Materiale seconda commissione sull’inceneritore

Ieri, come avevo già scritto su queste pagine, si è tenuta la seconda commissione con una udienza conoscitiva sull’inceneritore.

Queste sono le presentazioni che sono state mostrate (manca quella di Capacci, che però sostanzialmente riprendeva le linee della VIA dell’inceneritore):
AUSL dott. Bacchi
AUSL – valutazione del rischio per la salute – dott Gardini
AUSL – Enhance Health – dott Cantarelli
Arpa – La qualità dell’ariaa

Tanti gli intervenuti, tante le domande e gli interventi dei consiglieri. Riassumo qui il mio intervento.

Prima di tutto ho chiesto che si smetta di parlare di ampliamento e di adeguamento dell’inceneritore, visto che questa definizione è in netto contrasto con la procedura di Valutazione di impatto ambientale, che dice:

il progetto presentato costituisce un impianto nuovo e non semplicemente un ampliamento della struttura esistente, in quanto Hera S.p.A. ha intenzione di realizzare una struttura nuova, perfettamente funzionale indipendentemente dalle due linee esistenti e quindi completamente autonoma: non si può pervenire ad una conclusione diversa neanche sulla base delle sinergie tra l’impianto in progetto e le due linee esistenti evidenziate da Hera.

Ho chiesto (conoscendo la risposta) come si è conclusa la procedura di VIA, come mai la decisione è stata rimessa alla Giunta Provinciale, qual’è stata la posizione dell’AUSL in quell’occasione, e se Hera ha accettato la richiesta dell’invarianza delle emissioni rispetto alle linee esistenti. Questo perché c’è chi, in malafede, continua a sostenere che l’AUSL non ha dato parere contrario (mentre i documenti lo dimostrano chiaramente), mentre è stato necessario il voto della Giunta Provinciale (con l’unico voto contrario dei Verdi) per superare proprio questo parere negativo. Un’altra fandonia che si sente spesso sostenere sui quotidiani è che le emissioni sono inferiori rispetto alla situazione attuale, mentre Hera stessa non ha accettato il limite richiesto dal Comune di non aumentare le emissioni rispetto alla situazione attuale. Se saranno inferiori, perché non accettare il limite che impone che siano al massimo uguali? La verità è che saranno superiori, ma si alzerà il camino di combustione, che li spargerà in una porzione più ampia di città.

Ho chiesto se le vecchie linee verranno dismesse, e se è possibile spegnere un inceneritore per riaccenderlo all’occorrenza, come previsto invece dalla VIA e continuamente ripetuto. Tecnicamente non è possibile spegnere un inceneritore in maniera temporanea, quindi possiamo solo immaginare quali saranno le conclusioni nell’eventualità che le vecchie linee non vengano dismesse.

Ho chiesto se lo studio ambientale di Coriano si è concluso, e con quali risultati, e quando verrà pubblicato. Ho chiesto il motivo per il quale non si aspettano questi risultati prima di procedere con soluzioni impattanti proprio nella stessa zona. Sempre riguardo a questo studio, ho chiesto se sono stati valutati solamente i rischi per l’inalazione delle sostanze nocive o sono stati effettuati anche studi sull’alimentazione, che è la causa per il 95% dell’assunzione di diossine per l’uomo.

Ho ricordato a tutti i colleghi presenti, molti dei quali non avevano il minimo interesse e conoscenza del problema, che le sostanze cancerogene non hanno una soglia, un limite sotto il quale il rischio è zero, e che solo l’assenza di esposizione a queste sostanze garantisce un rischio zero. In questi casi, quindi, si parla sempre di livelli di accettabilità del rischio, denominazione aberrante per indicare che per il “bene della comunità” (economico, sociale) si accetta il rischio per la salute di pochi. Questa ipotesi è ovviamente oscena, soprattutto quando esistono alternative possibili ed economiche, che rendono inaccettabile qualsiasi ulteriore rischio sanitario.

Ho chiesto se sono stati fatti studi sulle alternative all’incenerimento, sulle modalità di raccolta differenziata, e chi li ha fatti (il gestore). E’ strano che il gestore di un servizio spinga molto su una soluzione di gestione dei rifiuti, dicendo che le alternative sono troppo costose. Se questo fosse vero, il gestore spingerebbe verso quelle più costose, trattandosi di una SPA che ha come scopo quello di guadagnare sui servizi. Questa è una dimostrazione della falsità delle dichiarazioni sulla raccolta porta a porta, come dimostra anche la città di Parma, che ha appena affidato al consorzio Priula la gestione dei rifiuti, con un obbiettivo minimo del 56% di recupero di materia.

