Un nuovo nemico ed il nostro futuro

La sinistra, tenuta in piedi negli ultimi 20 anni dalla contrapposizione a Berlusconi, venuto meno l’avversario si è sfaldata. Il Partito Democratico, privo di idee per un futuro diverso dal centro-destra, ne ha scimmiottato i contenuti, finendo per apparire come una brutta copia al quale nessuno è interessato.

Poi è venuto il Renzismo, con la rottamazione del vecchio. Qualche idea iniziale sull’innovazione (mai portata a termine) e sulla riduzione delle tasse per chi le paga (gli 80 euro non erano sbagliati). Ma poi sempre consumo di suolo, banche, sblocca Italia, trivelle e compagnia. Attenzione, non per questo è caduto: all’improvviso Renzi si è trovato fuori moda, antipatico, senza di fatto aver cambiato registro o modalità di apparire. Semplicemente i suoi modi e la sua arroganza dialettica avevano stufato.

Poi c’è stato il 4 Marzo che ci ha portati al governo gialloverde, o meglio Salviniano. I 5 stelle sono praticamente scomparsi dall’agenda politica, travolti dalla capacità di Salvini di rubare ogni centimetro di scena.

Questo Governo probabilmente avrà durata breve. Il populismo funziona finché regge la continua campagna elettorale, finché il popolo sopporta le scuse sulle promesse mancate (è colpa dell’Europa! Dei Migranti! dei Governi Precedenti!).

Certamente occorre ogni sforzo perché duri il meno possibile e faccia meno danni possibili al nostro Paese, economici, sociali e di immagine.

Probabilmente questo nemico rinsalderà un legame e darà una forza ad una coalizione opposta. I 5 stelle, complici di aver portato al Governo, non dovrebbero godere di questo rafforzamento, a meno che non ne prendano le distanze in fretta.

Ad ogni modo, mi piacerebbe che ci fosse una riflessione seria su come affrontare alcune tematiche che saranno fondamentali in futuro. Come diventerà il lavoro con l’avanzare dell’automazione? Sarà giusto continuare a tassare il lavoro come oggi? Non sarebbe meglio spostare pressione dal lavoro ai costi sociali ed ambientali delle attività?

Come sosterremo i crescenti bisogni pubblici sulla sanità? Riusciremo ad aiutare le persone disoccupate?

Come possiamo ritardare il più possibile una nuova crisi (investendo sulla formazione tecnica e scientifica)? Possiamo continuare ad investire zero sull’innovazione, pensando che le rivoluzioni digitali si fanno senza un euro?

La visione semplicistica liberista del mercato non potrà dare adeguate risposte: pensare che la soluzione sarà rendere sempre più economico e flessibile il lavoro, o ridurne i diritti è piuttosto sciocco. Infatti nemmeno Salvini o Trump ci si appoggiano.

Ma non vedo nemmeno altre proposte serie sul tavolo, che non siano puri tentativi di facciata di proteggere un mondo che sta sparendo.

Sarebbe auspicabile che una nuova coalizione politica iniziasse non solo opponendosi alla barbarie animale attualmente in ascesa, ma partisse con qualche ideuzza su come affrontare il futuro, anche per togliere un po’ della paura che porta alla rabbia, che porta disastri.

 

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