Per Genova serve un colpevole

Ho paura che nei prossimi giorni / mesi si troverà un funzionario / ingegnere colpevole di aver dato il nulla osta o non aver chiesto la chiusura del ponte Morandi.

E’ già nell’aria: si sapeva che lo stato del Ponte non era buono, perché non è stato chiuso?

Il problema in questi casi è che spesso ci sono pressioni per non ostacolare il business, economiche ed anche elettorali. Pressioni che alla fine ricadono su chi mette la firma, e la responsabilità, sulla decisione.

Ora, col senno di poi, è tutto semplice e lineare: il ponte andava chiuso, almeno limitato il traffico dei mezzi pesanti.

Ma un anno fa, se si fosse deciso di chiudere il viadotto per qualche mese necessario alla messa in sicurezza, cosa sarebbe accaduto? Il funzionario o il dirigente che si fosse preso la responsabilità di chiudere, sarebbe rimasto al suo posto senza problemi?

Possiamo guardare alle analogie sulla chiusura del ponte di Agrigento, che riversava in condizioni peggiori e nonostante questo ha generato polemiche.

La mia paura è che si trovi uno Schettino anche per Genova, una persona che certamente ha fatto male il suo lavoro, ma che si è preso tutte le responsabilità, comprese quelle non sue, di un modo di fare che era utile economicamente, che l’azienda conosceva e probabilmente stimolava.

La sicurezza è un’altra cosa rispetto alla caccia alle streghe dopo che l’evento è accaduto. Significa pagare un prezzo affinché la probabilità che questo non avvenga si riduca  al minimo.

Perché in Italia abbiamo rischi elevati?

Politicamente, perché conviene sistemare un danno invece di evitare che questo accada. Non votiamo chi mette in sicurezza una strada, votiamo chi ci promette di aprirne una nuova.

Economicamente, perché nessuno paga per tutti i danni che provoca. Basta guardare, a distanza di anni, come sono andati i risarcimenti. E’ facile privatizzare quando i costi vengono esternalizzati al pubblico.

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