Sull’abbattimento dei fumi, ho detto che gli inquinanti non vengono eliminati dai filtri, ma solamente trasformati da uno stato aeriforme ad uno stato solido. Questo significa che i rifiuti speciali altamente inquinanti avranno un loro percorso di smaltimento, che nel nostro caso farà il giro dell’Emilia-Romagna (il centro di gestione più vicino è a Ravenna, con buona pace della indipendenza ed autosufficienza territoriale). Nulla cambia e rispetto al passato c’è solo un filtro in più. Se questo è comunque positivo, nulla si è fatto per arginare il problema alla fonte, e la riduzione (primo obiettivo della gestione dei rifiuti) diventa una riduzione dell’aumento inizialmente previsto con un gioco di parole al limite dell’accettabilità morale.

Sulle opere di compensazione, non si vede un minimo di logica. Si tratta come opera utile alla collettività per migliorare la situazione attuale il monitoraggio del nuovo impianto (che è necessario, ma è reso tale dall’impianto e quindi non può essere considerato compensativo dello stesso!!!), il teleriscaldamento (spese a carico dei cittadini, quindi un business per il gestore, non una compensazione per i cittadini), 8 ettari di bosco (che però devono essere acquistati dal Comune, Hera pianta solo gli alberi). Tutte le altre opere, se si ritengono necessarie, vanno eseguite indipendentemente dall’impianto.

Ho chiesto infine che si smetta di parlare del 50% come l’obiettivo più alto della nostra regione, visto che Parma proprio in questi giorni ha affidato il servizio al consorzio Priula con l’obiettivo minimo del 56% provinciale (e quindi non comunale).

La commissione è stata una ulteriore conferma della fragilità delle posizioni dei sostenitori del nuovo inceneritore, se ce n’era bisogno, ed ha dato modo di vedere i dati traballanti di ARPA ed AUSL, che dichiarano da un lato di avere poche informazioni e poche certezze, dall’altro sostengono che per questo motivo l’inceneritore non farà male.

Proprio l’esatto contrario del principio di precauzione.

3 risposte a “Materiale seconda commissione sull’inceneritore”

  1. Grazie per il tuo puntuale lavoro di documentazione. A mio avviso è urgente fare una pubblica ed ampia presentazione dei recenti dati epidemiologici OMS sulla morbosità e mortalità a breve (+1.5%) e lungo termine (+9%) da inquinamento atmosferico da PM10 (studio sulle 13 città italiane). Troppo scetticismo e confusione regna ancora in materia! L’incontro dovrebbe essere organizzato dagli assessorati all’Ambiente ed alla Salute delle varie Regioni italiane.

    Un’altra informazione epidemiologica da recuperare potrebbe essere quella riferita alla frequenza di ricoveri annuali totali delle donne residenti (per oltre 5 anni) nell’area di Coriano (Forlì) ad alto livello di inquinamento da inceneritori. Questa frequnza dovrebbe essere poi confrontata con quella analoga della popolazione residente in aree ad inquinamento assente (o minimo).
    Questo studio potrebbe riservare anche brutte sorprese (anche se speriamo di no)
    Che dici?
    Buon lavoro

  2. Grazie per il tuo puntuale lavoro di documentazione. A mio avviso è urgente fare una pubblica ed ampia presentazione dei recenti dati epidemiologici OMS sulla morbosità e mortalità a breve (+1.5%) e lungo termine (+9%) da inquinamento atmosferico da PM10 (studio sulle 13 città italiane). Troppo scetticismo e confusione regnano ancora in materia! L’incontro dovrebbe essere organizzato dagli assessorati all’Ambiente ed alla Salute delle varie Regioni italiane.

    Un’altra informazione epidemiologica da recuperare potrebbe essere quella riferita alla frequenza di ricoveri annuali totali delle donne residenti (per oltre 5 anni) nell’area di Coriano (Forlì) ad alto livello di inquinamento da inceneritori. Questa frequenza dovrebbe essere poi confrontata con quella analoga della popolazione residente in aree ad inquinamento assente (o minimo).
    Questo studio potrebbe riservare anche brutte sorprese (anche se speriamo di no)
    Che dici?
    Buon lavoro

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