L’uomo si nutre di sfide

Grillo farfuglia sciocchezze contro le olimpiadi. Dice che si tratta del trionfo del nazionalismo. Prende in giro gli sport minori, come se praticare discipline fuori moda fosse un reato o un peccato.

Anche Alex Langer, uomo di ben altra profondità, criticava il motto olimpico del “citius, altius, fortius” -più veloce, più alto, più forte-, per contrapporgli un ritmo di vita più lento, più profondo, più dolce.

Sono abbastanza certo che la “riflessione” di Grillo fosse semplicemente la prima stupidaggine venuta fuori per riempire un vuoto di pubblicazioni.

Grillo stesso è l’essenza del citius, altius, fortius: l’uomo unico che guida il Gregge, che si occupa di tutto ed ha l’ultima parola su tutto (senza essere messo ai voti, s’intende). Che insegna a tutti come devono vivere, consegna cartellini rossi e gialli a chi sbaglia secondo il suo unico criterio di giudizio.

Ma quello che volevo dire in queste righe è che la natura dell’uomo è quella di nutrirsi di sfide. Chi non lo capisce, per me non ha capito bene l’uomo. L’ultimo ragazzino apre un account su Facebook sogna di avere il massimo dei contatti e dei commenti, di caricare un video visto da tutti nel Mondo, di lasciare un segno del suo passaggio per dimostrarsi che c’è.

Tutto quello che facciamo è una sfida o rassegnazione. Chi si rompe una gamba riesce a riprendere il cammino perché sforza l’arto alla riabilitazione. C’è chi scala le montagne più alte del Mondo alla sola ricerca di sè stesso e del superamento dei propri limiti.

E lo sport ha tante cose belle e brutte da insegnare, ma quasi tutte le ultime non vengono dalle sfide. Il cancro delle partite truccate è proprio l’arrendersi di fronte ad una sfida, il dichiararsi incapace di fare altrimenti. Il bambino che siede in panchina tutte le settimane, allenandosi tante ore aspettando i suoi 10 minuti dell’ultimo tempo di partita, insegna che le cose difficili si conquistano con la fatica e l’impegno.

Lo sport è impegno. Fatica.

Lo sport senza impegno e senza fatica non è sport, è al massimo spettacolo da quattro soldi, poco interessante. Vedi ad esempio il crescente interesse per il rugby ed il calante interesse per il ciclismo.

Tornando alle olimpiadi, sicuramente ci sono tante cose negative. I grandi appalti, le enormi spese senza ritorno, i denari buttati in impianti che non saranno riutilizzati.

Ma ci sono tante cose positive, non ultimo il ragazzo che vince una medaglia d’oro in uno sport sconosciuto e che dimostra che ore di allenamento quotidiano possono trasformarci in vincitori. E vale di più alle Olimpiadi perché ci identifichiamo più in Frangilli che in Cristiano Ronaldo.

Io sono orgoglioso se gli italiani vincono nella spada o nel kayak. Anche se ho dovuto cercare conferma su come si scrive su Google, non per questo è meno importante. Sono orgoglioso se la mia vicina di casa coltiva la zucca più grande del Mondo. E sono orgoglioso di Leonardo Da Vinci, anche se è un patrimonio dell’umanità.

Pensare che questo orgoglio sia inutile è sciocco: basta pensare a cosa succederebbe se fossimo più orgogliosi del nostro Quartiere, del nostro Paese e del Nostro Pianeta.

Tutto l’Universo sarebbe un posto migliore.

Lo sport e la cultura, così come la scuola e l’università, sono aspetti fondamentali di una società che progredisce verso il benessere in senso lato, compreso quello dell’ambiente che ci circonda.

Aggiornamento: subito dopo la pubblicazione di questo post leggo la notizia del nostro atleta positivo all’Epo. Il cancro del doping è il modo dei furbetti di superare l’ostacolo girandoci attorno. Non è sport. E non c’è solo nello sport, ma è uno specchio di una società che premia i furbi. Lo sport è anche perdere con onestà e dignità senza sentirsi inferiori. Lo sport è il tendere all’obbiettivo, non la medaglia o lo scudetto. Anche per questo chi tifa solo l’atleta che vince e perchè vince non è un amante dello sport.
Perché lo sport è fatica.

4 risposte a “L’uomo si nutre di sfide”

  1. Non per difendere grillo, che talvolta cade preda di facili semplificazioni, tuttavia vorrei ricordare che parecchi suoi post nel suo blog non sono di pugno suo, ma sono email inviate da lettori e che vengono pubblicate, con tanto di firma o pseudonimo in calce. Evidentemente se li pubblica significa che li condivide, ma sarebbe ingeneroso trattarli come suoi diktat. Lo spirito olimpico io penso sia positivo e raccolga l’anima dello sport, che è quella di unire, non di dividere fra nazioni, si impara il rispetto delle regole, l’onestà, la dignità, la voglia di migliorare e di migliorarsi. C’è anche lo spirito nazionalista, quello del “morte tua vita mea”, evidentemente di questa retorica nazionalista Grillo è spaventato o disgustato, forse avrà l’impressione che le olimpiadi vengano utilizzate per assopire altre priorità più urgenti per il paese. Ognimodo, tutta questa indignazione “perbenista” verso un post tutto sommato innocente, non la condivido molto.

