PI: Linux riduce i rifiuti elettronici

PI: Linux riduce i rifiuti elettronici?

Questa la tesi di una ricerca finanziata dal governo britannico, secondo cui un computer su cui gira il sistema operativo open source dura più di un sistema equivalente con Windows

Londra – Uno dei risultati di una ricerca dell’Office of Government Commerce britannico, un’agenzia governativa, informa che usare il sistema operativo open source Linux sui computer significa ridurre l’e-waste, la tecnospazzatura che invade il pianeta.

4 risposte a “PI: Linux riduce i rifiuti elettronici”

  1. Linux riduce i rifiuti elettronici, laddove l’utenza sa farne un uso consapevole. Probabilmente, la responsabilità della rapida obsolescenza dei computer ricade in parte sull’inefficienza (e l’inefficacia) del sistema operativo, ma non solo.

    Penso che il problema debba essere analizzato un po’ più in profondità.

    Molti computer diventano troppo presto rifiuti, per un’incompetenza diffusa su hardware e software. L’utenza finale non può certo essere responsabile della propria ignoranza, ma ne è vittima.

    Molti computer vengono scartati anzitempo non solo per il sistema operativo, ma anche perché:
    1. l’industria informatica disincentiva la riparazione e l’assistenza (a favore del ricambio e del riacquisto) di pc.
    2. l’utenza media non conosce le reali opportunità di lavoro col proprio computer, né la facilità di risoluzione di molti problemi. Di nuovo, il pc spesso diventa rifiuto per pura disinformazione. Colpa dei designer (ed è un designer a dirlo).
    3. l’hw insegue il sw almeno quanto il secondo insegue il primo, in una specie di ottuso circolo vizioso. Se l’opensource valorizza di più la macchina, non basta ad arginarne il “bisogno di ulteriore sviluppo tecnologico”. Ridurre i rifiuti non vuol dire necessariamente ridurre la produzione.

    Vorrei infine ricordare che i rifiuti non sono l’unico ostacolo ad uno sviluppo informatico sostenibile. L’opensource è una buona risposta a certi problemi, risulta irrilevante per altri.

    A chi possa interessare, approfondisco diversi temi d’informatica sostenibile sul blog:
    http://linfa.designunits.com

    Ciao,
    s

  2. Certamente l’open source non è la soluzione a tutti i mali, evidentemente il digital divide, la disponibilità di connettività, ed altri problemi sono altrettanto se non più importanti dell’obsolescenza degli apparecchi elettronici.

    L’articolo però riguardare in particolare questo, e come il software libero possa aiutare a frenare la corsa verso l’ultimo modello di pc solamente per vedere qualche effetto grafico in più.

    Il progresso si fa con la semplificazione delle interfacce, che permetta veramente un uso soddisfacente e non casuale dei computer anche a chi è meno disposto o meno capace ad apprendere.

    Ma questi discorsi meriterebbero un approfondimento in più…

  3. Sono perfettamente d’accordo.
    Ci tenevo solo a precisare che i benefici connessi alla diffusione dell’opensource (già considerevoli), potrebbero diventare ancor più rilevanti se integrati da una politica “diffusamente sostenibile”, in ogni aspetto dell’industria high-tech.
    Mi scuso se il commento è suonato come una critica, non era mia intenzione :)

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