Grillo e le sue liste civiche

La notizia oggi è anche sulla stampa, dopo l’articolo di Grillo “I Comuni ai Cittadini”.

Per me è ancora difficile dare giudizi di merito, perché non si sa ancora quale sarà il criterio che porterà alla scelta dei programmi e dei candidati, quale sarà il collegamento tra le varie liste civiche, quali saranno i criteri con i quali Grillo sceglierà se dare o no la sua approvazione ed il suo bollino.

Volevo però solo fare qualche riflessione. La democrazia diretta non può esistere, se con questa intendiamo la scelta da parte dei cittadini di tutte le questioni. Anche in una famiglia ci si dividono i compiti “amministrativi”, uno fa la spesa, uno paga le bollette, e così via.
Diverso è parlare di un riavvicinamento dei cittadini alla politica, che è necessario ma che va visto da entrambi i lati (la politica deve riavvicinarsi ai cittadini ed i cittadini devono riavvicinarsi alla politica). Se cambiamo nome alla politica forse suona meno negativa, ma la sostanza non cambia: stiamo parlando della gestione della cosa pubblica.

Le liste civiche non sono altro che gruppi di persone che si candidano a rappresentare i cittadini in un Comune, come sindaco e consiglieri comunali.
Il rapporto tra cittadini ed i candidati eletti attraverso questa lista viene stabilito dalla lista.
Si può discutere o meno se sia opportuno fare un referendum su ogni casa che costruisce il comune, come rapportarsi con la cittadinanza sulle questioni, e così via.

Per questo a mio parere ogni lista deve avere un suo programma, oltre che stabilire quale rapporto avrà con i cittadini. Se si propone il porta a porta, ed i cittadini sono inizialmente contrari (come a Forlimpopoli), si torna immediatamente indietro? Una buona politica guarda al futuro, non solo alle scomodità del presente.

Bisogna poi che chiariamo una volta per tutte cosa sono i partiti. Dico la mia partendo dalla storia dei Verdi. I Verdi sono nati come federazione di liste civiche legate a temi ambientali. Le liste civiche che si organizzano a livello nazionale diventano un partito, anche se così non lo si vuole chiamare.

Questo è un vantaggio, non uno svantaggio, perché permette di avere uno scopo comune a livello nazionale/mondiale su alcuni temi, e permette di scegliere i rappresentati politici (che in genere non dovrebbero essere gli stessi eletti) che decidono cosa fa il partito a livello cittadino, provinciale, regionale e nazionale.

Tornando un passo indietro, quindi, a mio parere l’ipotesi di Grillo di lanciare liste civiche è da rispettare e credo possa dare un contributo positivo su diverse questioni, a patto che ci siano regole chiare sulla scelta dei candidati da presentare (la sola iscrizione ad un meetup non basta, perché non c’è selezione), sui programmi politici e sulle modalità di coordinamento. Bisogna poi vedere se la scelta delle liste firmate da Grillo sarà fatta da lui in persona, dal suo staff o attraverso altri sistemi. Non credo sia possibile, per fortuna, che una persona sola faccia le scelte, in assenza di criteri chiari. Una ipotesi di questo tipo farebbe ritornare attuali i peggiori ricordi delle dittature del passato.

Inoltre se le liste rimarranno staccate nei programmi ed unite solo da un bollino, sarà difficile capire la differenza delle scelte politiche tra la lista di Grillo a Forlì e quella di Civitavecchia, ad esempio. Per me questo è negativo, perché avere una coerenza nazionale è necessario (spesso anche nei partiti se ne trova poca, nonostante tutta la struttura interna), ed è ancora più importante oggi che le questioni diventano di rilevanza mondiale, oltre che locale. Pensa globalmente ed agisci localmente.

Detto questo, che differenza c’è tra liste civiche collegate tra loro ed un partito? A mio parere ce ne sono ben poche, e quelle che vedo negative. Infatti la naturale evoluzione della federazione di liste civiche sparse a livello nazionale è quella dell’associazione politica di livello nazionale/europeo/mondiale. Questo anche per avere la possibilità di presentarsi alle elezioni regionali e nazionali.

E se si condividono gli obiettivi e le modalità, questo è un bene e non un male.

