostenuta dalla lista Alternativa per Forlì che è nata dall’unione di Rifondazione, Sinistra Italiana e Diem25
  • Daniele Vergini, 5 Stelle
  • Marco Ravaioli, lista Forlì SiCura

 

I sondaggi danno per scontato un ballottaggio tra Calderoni e Zattini, con un ampio margine rispetto agli altri candidati ma entrambi sotto il 50%. Sarebbe quindi interessante capire le altre liste chi sosterrebbero in caso di ballottaggio, per trasparenza nei confronti degli elettori.

 

I pericoli delle campagne elettorali illecite sui social

AGI ha pubblicato la traduzione integrale del discorso di Carole Cadwalladr al TED Talk.
Lei è la giornalista che ha scoperchiato il caso Cambridge Analityca ed è stata bannata a vita da Facebook per questo.

Espone in maniera chiarissima come la piattaforma sia stata uno strumento fondamentale nella campagna elettorale del voto sulla Brexit e come sia stata illegalmente influenzata l’opinione pubblica, a tal punto da sembrare irreale:

Camminando per la città, ho avvertito una strana sensazione di irrealtà. E me ne sono davvero resa conto quando ho incontrato un giovane davanti al centro sportivo che mi ha detto di aver votato per il Leave, perché l’Unione Europea non aveva fatto nulla per lui. E ne aveva abbastanza di questa situazione. E in tutta la città le persone mi dicevano la stessa cosa. Mi dicevano che volevano riprendere il controllo, che poi era uno degli slogan della campagna per la Brexit. E mi dicevano che non ne potevano più di immigranti e rifugiati. Erano stufi.

Il che era abbastanza strano. Perché camminando per la città, non ho incontrato un solo immigrato o rifugiato. Ho incontrato una signora polacca che mi ha detto di essere l’unica straniera in paese. E quando ho controllato le statistiche, ho scoperto che Ebbw Vale ha uno dei più bassi tassi di immigrazione del Galles. E quindi ero un po’ confusa, perché non riuscivo a capire da dove le persone avessero preso le informazioni su questo tema. Anche perché erano i tabloid di destra a sostenere questa tesi, ma questo è una roccaforte elettorale della sinistra laburista.

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Chi ha denaro può fare messaggi pubblicitari mirati sulla base degli interessi e delle paure degli utenti. Parlare alla pancia con argomenti populisti e mirati agli interessi particolari, non più con messaggi generici come quelli della televisione.
Se anche non viene considerata come sponsorizzazione per un certo partito, è chiaro che spingendo la preoccupazione su certi temi si sposta in maniera consistente l’elettorato.

Il voto alle prossime elezioni europee rischia di essere influenzato alla stessa maniera. I soldi spesi nella diffusione di fake news non vengono rendicontati, quindi in un clima di assoluta mancanza di trasparenza chi avrà più denaro sposterà le scelte delle persone.

Ci crediamo immuni, esattamente come crediamo che la pubblicità non influisca sulle nostre scelte, ma l’opinione di massa viene spinta costantemente dalla selezione di notizie che ci appaiano, vere o false che siano.
Spostano voti anche i sondaggi, perché il successo attira successo, figuriamoci le notizie false e molto toccanti!

Anche per questo il giornalismo vero, quello d’inchiesta, quello che lotta contro gli interessi di pochi, andrebbe tutelato e protetto.

Magari adesso pensate, “beh, parliamo solo di alcuni post pubblicitari, le persone sono più furbe di così, no?”. Se lo faceste vi risponderei: “Buona fortuna, allora”. Perché il referendum sulla Brexit dimostra che la democrazia liberale non funziona più. E voi l’avete messa fuori uso. Questa non è più democrazia – diffondere bugie anonime, pagate con denaro illegale, dio sa proveniente da dove. Questa si chiama “sovversione”, e voi ne siete gli strumenti.

Venerdì Fridays For Future a Pulire il Fiume

Venerdì pomeriggio sono andato col gruppo di Fridays For Future di Forlì a raccogliere i rifiuti sulle rive del fiume Rabbi.

Più di 50 ragazzi si sono raccolti per rimboccarsi le maniche e restituire alla natura un luogo che meriterebbe di restare pulito.

Purtroppo quello che abbiamo trovato ha superato anche le aspettative più pessimistiche: oltre a interi sacchi pieni di plastica e bottiglie di vetro abbiamo raccolto forni elettrici, griglie da forno, una sedia, materiali edili, due pneumatici ed una bicicletta arrugginita. Tanta tanta inciviltà.

Arrivati allo stagno ci si è presentata una scena surreale: eravamo entrati in una mezza discarica. L’acqua trova in questo punto un freno alla corsa e deposita tutto quello che ha raccolto nel suo percorso precedente.

Nonostante questo la giornata è stata bellissima.

Come è possibile?

Vedere così tanti ragazzi che si radunano in un pomeriggio di festa per darsi da fare per rendere il luogo un posto migliore è una immagine che riempie il cuore di speranza.