Di chi è il proprio cognome?

Luca Armani pensava fosse di sua proprietà. Ha un’impresa artigiana e diverso tempo fa, quando ancora le grandi imprese non avevano compreso le vere potenzialità di Internet, ha registrato il dominio armani.it, per pubblicizzare la sua attività.
Emporio Armani decide di fargli causa, per la violazione della legge sui marchi.
E la vince, ottenendo il divieto per Luca di utilizzare la parola “armani” per la registrazione di dominio e all’interno del sito.
La sentenza è molto interessante: in pratica nel nome degli interessi di una grande azienda non siamo nemmeno più proprietari del nostro cognome.

Un articolo molto bello sottolinea l’infondatezza della base della sentenza: le due attività non sono concorrenziali, uno produce timbri e l’altro è una casa di moda, quindi non avviene nessun utilizzo improprio di un marchio registrato.

Anche Andrea Monti si è occupato del caso, ponendo attenzione sul fatto che anche Luca aveva un’attività imprenditoriale, e le motivazioni della sentenza non potevano essere applicate nel caso si fosse trattato di un contenzioso tra Emporio Armani ed un cittadino, al di fuori di una attività economica.

Resta da chiarire chi abbia la priorità nei casi di conflitto tra attività imprenditoriali: vince chi si sveglia per primo oppure vince chi possiede l’impresa più grossa?

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