Bisogna anche stare attenti a tutti i passaggi. Non è detto che una lista di Grillo sia buona solo perché ha il bollino di Grillo, se non c’è un filtro di controllo. Ad ogni filtro si escluderanno idee e persone, e questo comporterà perdite di consenso, che invece si condensa se si rimane sulla protesta generica. Poi dopo la presentazione delle liste ci sarà la verifica dei risultati: in politica, come in ogni discussione, ciò che si intende fare si scontra con la forza e la possibilità di cambiare. Un partito del 51% ha chiaramente maggiori responsabilità di un partito del 3.

Spero inoltre che questo dibattito inizi a chiarire un po’ le idee anche sulle proposte per la legge elettorale: ipotesi di sbarramento al 5%, coalizioni bloccate, premi di maggioranza dati al partito principale della coalizione e via dicendo.

Questioni fino ad ora lasciate un po’ da parte che finalmente avranno la loro attenzione.

Dietro ai vari tecnicismi si nascondono precise volontà di cambiare l’effetto del voto dei cittadini ed aumentare/ridurre artificiosamente la forza ad alcune forze politiche, nel nome della ricerca di stabilità di Governo. Se la stabilità fosse un bene in sè, indipendente da quello che si fa e da quello che vogliono i cittadini, si dovrebbe scegliere di tornare alla monarchia.

Ora queste proposte avranno un “nemico” in più da confinare, e probabilmente questo dibattito cambierà di nuovo le carte in tavola.

12 risposte a “Grillo e le sue liste civiche”

  1. Quello che dici è condivisibile.

    Da quello che ho capito il bollino è una sorta di certificazione di qualità che per essere ricevuta necessita di una serie di requisiti (come la famosa banana). Se una lista civica non lo ottiene nulla vieta di presentarsi comunque, solo che Grillo non ci mette la faccia. Mi sembra legittimo da parte sua stabilire regole per usare la sua immagine. Scommetto che tali regole saranno fatte osservare in maniera scrupolosa perché nel caso riesca a infiltrarsi “una mela marcia” ne risulterebbe danneggiato e indebolito tutto il movimento e Grillo stesso.
    Personalmente leggo la proposta come un caloroso invito fatto ai cittadini a mettersi in gioco e partecipare alla vita politica locale in maniera attiva.

    OT
    Domanda stupida (mi sento stupido perché non capisco):
    qualcuno mi sa spiegare come leggere il cartello appiccicato ai cassonetti per la raccolta differenziata della plastica a Forlì? C’è scritto (vado a memoria) che posso buttare anche le lattine nel cassonetto ma subito dopo viene scritto SOLO plastica… criptico.

  2. Lamberto,
    la tua domanda sulla scritta nel cassonetto dovresti porla a Beppe Grillo.
    E’ lui che ha la risposta a tutti i dubbi…

