L’ipocrisia di chi chiede il silenzio con comunicati stampa

Sulla proposta di aprire un dibattito sulla disponibilità della nostra AUSL di offrire ospitalità ad Eluana Englaro l’IDV, con il suo portavoce Biserna, e Forza Italia con Nervegna salgono insieme in cattedra e chiedono di evitare strumentalizzazioni.
Se fossero persone serie e coerenti nel chiedere il silenzio non sarebbero i primi ad utilizzare comunicati stampa, al contrario di chi in una sede istituzionale ha fatto una richiesta legittima.

Quello che non riescono a capire è che oggi non si sta discutendo di una tragedia personale, che ha ovviamente un proprio spazio privato invalicabile, ma una questione di diritto.

Oggi tutta Italia chiede che si colmi il vuoto legislativo e si prenda in mano una proposta sul testamento biologico, e se questo spazio si apre lo si deve anche a persone come il padre di Eluana o Piergiorgio Welby che hanno giustamente aperto una battaglia legale ed un dibattito politico.

Oggi si chiede che tutto venga messo a tacere, che si torni nell’ipocrisia dei divieti che vengono superati nelle più buie corsie degli ospedali.
Chi crede nella giustizia e nel diritto oggi deve sostenere la possibilità che la sentenza della Cassazione venga eseguita. Se nei territori d’origine questa possibilità viene negata è giusto che tutta Italia si esprima in favore del diritto che oggi viene negato.

2 risposte a “L’ipocrisia di chi chiede il silenzio con comunicati stampa”

  1. Francamente, mi sembra che IDV abbia fatto bene a denunciare questa idea balzana, questa si frutto di strumentalizzazione, cioè sfruttare le disgrazie private ai fini di visibilità pubblica.

  2. Non voglio convincerti, però voglio chiarire un paio di cose che mi sembra non siano passate.

    La richiesta di discussione è stata fatta in commissione consiliare, non in conferenza stampa. Ha avuto una grande risonanza anche GRAZIE a Biserna & C., che hanno scritto comunicati stampa ed hanno cercato una propria visibilità ed una collocazione vicina al pensiero della Diocesi.

    Ora, se io volessi denunciare una strumentalizzazione, non la sfrutterei a mia volta. Piuttosto scriverei personalmente a chi l’ha fatta la mia opinione, al limite.

    Purtroppo la disgrazia non si cambia, non si risolve. Il caso privato è diventato pubblico proprio perché da questo ne è nato un dibattito. Poteva essere evitato all’origine, senza troppo clamore. Prova a fare un piccolo sondaggio, parla con infermieri e medici.

    Oggi si sta discutendo di testamento biologico e di laicità dello Stato a partire da casi specifici.

    Il fatto che la cronaca (in questo caso giudiziaria) provochi dibattiti politici legittimi accade tutti i giorni. Oggi si discute di sicurezza nelle scuole, dopo Cernobyl si riaccese il dibattito sul nucleare, dopo Seveso quello sulla sicurezza negli impianti ad alto rischio, dopo la tragedia della Tyssen sono state discusse nuove leggi sulla sicurezza nel lavoro.

    Pensi fosse meglio lasciar stare ed aspettare altre disgrazie?

    Dobbiamo cercare di separare il caso specifico, tragico e personale, dal problema che esiste.

    Purtroppo in questo caso entra in discussione la religione, e non riusciamo a guardare al problema con occhi distaccati ed oggettività.

    Sul caso particolare, lo ripeto e ti prego di credermi, qui non si tifa per la morte di nessuno.

    Se però io mi trovassi nella stessa situazione di Eluana vorrei che le mie volontà di non vivere quella che per me è non è vita fossero rispettate. Non chiederei di staccare la spina altrui, ma di scegliere legittimamente quello che voglio venga fatto di me come può fare un qualsiasi paziente in grado di comunicare.

    Se crediamo che non sia giusto, andiamo fino in fondo alla questione dalla parte opposta: se si pensa che sia illegale togliersi la vita, si introduca anche il reato di tentato suicidio e di noncuranza della propria salute.

    Mi sembra piuttosto ipocrita non dire mai nulla sull’abuso di alcol alla guida (per citare uno dei mille esempi), che produce migliaia di vittime l’anno, e puntare il dito a chi chiede di non essere sottoposto ad accanimento terapeutico.

    Poi su questi casi ognuno la pensa in maniera diversa, e l’unica cosa che si dovrebbe evitare è imporre la propria posizione a coloro che non la pensano come noi, come avviene oggi.

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