Superato il primo traguardo per la petizione sul voto di preferenza

In questi giorni la petizione per il ripristino del voto di preferenza ha raggiunto il primo centinaio di firme. E’ ancora troppo poco, data l’importanza dell’argomento, e vi chiedo di fare uno sforzo per divulgare l’iniziativa: se riusciremo a far partire il domino del passaparola potremo ottenere ben altri risultati.
Il voto di preferenza è uno strumento necessario per i cittadini per poter scegliere il candidato della lista che verrà eletto. Basta questo ed un po’ di informazione per ripulire le liste elettorali dai personaggi impresentabili, per ringiovanire il parlamento e selezionare le persone più degne come nostri rappresentanti.
L’indirizzo per leggere e firmare la petizione è http://www.petitiononline.com/PREFER/petition.html, speditelo via email ad amici e colleghi!

Per ulteriori informazioni:
Petizione per il ripristino del voto di preferenza

Petizione per il ripristino del voto di preferenza

A supporto della battaglia per il ripristino del voto di preferenza nelle elezioni politiche nazionali, ho scritto una semplice petizione che vi prego di divulgare:
http://www.petitiononline.com/PREFER/petition.html

Chiedo, con parole semplici, che i cittadini possano esprimere la preferenza sui candidati da eleggere all’interno delle liste, contro l’idea della legge attuale e le varie ipotesi di continuità sul fronte delle liste bloccate.

Non ha valore giuridico, ma credo che su un aspetto importante come questo si possa raccogliere molto consenso, e molte firme, anche se virtuali, potrebbero pesare sul piatto della bilancia.

Vi prego di divulgare l’iniziativa.

Medici Senza Frontiere: Firmate l’appello per convincere Novartis

MSF lancia una raccolta di firme per chiedere alla Novartis di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo indiano.

Se vincerà la multinazionale milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere l’unica fonte di medicinali a prezzi accessibili.

New Delhi/Ginevra, 20 Dicembre 2006 – La causa intentata dalla multinazionale farmaceutica Novartis contro la legge Indiana sui brevetti potrebbe ostacolare l’accesso ai farmaci per i Paesi più poveri. La denuncia arriva dall’organizzazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere che chiede alla Novartis di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo indiano.

L’India è una delle principali fonti di farmaci generici a prezzi accessibili, incluse molte versioni economiche di medicine contro l’Aids. Questa fiorente produzione di farmaci economici e di qualità è stata possibile perché – fino al 2005 – l’India non riconosceva brevetti sui medicinali. Più della metà dei medicinali utilizzati per curare l’Aids nei Paesi più poveri sono prodotti in India. Anche MSF usa i farmaci indiani per trattare l’80% dei suoi 80mila pazienti sieropositivi.

“Per estendere a più persone possibile i programmi di lotta all’Aids dipendiamo interamente dalla disponibilità di farmaci economici e di qualità prodotti in India – ha detto Christophe Fournier, presidente internazionale di MSF – Non possiamo permettere che questa fonte essenziale di farmaci generici si esaurisca”.

La Novartis non è nuova a questo genere di azioni: già nel 1999 insieme ad altre 38 multinazionali farmaceutiche aveva citato in giudizio il Governo del Sudafrica, allora guidato da Nelson Mandela, per costringerlo a ritirare il “Medicine Act”, una legge che consentiva la produzione in loco di farmaci contro l’Aids a prezzi più contenuti rispetto a quelli praticati dalle multinazionali. Le proteste dell’opinione pubblica di tutto il mondo allora costrinsero le 39 Big Pharma a ritirarsi dal processo nel 2001.

“Sembra di essere tornati indietro di cinque anni: non avremmo mai pensato di dover assistere di nuovo ai tentativi di un’industria farmaceutica di opporsi al diritto dei malati dei Paesi più poveri di ricevere farmaci essenziali a prezzi sostenibili”, ha detto Gianfranco De Maio, direttore di MSF-Italia.

A partire dal 2005 l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha imposto all’India di concedere i brevetti sui farmaci. Fortunatamente il Governo e il Parlamento indiani hanno approvato una legge molto attenta all’equilibrio tra protezione della proprietà intellettuale e diritti dei pazienti. In particolare la legge indiana stabilisce che i brevetti siano concessi solo per i farmaci veramente innovativi. In questo modo si previene una pratica molto diffusa tra le industrie farmaceutiche che tendono a chiedere brevetti anche per i miglioramenti insignificanti apportati sulle molecole già note e già in commercio. In questo modo le multinazionali ottengono spesso un prolungamento del brevetto e del conseguente monopolio sulla produzione di quel determinato principio attivo. I farmaci prodotti in regime di monopolio hanno prezzi enormemente più elevati rispetto a quelli per i quali esistono più produttori in regime di concorrenza.

Se Novartis vincerà la causa, le industrie potranno brevettare i farmaci essenziali più facilmente: si bloccherà la produzione di generici che ha fin qui garantito un sensibile abbassamento dei prezzi.