  3. Probabilmente la levata di scudo di Alessandro, in favore della politica di rappresentanza, scaturisce dalla sua personale concezione onesta sulla gestione della res-publica, quella stessa concezione che i politicanti hanno piegato alla propria voracità di potere. Giustissimo ribadire che è necessario nominare una rappresentanza del popolo al governo del Paese ma, guarda caso, i rappresentanti eletti con l’attuale sistema non sono scelti dal popolo, bensì dal partito, che già opera una prima scrematura della rappresentanza; scrematura che viene effettuata tramite un filtro che tutti sanno essere poco affidabile, perchè scelto esclusivamente sulla base di adesioni raccolte ANCHE con il sistema dei voti di scambio. Una lista civica, almeno questa è stata la sua origine che poi potrebbe essersi lasciata traviare in corso d’opera dalla malia del potere, nasce dalla necessità di riprendere ai propri delegati una rappresentanza tradita, è generata dal malcontento della comunità sull’uso dei beni di suffragio universale. Il degrado dell’attuale situazione politica italiana è proprio l’abietta strumentalizzazione dei programmi, diventati un vero e proprio grimaldello della fiducia popolare: servono a procacciarsi simpatie e voti con promesse di carattere universale e obiettivo, con prospettive pienamente condivisibili di crescita generale e con progetti di risanamento delle malefatte perpetrate dal governo di turno e poi, all’atto pratico, producono solo privilegi di casta, lotte da Robin-Hood al contrario, automatismi di mantenimento delle poltrone, di clientelismo e nepotismo che solo i più gretti regimi totalitari riescono a realizzare. I nostri politicanti, specialisti dell’alternanza al potere con un volto che solo la chirurgia estetica potrebbe cambiare, si garantiscono stipendi (a progressione artatamente automatica) e pensioni (ultra baby e cumulabili) da nababbi, attraverso i più opportuni camaleontismi di fede e di coalizione, obbligando la “bassa forza ignorante e cenciosa” a vivere con salari, stipendi e pensioni che uno soltanto di loro riesce a spendere in un giorno. Certo, bisogna capirli poveracci, queste gratifiche consentono loro solo di andare a puttane ogni tanto, dato che non percepiscono un solo euro per portarsi al seguito la propria famiglia!!! Sono quegli stessi “professionisti della politica” che si sentono aggrediti dalle “pretese” di scendere in campo avanzate da “semplici” cittadini o, peggio ancora, da “comici qualunquisti”. Ebbene, i nostri beneamati politicanti pretendono la perpetuazione della “razza” senza “ridicole ingerenze”? Siamo pienamente d’accordo! Fondiamo l’albo nazionale dei politici! Come ogni albo che si rispetti (ce ne sono ancora?), dovrà quindi avere un codice deontologico con tanto di regolamento che contempli anche un articolo uguale al N. 5 del nuovo codice medico, che li renda cioè responsabili del proprio operato da verificare al termine del mandato amministrativo. Se la legislatura, a “giudizio universale e diretto” del popolo, risulterà positiva per il Paese nella crescita economico-sociale, potranno aspirare ad una pensione rapportata a quella di un cittadino medio, in caso contrario, dovranno rendere conto dell’eventuale decrescita risarcendo materialmente e moralmente i cittadini per i danni causati. Nel frattempo, lo stipendio mensile percepito come parlamentare, soggetto a trattativa contrattuale come per ogni altro comparto e rinnovabile con gli stessi ritardi o vacanze degli altri, verrà sospeso a titolo di fidejussione fino al termine della legislatura. D’altronde, nell’impresa pubblica come in quella privata, è proprio il concetto di meritocrazia che è stato introdotto.
    Cosa ne dici Alessandro?

  4. Per Lamberto: è legittimo tutto. Sul come, però, si può discutere.

    Ci lamentiamo delle segreterie di partito che scelgono dall’alto i candidati, poi diamo la nostra fiducia ad una lista scelta da una persona sola?

    Non ti pare un controsenso?

    Per il resto concordo con Pecoraro: anche i Verdi sono nati da una federazione di liste civiche ed ogni assunzione di responsabilità va salutata positivamente. Saranno i cittadini a scegliere a chi dare la loro fiducia.

    Mi pare solo un po’ strano che si parli tanto male dei partiti (qualche giorno fa Grillo voleva “distruggerli”) e poi si proponga una cosa del tutto simile, priva a quanto pare solamente della struttura democratica interna che li contraddistingue.

  5. Caro Saverio, sulla questione delle preferenze come sai sono d’accordo. Senza le preferenze io non sarei mai stato eletto, perché il partito aveva – giustamente – puntato su altre persone, con più esperienza politica e nei Verdi.
    A livello nazionale le preferenze servono a poco, se rimangono i collegi blindati. Di questo dovremmo preoccuparci, non credi?

    Se certi privilegi sono da abolire, mi pare un po’ assurda la proposta di albi, fidejussioni e così via.
    Vai ad un qualsiasi consiglio comunale e cerca di seguire le delibere, ti accorgerai della responsabilità che grava sui politici locali. Figuriamoci quelli nazionali.

    Le cose che a mio parere continuano a non funzionare, e non verranno modificate da Grillo, sono l’informazione ed il voto, Saverio. Il problema è che qualsiasi cosa si dica e si faccia vengono elette sempre le stesse persone. Non solo per la scelta dei candidati fatta dai partiti, che avviene solo dall’ultima elezione, ma soprattutto perché il voto dei cittadini forse viene dato in maniera acritica.