    1. Guarda, la paura del nazionalismo di chi non accetta iscritti non italiani al proprio movimento è abbastanza ridicola. Basta allontanarsi di un passo idealmente e guardare le cose con oggettività e distacco per accorgersene.

      In realtà credo che il Blog di Grillo funzioni come tutti i siti internet: per generare traffico ha bisogno di un flusso costante di contrasti e pubblicità indiretta, e Grillo (ed il suo staff) ha pensato bene di sfruttare le olimpiadi per avere un altro palco. Parlo di Grillo anche se so che non è lui a scrivere, perché lui se ne assume la responsabilità positiva e negativa, ed io gliela concedo. Troppo facile raccogliere solo gli aspetti positivi di essere la vetrina, bisogna anche accettare le responsabilità degli errori.

      Per me questa politica del comunicato stampa, trasformato in post su blog, è inutile. Magari produttrice di consenso, ma ininfluente sulla società.

      Il nazionalismo olimpico ha stemperato anche attriti tra nazioni diplomaticamente molto distanti, non li ha accentuati. Non ci sono state guerre a causa di medaglie perse, ed al contrario forse se ne sono evitate.

      De Coubertin nella sua idea di far rinascere i giochi olimpici aveva lo scopo di avvicinare le nazioni, e lo stesso simbolo delle olimpiadi mostra i 5 continenti intrecciati. Quindi le olimpiadi sono l’esatto contrario del trionfo del nazionalismo, sono un modo per dire che le nazioni gareggiano alla pari, dalla più piccola alla più grande, e si fronteggiano per le qualità dei propri partecipanti, non per la potenza militare.

      Riguardo alla indignazione, io penso sia il risultato dei toni di Grillo. Se vuoi parlare tranquillamente di quello che pensi sia un problema, puoi usare un altro tono. Se vuoi un vespaio, dai una bastonata al nido di vespe.

      Del resto internet funziona a vespai, non a discussioni pacate. Non lo dico oggi, lo dico da anni (https://alessandroronchi.net/2007/il-pagerank-favorisce-il-peggio-del-web/ e https://alessandroronchi.net/2008/il-pagerank-favorisce-il-peggio-del-web-2/) ed è la causa del funzionamento dell’attenzione umana e del pagerank. Una scazzottata fuori da un bar attira più curiosi di 4 amici che parlano in un tavolino. Una pagina linkata da 1000 persone avrà più pubblico di una pagina con 1000 commenti senza indignazione.

      Lo staff di Grillo lo sa bene e lo sfrutta, ma questa cosa applicata alla politica è pericolosissima.

  2. Grillo li ha definiti “Atleti che sfilano prima delle gare con tricipiti e pettorali in mostra insieme agli slip griffati”. Io nella sfilata olimpica ho visto ben altro. A Londra la bandiera del Qatar è stata portata da una donna. Si tratta di un evento straordinario, come la partecipazione di tre donne dell’Arabia Saudita o l’esordio delle donne afghane ai giochi. Le Olimpiadi sono tutte le cose che ha scritto Alessandro e qualcosa di più. Non sono evidentemente solo l’espressione della sfida leale, ma anche del rispetto nei confronti dell’uomo prima ancora che dell’atleta.
    Grillo sceglie questa vetrina per richiamare attenzione e francamente non meriterebbe repliche o dibattiti; è giusto che qualsiasi spazio venga riservato alle fatiche degli atleti che, si, rappresentano ai giochi il loro Paese, la cultura sportiva della Nazione. Riesce ad emergere forte quel senso di appartenenza che sorge dalla gara, dalla vittoria o dalla sconfitta, per poi confluire nella pelle d’oca e nelle lacrime di chi riconosce in quei ragazzi i nostri figli.
    Lo sport come meraviglioso veicolo di integrazione, ieri le lacrime di gioia sono scese per Fiona May, domani scenderanno per atleti dal cognome dalle origini cinesi, marocchine, rumene. Quando anche questi nostri figli ci commuoveranno, quando sentiremo nostre quelle fatiche, significherà che il nostro è un Paese migliore. E lo capiremo guardando quelle pedane – poco importa che siano quelle della scherma o quella del tiro al piattello.

  3. Guardate che Grillo parò male delle olimpiadi anche 4 anni fa. Anzi, secondo me ha reciclato lo stesso post. Reasta il fatto che siano cretinate per far parlare di sè, ma non c’è nulla di nuovo. Rimango convinto del fatto che dovremmo tutto trascendere dal nazionalismo e iniziare a pensare all’europismo, sicuramente le olimpiadi con metà delle bandiere blu con le stelle regalano meno atmosfera ed emozioni, ma le baratto volentieri per un futuro che io vedrei migliore.

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