Alessandro Ronchi

Anno: 2006

DVB-H: la normativa italiana è inadeguata

Pubblico integralmente alcune considerazioni scritte dall’Ing. Annino, membro esperto della seconda commissione consiliare del Comune di Forlì, sulla tecnologia DVB-H per la trasmissione di onde radio, comprese quelle televisive in digitale e sugli effetti che potrebbe avere sulla salute se non venisse adeguata la normativa vigente.

Considerazioni sulla applicabilità della attuale Normativa italiana alla tecnologia DVB-H

DVB-H è l’acronimo di “Digital Video Broadcasting – Handheld “. DVB-H è la specifica di un sistema che consente di portare sui cellulari servizi di trasmissione per onde radio, incluse le trasmissioni televisive in digitale. Lo standard definito da DVB-H è stato adottato nel novembre 2004.
DVB-H trasmette in “ Banda Larga “ ( impegnando molte frequenze contemporaneamente ) nelle seguenti “Bande “ di frequenza : 174-230 MgHz, 470-830 MgHz, 1452-2452 MgHz . La telefonia mobile invece trasmette in Banda Stretta. Inoltre la trasmissione DVB-H avviene per impulsi “ burst “, creando – presumbilmente – armoniche anche in bassa frequenza.

Occorre ricordare che il solo effetto biologico che oggi – secondo la Legge Italiana e in generale secondo le Leggi Europee – è considerato esistente è il cosiddetto “ effetto termico “ (riscaldamento dei tessuti ); non vengono invece considerati esistenti gli effetti biologici a lungo termine ( diversi tipi di interazioni cellulari ). Il parametro che fa da riferimento, in un certo sito con presenza umana prolungata, per la definizione del limite di radiazione da non superare in modo da non avere “ effetto termico “ potenzialmente dannoso è la “ densità di potenza “ ( espresso in Watt/ m2 ) dell’onda elettromagnetica nel sito in considerazione.

Nel caso di trasmissione in bada stretta e nel caso di sito non vicinissimo alle antenne ( lontano più di 1 metro dalle antenne ) ovvero in “ campo libero “ e in zona priva di ostacoli e in aria secca, la teoria delle onde elettromagnetiche stabilisce che il valore del campo elettrico ( espresso in Volt/metro ) sia correlato alla densità di potenza a meno di un fattore costante. Poiché la misura del campo elettrico è più facile della misura della densità di potenza, si usa esprimere il limite di densità di potenza in termini di campo elettrico equivalente.

Nel caso di trasmissione in banda stretta, in area priva di ostacoli, lontano oltre 1 metro dalle antenne, in aria secca, la densità di potenza assunta come valore limite dalle Norme è 0,0106 Watt/m2, e tale valore corrisponde al più noto 6 Volt/metro.

Ma la correlazione fra densità di potenza e campo elettrico di cui sopra non vale più nel caso di onde in Banda Larga; in tale caso ai 6 Volt/metro potrebbe corrisponde un valore della associata densità di potenza superiore ai 0.0106 Watt/m2: i 6 Volt/metro non possono quindi essere assunti come parametro di riferimento nel caso degli impianti DVB-H.
La Normativa e le necessarie Norme attuative vigenti in Italia non paiono quindi al momento aggiornate al punto da consentire la valutazione dell’impatto sulla salute di una stazione DVB-H.

A questa considerazione dirimente si possono aggiungere le seguenti altre, da ritenere accessorie in quanto non possono essere assunte come dirimenti in termini legali, ma che hanno un peso e che, se non altro, impattano sui comportamenti e sulle scelte personali nell’uso dei cellulari.

E’ infatti opportuno fare una considerazione più specifica sulle attuali conoscenze in relazione agli effetti a lungo termine delle onde elettromagnetiche che, come detto, sono considerati inesistenti dalle attuali normative. Gli effetti a lungo termine sono quelli che si potrebbero manifestare per esposizione prolungata a livelli di densità di potenza assai più bassi del limite stabilito in base ai soli effetti termici, e dipendono anche molto dalle frequenze delle onde elettromagnetiche in gioco.