    D’altra parte oggi quasi nessuno si interessa più di politica, a quasi nessuno piace guardare discussioni sui problemi. Forse, quindi, ci meritiamo anche un po’ di demagogia ed una sana dose di populismo, visto che vogliamo ascoltare i programmi attraverso slogan.

    E forse dovremmo anche porre più attenzione nei confronti della fiducia data a qualsiasi novità. Che criterio è? Anche di Berlusconi qualcuno disse che in fondo è una novità, e che meritava fiducia per questo.
    Così pure la Lega, nata proprio per soddisfare la rabbia dei cittadini su tangentopoli.
    Sarebbe bello che la gente guardasse di più ai risultati ottenuti, piuttosto che ascoltare le baggianate più grosse (perché sono quelle che fanno pubblicità).

    Ognuno quindi si assuma le proprie responsabilità, è troppo facile addossarle agli altri. Se qualcuno ha voglia di fare, anche oggi avrebbe l’opportunità di alzarsi le maniche. Vorrei che tu sapessi in quali condizioni si lavora a livello locale, per permetterti di capire che forse le accuse alla casta andrebbero tarate bene prima di sparare contro tutti.

    Veniamo alle liste civiche. Non si discute che siano strumenti importanti. Ma i candidati delle liste non li decide mica la città. Sono scelte da chi condivide l’idea comune portata avanti dalla lista, da mettere al vaglio degli elettori.

    Ti ricordo che nelle elezioni cittadine le preferenze esistono ancora, non è Grillo ad averle inventate. Le preferenze permetterebbero oggi di avere dei consigli comunali selezionati. Forse anche per questo i Consigli sono stati destituiti dalla gran parte del loro potere, oggi dato alle giunte, ed in molti comuni è stata tolta l’indennità, per ridurre l’interesse alla partecipazione.
    Per 200-300 euro al mese ed un impegno quasi totale in Consiglio Comunale ci mandi solamente i masochisti, gli alzamano ed i malintenzionati.

    Nei Comuni tutte le liste, sia quelle dei partiti sia quelle delle liste civiche (spesso partiti che si vogliono spogliare del loro simbolo per accalappiare voti) permettono ai cittadini di scegliere.

    Quello che cerco di spiegare è che non c’è assolutamente nessuna distinzione tra una lista civica ed una lista di partito alle elezioni comunali.

    E’ quindi una operazione molto semplice parlare contro la politica nazionale e candidarsi solo a livello locale.

    Nel momento in cui una persona unica sceglie le liste ed i candidati da sostenere, poi, viene commesso a mio parere un altro errore. Non lo farei fare nemmeno alla persona che stimo di più al Mondo.

    Torno ancora una volta alla politica di rappresentanza: tu veramente immagini che la nuova lista a Forlì deciderà tutto in assemblee pubbliche con 120’000 persone?
    Se è così, bene, avrebbe trovato un sistema di democrazia diretta interessante, da studiare come novità planetaria.

    Ogni altro sistema, dalle assemblee tematiche alle riunioni degli organizzatori, alle riunioni del gruppo consiliare, è un sistema di rappresentanza, dove chi c’è ha la delega e la fiducia degli altri. Anche le associazioni hanno i loro direttivi. Non è una levata di scudi, è una constatazione.

    Il problema non è la rappresentanza ma la fiducia, Saverio. Se alcuni partiti l’hanno persa, e nonostante questo hanno risultati impressionanti, significa che qualcosa non funziona.

    E’ giusto che Grillo ed i suoi seguaci facciano il loro partito, ma farlo sputando contro TUTTA la politica e TUTTI i partiti mi pare un po’ offensivo per l’intelligenza di molti.

    Di certo è un genio: è l’unico al Mondo a farsi pagare per i comizi, quando quelli gratuiti non li segue più nessuno.

    Voglio però ricordarti che anche Hitler si fece strada cavalcando lo scontento e con il sostegno popolare, grazie alla sua capacità di dialettica.

    Scusami se sono stato lungo, Saverio, ma le mie sono critiche costruttive. Penso che questo nuovo interesse verso la politica sia positivo e vada sfruttato al massimo. Ho paura che questo non cambi le cose, se non ci sono altre garanzie (torno a dire, informazione e voto critico).

    Anche i Verdi sono nati da una federazione di liste civiche, ma nel tempo grazie a false informazioni e mancanza di voto critico non hanno avuto gli strumenti che avrebbero meritato.

