Manutenzione straordinaria

Il crollo a Pompei, gli argini che si rompono, le case che crollano, sono tutti il segno di un male dei nostri tempi. La manutenzione.
Provate a chiedere a chi controlla i fiumi, a chi tiene in ordine una strada, a chi rabbocca l’olio al motore se è meglio spendere un po’ per la manutenzione oppure riparare dopo il danno.

Noi oggi abbiamo smesso di oliare il motore per mancanza di fondi, salvo poi trovarli per ripararlo.

L’emergenza continua genera profitti e consenso elettorale, mentre la manutenzione tiene in piedi una economia più distribuita.

La colpa è anche nostra, che non vediamo quando le cose non si rompono, ed apprezziamo più chi ripara il guasto del gentile ometto che impedisce che il guasto accada.

3 risposte a “Manutenzione straordinaria”

  1. Propongo un’altra chiave di lettura agli ultimi eventi, specialmente quelli di Pompei: siamo poverissimi.

    Non è vero che siamo ignoranti, cafoni, e non ci frega niente dell’arte.

    In realtà sappiamo molto bene quanto valgano e quanto siano importanti le nostre ricchezze artistiche, solo che siamo talmente poveri che siamo costretti a lasciarle andare in malora.

    Mi spiego meglio: preferiamo lasciar passare l’idea che siamo ignoranti e non ce ne frega niente piuttosto che ammettere quanto siamo disperati.

    1. Nel caso di Pompei non è così. Basta fare un conto di quanti soldi entrano nelle casse per quell’area archeologica.

      Solo la somma annuale dei biglietti di ingresso ed una piccola percentuale del ritorno per gli alberghi della zona è di svariate decine di milioni di euro.

      Quando Buttiglione ha spostato 30 milioni da Pompei ad altro, non li ha tolti ma li ha destinati semplicemente altrove.

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