Questi effetti si hanno a livello cellulare e sono di diversa natura; questo fatto è assodato scientificamente. Sulla pericolosità di questi effetti a lungo termine invece non c’è ancora accordo fra i ricercatori: i ricercatori si accusano fra loro. Da una parte alcuni dicono che non esistono ancora sufficienti dati epidemiologici che confermino la pericolosità di questi effetti; dall’altra parte si dice che i dati epidemiologici ci sono e che esiste invece un conflitto di interessi dei ricercatori che negano la pericolosità degli effetti a lungo termine, perché le loro ricerche sono sponsorizzate dai Gestori e quindi i risultati delle loro ricerche possono essere non oggettivi.

In una situazione come questa sembrerebbe opportuno applicare il principio di precauzione. Ciò significherebbe in pratica utilizzare come limite non superabile un valore del campo elettrico ( rappresentativo della densità di potenza limite ) più basso di quello attualmente in vigore.
Ebbene a maggior ragione ciò sarebbe necessario per le tecnologie DVB-H, in relazione alla molteplicità delle frequenze delle onde elettromagnetiche utilizzate.

Una ulteriore osservazione va fatta in relazione all’uso dei cellulari. Un cellulare acceso, a seconda della marca, presenta alla sua superficie campi elettrici variabili da 5 a 20 Volt/metro. Questi valori scendono velocemente con la distanza, riducendosi anche di un fattore 5 ad 1 metro di distanza. Ma questi valori NON sono confrontabili con il limite di normativa di 6 Volt/metro: infatti alla superficie di un cellulare si è in regione di “ campo vicino “ e il rapporto costante fra campo elettrico e densità di potenza non vale più, nemmeno per la telefonia mobile.

La situazione nel caso della tecnologia DVB-H peggiora in relazione all’uso della banda larga, e in relazione ad un uso del terminale che sarà presumibilmente più prolungato nel tempo.
In altri termini niente di preciso al momento si può dire in base alla normativa in relazione alla pericolosità dell’uso prolungato di un cellulare per telefonia mobile, in particolare se usato senza auricolare.

Per il rilancio a costo zero del paese (lettera aperta sul cip6)

Ho aderito all’appello di Francesco Meneguzzo e Iacopo Fo sugli incentivi alle energie rinnovabili, che allego in calce. Fate altrettanto e pubblicizzatelo!

Di Francesco Meneguzzo coordinatore tecnico Energia e Innovazione dei Verdi e Jacopo Fo presidente della Libera Università di Alcatraz