    Ancora oggi molti pensano che i Verdi gettino le vipere dagli elicotteri o siano contrari alla lotta alla zanzara tigre. Se non combatti questa ignoranza diffusa puoi fare gli sforzi che vuoi, inutilmente.

  6. E’ proprio questo il nocciolo della questione: l’informazione. Non puoi convincermi che sia interesse prioritario dei politici quello di formare cittadini conapevoli, cadrebbe il presupposto del potere: se si svelasse di che lacrime grondi e di che sangue non potrebbe più realizzare il suo divide et impera. Tu continui a sentirti offeso per il fascio d’erba mista in cui sei finito, ma purtroppo sono i risultati che parlano e questi dicono che i missionari della politica sono ancora in minoranza, altrimenti non potrebbero tollerare di essere messi al bando per causa dei lestofanti e, comunque, non viene dagli scranni parlamentari la richiesta di defenestrazione dei galeotti, ma dalle piazze d’Italia, “delegittimate” della facoltà d’incidere sulle sorti del paese più dalla surrogazione dei veri rappresentanti che dalla propria incapacità di eleggerli. Se Mastella va a vedersi la formula 1 con l’aereo di stato, non credo che possa addossarne la colpa ai suoi elettori, così come è stata l’onestà individuale del rappresentante di AN che stasera ad Annozero ha raccontato la sua vicenda a “guadagnargli” la cacciata dal partito.
    Allora, se è vero che i Verdi non seminano vipere dagli elicotteri, è anche vero che la salute del pianeta è ormai cronicamente compromessa. Di chi è la responsabilità? Probabilmente sempre degli elettori che hanno scelto rappresentanti talmente avversi all’impatto ambientale che preferiscono, ad esempio, contestare le pale eoliche piuttosto che i tralicci mostruosi dell’alta tensione, o le ciminiere che vomitano inquinanti 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno fin dal tempo della rivoluzione industriale. D’accordo, non è per niente semplice governare una città, una regione, una nazione, ma lo sarà sempre di meno se il percorso da compiere per giungervi passa dalle sabbie mobili del tornaconto personale.
    Posso aggiungere soltanto che la fiducia non è prerogativa automatica e inalienabile dei direttivi, tanto è vero che i direttivi cambiano e le deleghe si revocano se i risultati non sono quelli promessi, perchè la regola non dovrebbe valere per i rappresentanti della demòs-cratiùs?

