Sulla monotonia di Monti

In una vita incentrata completamente sul lavoro finalizzato al consumo, le parole di Monti sulla monotonia del posto fisso non mi stupiscono.

Facile dirlo per chi fa parte della minoranza di persone che possono permettersi anni senza una occupazione grazie a entrate precedenti (fisse) da capogiro.

Quelle persone lì, che non rischiano di dormire sotto un tetto, che non devono pensare a strategie economiche per pagare le bollette, che non sono preoccupate per il destino dei figli, vedono il lavoro come un divertimento, non una necessità.

Anche perché, se così non fosse, si ritirerebbero e vivrebbero nella tranquillità dei loro rendimenti.

Purtroppo, come dicevo, questa fetta è una assoluta minoranza, che non rappresenta affatto la popolazione.
L’Italia è fatta di persone che fanno fatica. Fatica vera. Persone che hanno paura di saltare uno stipendio perché tutta la loro vita, con mutui, rate e tanto altro, dipende da una architettura fatta di fragili fondamenta.

Fondamenta che non reggono al cliente che non paga una grossa fornitura, o alla banca che decide che uno stipendio fisso da solo non basta a garantire un finanziamento necessario alla casa o ad un investimento di innovazione.

Quindi Monti, con la sua monotonia, se ne torni a casa. Lasci spazio a chi sa cosa significa fare fatica e poggiarsi, quelle volte che può, su quel poco di sicurezza rimasto.

Di emozioni forti ce ne sono in abbondanza, sia dentro sia fuori l’orario di lavoro, senza che questo Governo metta altri contributi alla trama.