Mentre ci si affannava sulle virgole delle cifre di una manovra Finanziaria in cui, come sempre, gran parte dei flussi di denaro prescindono dalla produzione materiale dei beni, un piccolo gruppo di Senatori, guidato da Loredana De Petris e Tommaso Sodano, riusciva a ottenere quello che era impensabile fino a pochi mesi fa: che fossero finalmente cancellate le illegittime – perché in contrasto con le norme Comunitarie – incentivazioni alla produzione di energia elettrica da fonti che non siano rinnovabili, come le così dette fonti “assimilate”, per esempio i rifiuti non biodegradabili, i bitumi e gli scarti di raffineria, lo stesso gas naturale fossile purché si utilizzi il calore generato nella produzione elettrica (cogenerazione).
Uno scherzo, questo, che non è durato poco: iniziato nel 1992 con la delibera “CIP 6”, fondata sulla Legge 10 del 1991, ha consentito in 15 anni la destinazione di circa 40 miliardi di Euro attualizzati a fonti che niente hanno a che vedere con il sole, il vento, l’acqua, la geotermia, riservando a queste fonti soltanto il 20 per cento circa delle risorse complessive.
Ogni due mesi i cittadini italiani hanno sovvenzionato senza fiatare, per mezzo della bolletta elettrica, gli inceneritori di rifiuti e i gassificatori degli scarti del petrolio, quasi 4 miliardi di Euro nel solo anno 2005: tutto questo, credendo in buona fede di finanziare le fonti rinnovabili!!!
Intanto, dato che funzionava, la truffa si è fatta ancora più raffinata, concedendo all’elettricità prodotta dai rifiuti di plastica e gomma, il così detto CDR o combustibile derivato dai rifiuti, e perfino all’idrogeno prodotto a partire da qualsiasi fonte, petrolio, gas e carbone, l’accesso ai Certificati Verdi, titoli negoziabili che in pratica raddoppiano o perfino triplicano il valore dell’energia elettrica prodotta, mettendo impropriamente in competizione le fonti fossili con le fonti rinnovabili.
Grazie – si fa per dire – a questo lunghissimo scandalo, l’Italia è rimasta al palo con la maggior parte delle nuove fonti rinnovabili, in particolare con quella solare fotovoltaica, che è la più promettente, che in Germania e in Spagna, per non parlare del Giappone, degli Stati Uniti, della Cina, ha già prodotto un’economia diffusa e centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro capillarmente diffusi sul territorio, contribuendo al rispetto del Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici.
Di fronte all’incontrollabile aumento dei prezzi del petrolio e del gas, che soffrono di crisi di approvvigionamento sempre più minacciose, alla minaccia del ritorno in grande stile del carbone, che l’Italia non possiede e che in ogni caso rappresenta la più grave minaccia per la stabilità climatica e ambientale del pianeta, all’improponibile ritorno a un nucleare che non ha risolto uno solo dei suoi problemi, la Legge Finanziaria 2007 poteva offrire una straordinaria occasione, e in parte è stato così: il comma 644-bis e successivi stabiliscono che le incentivazioni, di qualsiasi tipo e salvo deroghe particolarissime, ancora da stabilire, siano destinate alle sole fonti rinnovabili, in accordo con la Direttiva Europea 2001/77/CE (che da anni è stata recepita correttamente dai maggiori Paesi Europei).
L’oscura lobby trasversale dei raffinatori e degli inceneritoristi ha voluto però colpire anche questa volta, e così l’accordo raggiunto tra maggioranza parlamentare al Senato e Governo, di riservare le residue incentivazioni agli impianti alimentati da fonti non rinnovabili “ai soli impianti già realizzati e operativi” si è trasformato, con un colpo di mano pochi minuti prima del deposito della Finanziaria, nella concessione degli incentivi “ai soli impianti già autorizzati e di cui sia stata avviata concretamente la realizzazione”, rimettendo in gioco potenzialmente decine o centinaia di impianti, in maggioranza inceneritori di rifiuti, e ovviamente centinaia di milioni di Euro all’anno!
Di fronte alla clamorosa e coraggiosa protesta dello stesso piccolo gruppo di Senatori e del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, il Governo è stato costretto a tornare sulla questione, impegnandosi a ripristinare la versione originale della norma, ma non subito come con il comma “Fuda” sui reati contabili, piuttosto per mezzo di un emendamento al decreto legge sugli obblighi comunitari, il così detto “decreto mille proroghe” che, emanato il 22 dicembre, dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni.
Il Ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, si è impegnato infine a non concedere autorizzazioni all’accesso alle incentivazioni ad alcun impianto alimentato da fonti non rinnovabili, fino al ripristino della norma originaria.

NON C’E’ PIU’ BISOGNO, SE MAI C’E’ STATO, DI FINANZIARE LE ENERGIE SPORCHE, NE’ L’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI: LE TECNOLOGIE DI OGGI CONSENTONO DI PRODURRE TUTTA L’ENERGIA E GESTIRE I RIFIUTI IN MODO EFFICIENTE E SENZA PREGIUDICARE L’AMBIENTE, IL CLIMA E LA SALUTE.

CHIEDIAMO AI PARLAMENTARI TUTTI E AI MEMBRI DEL GOVERNO DI VIGILARE SENZA CONCEDERE SCONTI SUL RISPETTO DEGLI IMPEGNI PRESI, PER LA SALUTE, L’AMBIENTE, IL LAVORO:
PER IL BENE DELL’ITALIA !!!