  7. Un’altra opinione simile e più autorevole della mia:

    Carissimi,
    il resoconto di Lino Balza sulla manifestazione di Rivalta Scrivia, che fa seguito temporalmente alle stimolanti provocazioni di Rino Sanna mi inducono a inserirmi nel dibattito. Sto girando, assieme a mia moglie, Patrizia Gentilini, mezza Italia per dare sostegno, in termini di informazioni e di presa di coscienza delle realtà locali, a chi sta resistendo con tutte le sue forze allo scempio del nostro territorio e al saccheggio dei beni comuni essenziali, in primis l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo e, con essi, la nostra salute e quella delle generazioni future. Abbiamo toccato con mano che esiste una realtà viva, fatta di persone, tutt’altro che affette dalla sindrome di NIMBY, che hanno ben chiara la consapevolezza che il problema locale che ha provocato la loro mobilitazione è parte di un problema più generale e che stanno lottando per difendere non il loro giardino, ma il giardino di tutti, ossia la terra. Ciò che ci capita di vedere, è che in questa battaglia di nuova resistenza vediamo accomunate persone di destra e persone di sinistra, mentre, purtroppo, vediamo specularmente accomunati amministratori di destra e di sinistra nella difesa di autentiche “mostruosità” che essi stessi hanno contribuito a creare. Una di queste è, per l’appunto, Hera: multiutility di diritto privatistico (SpA), che gestisce beni essenziali come acqua, energia, rifiuti, perfino servizi funebri e cimiteriali (dalla culla alla tomba), che ha già raggiunto dimensioni nazionali, autentico capolavoro di “compromesso storico” alla Bersani, alla cui “mensa” siedono di comune accordo, Lega delle Cooperative e Compagnia delle Opere … Hera, come SpA, si autopromuove come la miglior forma di investimento per gli azionisti. Infatti è del tutto esente da rischi d’impresa, avendo profitti garantiti … dalle bollette degli utenti, godendo, come gestore dei cosiddetti “termovalorizzatori”, dalle sovvenzioni, sempre pagate dagli utenti, destinate alle energie rinnovabili e sottratte da governi compiacenti alle vere fonti rinnovabili come il solare e l’eolico, a cui vanno le briciole (in proposito si veda la tabella allegata che mostra come sono stati ripartiti i proventi delle componenti tariffarie destinate alle fonti rinnovabili delle bollette ENEL) e rivendendo al gestore della rete ad un prezzo triplo dell’usuale l’energia ottenuta dalla combustione dei rifiuti in quanto energia … pulita!
    Cosa c’entra tutto questo con la sovranità alimentare e con il referendum contro gli OGM?
    Non è solo il discorso dei biocarburanti e delle centrali a biomasse (in realtà inceneritori sotto mentite spoglie) che, investendo il modello di agricoltura, coinvolgono direttamente il problema della sovranità alimentare e degli OGM (se ci mettiamo a coltivare biomasse, cosa mangeremo? e che fine faranno le aziende, contadine e non, che pure già stanno cedendo alle sirene degli agrocombustibili o degli agrocarburanti, per ritrovarsi poi sul lastrico quando si scontreranno con la concorrenza delle materie prime provenienti dai cosiddetti paesi in via di sviluppo?). Il discorso è certamente più ampio e coinvolge quello dei beni comuni, dei quali il cittadino o è già stato o è in procinto di essere già defraudato. Tra tutti i beni comuni, quello supremo è quello della Res Publica: in realtà, i vari NoTav, No-Dal Molin, No-Inc ed i diversi comitati e movimenti sorti in tutta Italia, inclusi i meet-up di Beppe Grillo hanno in comune la difesa della Sovranità Popolare contro l’espropriazione operata da una classe politica la cui maggiore preoccupazione sembra essere quella dell’autoconservazione e, fatte le debite, ma purtroppo rare e poco visibili eccezioni, è disposta a vendersi l’anima pur di autoperpetrarsi.
    Solo inserendo la battaglia per la sovranità alimentare e contro gli OGM nel contesto più generale della difesa dei beni comuni essenziali e della riapproprazione della sovranità popolare possiamo sperare che la nostra iniziativa abbia un esito positivo; quel che più conta, però, che se vogliamo sperare di salvare il nostro paese e le condizioni di vita nostre e dei nostri figli dobbiamo unire le nostre forze a quelle di chi sta lottando per questi stessi obiettivi, indipendentemente dalla collocazione politica.
    Per far questo, però, occorre che diamo seguito all’invito di Rino e iniziamo a compiere quegli atti di trasparenza e di onestà intellettuale che ci chiedeva. Con la sua successiva provocazione, invitava a scoprire le carte sul problema delle multiutility modello Hera e sui perversi intrecci e commistioni di queste con il potere politico, nonchè sul paradigma incenitorista ormai divenuto egemone all’interno della classe politico-amministrativa, senza più distinzioni di parte, escludemdo le strumentalizzazioni propagandistiche e/o opportunistiche.
    Non si tratta solo di un richiamo “etico”. Si tratta di un richiamo anche pragmatico. Se vogliamo far camminare le nostre proposte, dobbiamo dargli gambe. Le gambe ce le darà quell’Italia che resiste di cui ho cercato di parlare prima, se saremo capaci, per l’appunto, di questi atti di trasparenza e di onestà intellettuale: un esempio? Se non saremo trasparenti sul problema dell’incenerimento dei rifiuti e della truffa che c’è dietro la loro equiparazione alle fonti rinnovabili, non possiamo sperare di poter contare su quella fitta rete, radicata nel territorio, che è la rete Rifiuti Zero e di tutti i comitati anti-inceneritori sparsa per tutta Italia … e non ce ne faremo niente di poter contare, per dirne una, dell’appoggio di Rifondazione Comunista, perchè la gente si allontanerà e ci manderà tutti a “vaff”… proprio perchè la posizione di quest’ultima, nelle realtà in cui si trova in maggioranza, è viziata da un’ambiguità di fondo. Mentre non avrà nessuna importanza se qualcuno di noi aderisce a questo o a quel partito, se sappiamo dimostrare nei fatti la nostra indipendenti e se le nostre posizioni sono limpide e trasparenti, a cominciare da quello delle soglie di tolleranza. In questo sono assolutamente con Altieri: non c’è e non ci dev’essere posto, nè nel comitato promotore, nè nel comitato scientifico, per chi accetta una qualsiasi soglia di tolleranza nel biologico e nelle sementi. Se così non fosse, tanto varrebbe ritirare la proposta di legge del referendum e aggregarsi alla “Grande Coalizione”!
    Grazie a tutti e a presto
    Gianni Malatesta

