Uno vale Uno.

Due righe in merito all’espulsione di Tavolazzi dal Movimento 5 Stelle da parte di Grillo, a causa della sua partecipazione ad un evento dove ci si chiedeva come organizzare la democrazia interna del movimento.

Qualunque organizzazione democratica deve permettere la discussione dei propri iscritti ed aderenti. Non si può, sulla base di un non-statuto, vietarlo. Tra l’altro le associazioni, prima ancora dei partiti, devono dotarsi di strumenti che definiscono con assoluta chiarezza le regole per l’iscrizione e l’espulsione. E sicuramente il dialogo non può essere un motivo di incompatibilità con i fini associativi.

Sto quindi con quella parte del movimento che sta protestando contro queste azioni unilaterali di Grillo. Se è vero che uno vale uno, a decidere se questo è giusto o meno dovrebbero essere almeno gli attivisti. Se, come dicono, fosse sempre la rete intera a dover decidere, allora potrebbero fare un sondaggio sull’espulsione.

Invece in un Post Scriptum Grillo espelle anche i grillini di Cento.

A questo punto probabilmente una grossa fetta del movimento dovrà prendere le distanze dal capo impazzito ed andare per la propria strada, proseguendo il proprio impegno con una ragionevole certezza di non essere alle dipendenze di nessuno.
Oppure, non vedo altre alternative, dovranno dotarsi finalmente di uno statuto comune con regole che limitino il potete del capo e diano la possibilità di scelta agli attivisti/iscritti/simpatizzanti.

2 pensieri riguardo “Uno vale Uno.”

  1. Sotoscrivo in pieno quanto hai detto. La parte del movimento che persegue obiettivi di apertura e democrazia interna, anzichè chinarsi supinamente sulle regole imposte dall’altro, sono sicuro che finirà per prevalere, pur se attualmente minoritaria, perchè la libertà di discussione è a mio parere sopra ogni programma politico.

    Faccio notare che Tavolazzi, al famoso incontro in cui sono uscite tesi “eretiche” sulla opportunità di dotarsi di una struttura interna dirigente, non ha nemmeno partecipato!! Si è limitato a plaudere l’iniziativa.

    In verità, io penso che in parte Grillo abbia ragione, dato che il non-statuto proibisce esplicitamente l’organizzazione di organi direttivi e rappresentativi, ma ciò non significa che non se ne può discutere. Anche una posizione minoritaria, se dotata di sufficientemente spirito di convincimento, può arrivare fino a cambiare lo statuto stesso, come in ogni associazione democratica che sia degna di chiamarsi tale.

  2. Infatti il non statuto dice:

    Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi

    Il problema è che non si può dare agli utenti della rete in generale l’indirizzo ed il governo di una associazione. Se avesse voluto far rispettare semplicemente lo statuto avrebbe dovuto fare un sondaggio.

    Tra l’altro nelle associazioni gli statuti si cambiano, se una larga maggioranza è d’accordo. Non può farlo una posizione minoritaria, finché non convince la maggioranza.

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