Aderisci all’appello:
http://www.jacopofo.com/?q=node/2437

Ho perso la rubrica del mio cellulare

Oggi inspiegabilmente il mio telefono ha deciso di cancellare tutti i numeri che avevo memorizzato in rubrica. Siccome non ne avevo una copia, vi chiedo la cortesia di inviarmi tramite la pagina dei contatti i vostri numeri di cellulare, dell’ufficio e di casa, per darmi la possibilità di inserirvi (di nuovo o per la prima volta) in rubrica.

Inviami i tuoi numeri di telefono.

Grazie!

Lettera alla Stampa sulla pista nera della Campigna

Caro direttore,
scrivo a nome dei Verdi di Forlì-Cesena per segnalare il nostro dissenso sul progetto di “sistemazione” di una pista definita nera con denaro pubblico, per la quale dovrebbero essere abbattuti alberi, realizzati ingenti movimenti di terra all’interno di un Parco Nazionale, in una zona di protezione speciale.
Sul periodico dei DS di Cesena di questo mese è stato pubblicato un articolo intitolato “I cannoni del Fumaiolo contro la corina”, che condividiamo totalmente. Non capiamo, però, perché queste considerazioni valgano solo per il Fumaiolo e non vengano estese, come sarebbe logico, anche al Falterona, dove spira la stessa corina capace di sciogliere in poche ore una neve che fra l’altro non si sa se arriverà.
In una interrogazione in Regione abbiamo manifestato tutti i nostri dubbi riguardanti l’intervento su un’area protetta da ben 5 livelli diversi di tutela naturalistica, oltre che chiedere spiegazioni sul metodo adottato per la Valutazione di Impatto Ambientale.
L’11 Dicembre il Corpo Forestale dello Stato, ha espresso parere negativo sul progetto, oltre a quello contrario della soprintendenza per i Beni architettonici e per il paesaggio di Ravenna.
Queste importanti valutazioni, però, non sono state acquisite in sede di Valutazione d’Impatto Ambientale.
Non è quindi, come si vuol far credere, un problema sollevato solo dal WWF, dai Verdi e da pochi estremisti dell’ambientalismo, ma una questione di estrema importanza che coinvolge tutti i cittadini e l’idea di uno sfruttamento del territorio che non si arresta nemmeno di fronte alle ultime perle naturalistiche rimaste intatte.
Gli estremisti sono coloro che adottano la stessa soluzione in ogni luogo ed in ogni occasione, senza pensare alle conseguenze a medio-lungo termine.
L’uso che facciamo delle parole cambia la coscienza collettiva, e mascherando sotto semplici “sistemazioni”, “moderate modifiche”, ed “adeguamenti” si cerca portare avanti interventi che di semplice e moderato hanno rimasto solo il nome.

Il Governo propone un emendamento su Cip6

“Bene l’emendamento del governo che corregge il testo della Finanziaria su Cip 6, ripristinando quello originario deciso dalla maggioranza in Senato”. Lo affermano la senatrice dei Verdi Loredana De Petris ed il capogruppo alla Camera Angelo Bonelli. “In questo modo si fa chiarezza sul sistema degli incentivi, ribadendo finalmente che d’ora in poi potranno essere dati solo alle fonti davvero rinnovabili, applicando così correttamente la Direttiva europea, e facendo salvi – come si era stabilito in Senato – solo i contratti per impianti già realizzati ed operativi, e non tutti quelli autorizzati. Dopo questa dovuta correzione – proseguono gli esponenti del Sole che ride – si comincia ad eliminare l’anomalia tutta italiana che permetteva di dare incentivi, pagati dagli utenti nelle bollette, alle cosiddette fonti assimilate, cioè inceneritori, centrali a carbone, ecc., fonti tutt’altro che pulite. Una anomalia che ha fatto sì che l’Italia fosse estremamente arretrata sull’energia prodotta da fonti rinnovabili”.

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