  8. Caro Saverio, le tue parole sulle pale eoliche & c. sono infondate.

    Da anni combattiamo su tutti i fronti, spesso nell’assoluta solitudine. Nel 2004 ci fu una discussione in Consiglio sull’inceneritore dove fui l’unico ad essere contrario, assieme a qualche membro dell’opposizione che era favorevole solo a spostarlo (non a sostituirlo col porta a porta).

    I Verdi da vent’anni sono contro l’inceneritore di Forlì. Prima e dopo la campagna elettorale hanno promosso iniziative che hanno portato a Forlì, per primi, il Priula.
    Siamo stati contro la centrale elettrica Elettra di durazzanino, ed abbiamo fatto importanti battaglie sull’elettrosmog.

    Nel 2004 abbiamo avuto il 2.8% dei voti.

    Questa è politica, caro Saverio.

    Paventare il movimento di Grillo come un qualcosa di esterno alla politica è sbagliato e molto controproducente per tutti.

    Gianni sta facendo, legittimamente, la sua campagna elettorale.

    Dire che queste cose sono trasversali a TUTTI i partiti è insensato, a mio parere.
    Piuttosto diciamo che la situazione politica di oggi vede molti partiti opporsi sui temi senza avere idee diverse di sviluppo.

    Se Mastella va ancora a vedersi i GP di Formula 1 è perché viene votato da trent’anni. Lui ha tutte le responsabilità, chiaramente, ma queste responsabilità gli sono state consegnate dai cittadini.

    Dov’era questa ondata di protesta quando si è andati alle elezioni?

    C’è chi è da vent’anni che si batte su certi temi, nell’assoluta solitudine e nell’indifferenza quasi totale dell’elettorato. Se oggi qualcuno si aggiunge tanto meglio, io aggiungo solo che questo sforzo, fatto un anno e mezzo fa, di avvicinarsi ad alcuni temi poteva aver già cambiato il panorama politico, o dato una mano importante a chi a livello nazionale viene tacciato di essere allarmista.

    La cosa curiosa, se mi permetti, è che nessuno o quasi voti i Verdi, ma tutti si lamentano che i Verdi non abbiano cambiato il Mondo.

    Che tutti gli altri partiti accusino i Verdi di essere fuori dal Mondo per le proposte di decrescita e chi sostiene queste idee non sostiene i Verdi alle elezioni.

    La democrazia è confrontarsi con i risultati elettorali.

    Per ultimo vorrei farti notare che l’informazione dovrebbe essere slegata dalla politica. Se si fa questa accusa, giustamente, per le televisioni dicendo che i partiti non hanno interesse nel formare le coscienze dei cittadini, si deve fare un passo ulteriore e pensare anche che Grillo nel momento in cui diventa canale di informazione non ha interesse nella formazione di una sana cultura politica.

    Allora molto meglio Stella, che scrive il libro “La Casta” e lotta per sistemare la politica italiana, rispondendo a Matrix che i partiti sono il sale della democrazia.

    D’altra parte anche la proposta di Grillo è quella di fondare un partito, chiamandolo in maniera diversa.

    Ti leggo la definizione da dizionario della parola:
    – associazione volontaria e strutturata di cittadini che condividono un’ideologia o un programma politico e mirano allo svolgimento di un’attività politico–sociale comune

    Oggi la parola ha assunto un connotato negativo, e si cambia la parola per ottenere maggiore consenso. E’ la stessa operazione fatta per gli inceneritori chiamati termovalorizzatori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *