Non comprare i rifiuti

Sembra una stupidaggine, ma tutti i giorni noi acquistiamo un sacco di rifiuti. Lo si vede, tra le altre cose, dalla quantità di pattume che siamo costretti a gettare.
Il riciclo è una soluzione tampone che non può sostituire un uso più consapevole delle materie prime: riciclare costa, anche se meno della produzione nuova, ed ha un suo impatto ambientale.

Il vero problema, quindi, è cercare di limitare l’utilizzo di materiale inutile.

I principali colpevoli di questo modo di fare sono alcuni designer, che sfruttano l’immagine del packaging per aumentare le vendite, senza pensare ad idee innovative per limitare la quantità di materia prima necessaria all’impacchettamento del prodotto. Gli altri colpevoli siamo noi, che preferiamo all’atto dell’acquisto uno shampoo con il tappo a forma di pigna, piuttosto che uno con la scatola quadrata e regolare.
Per fortuna l’indirizzo del mercato si sta spostando verso un’uso più consapevole del design degli imballaggi, come dimostrano anche le mostre del settore.

Non è detto, a priori, che un prodotto sia meglio di un’altro, e soprattutto la qualità è indipendente dall’aspetto esteriore.

Sono rimasto piacevolmente stupito andando alla Coop, vedendo una linea di prodotti per la doccia ed il bagno, che hanno a disposizione le ricariche da un litro. Perché gettare via la confezione con tutto il dosatore del sapone liquido, se possiamo riutilizzarlo? Un atteggiamento di questo tipo abbatte i costi di produzione e la quantità di rifiuti che produciamo.

Cerchiamo di privilegiare, all’atto dell’acquisto, i prodotti che hanno un packaging intelligente: abbatteremo i costi di produzione e di acquisizione dell’oggetto finale, sposteremo l’indirizzo dei produttori verso scelte più intelligenti e conseguentemente sporcheremo meno l’ambiente.

Lavorare per aquistare spazzatura non è molto intelligente, spero siate tutti d’accordo.

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