Mantenere attiva la produzione di generici in India è di importanza vitale per i programmi di lotta all’Aids. Le persone già in cura, infatti, inevitabilmente svilupperanno delle resistenze alle terapie e avranno bisogno di poter accedere a farmaci di nuova generazione. Per molti di questi medicinali sono state avanzate richieste di brevetto in India. Se i brevetti saranno concessi i farmaci avranno prezzi inaccessibili per gran parte dei malati.

“Per le persone che come me vivono con l’HIV, la vittoria della Novartis vorrebbe dire tornare indietro ai tempi in cui non potevamo permetterci le cure – ha detto Loon Gangte, del network indiano dei pazienti con HIV/AIDS – . La concorrenza dei generici è stata l’unico fattore capace di abbassare i prezzi dei farmaci anti-Aids di prima generazione rendendoli accessibili alle persone e ai servizi sanitari dei Paesi poveri”.

MSF ha lanciato oggi una raccolta di firme a livello internazionale per fare pressione sulla Novartis affinché rinunci alla causa.
“Chiediamo a tutte le persone in ogni parte del mondo di unirsi a noi nel chiedere all’amministratore della Novartis, Daniel Vasella di bloccare immediatamente l’azione legale contro il Governo Indiano”, conclude Gianfranco De Maio.

Firmate l’appello:
Firma

Appello sulla pista nera in Campigna

Ricevo ed inoltro un messaggio del WWF di Forlì per l’adesione ad un appello contro la pista nera in Campigna, che costerà alla collettività un miliardo di vecchie lire, oltre ai palesi danni per un territorio protetto da ben 5 diversi livelli di tutela ambientale.

Aggiornamento:Risposta WWF al manifesto

Negli ultimi giorni nel Forlivese è in atto una dura polemica tra le associazioni ambientaliste e l’amministrazione locale di S.Sofia (FC). Allego di seguito i dettagli.
Chiunque volesse dare la propria adesione telematicamente, potrà farlo contattando il WWF di Forlì: forli@wwf.it.

LA PISTA “NERA” – Un progetto dannoso, non solo per l’ambiente

FIRMA L’APPELLO PER DIFENDERE LA RISERVA NATURALE BIOGENETICA DI CAMPIGNA
Il Corpo Forestale ha già bocciato il progetto

Come è noto, l’amministrazione comunale di S.Sofia si sta battendo per la risistemazione della “pista nera”, situata su una pendice del Monte Falco; lo scopo è quello di rendere più lievi le pendenze, per consentire l’utilizzo delle piste ad un maggior numero di persone, in particolare anche agli appassionati dello “Snowboard”.

Per far ciò si dovranno eseguire lavori molto impattanti, quali lo sbancamento della porzione di montagna con utilizzo di esplosivi e la successiva ri-profilatura del pendio con escavatori e altri mezzi pesanti. In definitiva, uno degli angoli più incontaminati del Parco
Nazionale sarà deturpato per fare ulteriore spazio agli utenti degli sport invernali.

Su tale progetto il Corpo Forestale dello Stato ha già espresso il proprio parere negativo, evidenziando in particolare la sua incompatibilità con il Diploma Europeo, rinnovato alle Riserve Naturali Biogenetiche di Campigna in data 15/06/05.

Inoltre, il Corpo Forestale ha rilevato che l’intervento in esame produrrà una pressione turistica aggiuntiva insostenibile per le specie faunistiche tutelate (in primis il Lupo).

Si sottolinea infine come l’area in questione sia tutelata da ben 5 vincoli: Parco Nazionale (Stato Italiano), Riserva Naturale Biogenetica (Stato Italiano), Sito di Importanza Comunitaria – SIC – e Zona di Protezione Speciale per gli uccelli – ZPS – (Unione Europea), vincolo della Soprintendenza ai Beni Ambientali (Stato Italiano), vincolo Paesistico (Regione Emilia Romagna); si precisa
che la Soprintendenza si è anch’essa espressa negativamente, per l’eccessivo impatto ambientale-paesaggistico.

A pagare per un progetto inutile e dannoso saranno tutti i cittadini

Il progetto della pista nera, inutile in quanto il territorio in esame non è minimamente vocato allo sci, viene portato avanti in un momento di ristrettezze economiche.

A pagare il costo preventivo di circa un miliardo delle vecchie lire (475000 Euro) sarà la collettività, mentre il beneficiario diretto è la sola ditta privata che gestisce gli impianti, la quale tra l’altro non è forse nemmeno titolata a ciò, visto che il CFS (proprietario dei terreni) assegna la gestione dell’impianto, senza
possibilità di sub-concessione, al solo Comune di S.Sofia.

Va sottolineato, come spunto di riflessione, che fino a questo momento nessuna opera, anche molto più costosa di questa, realizzata nella nostra zona e che avrebbe dovuto “valorizzare” il territorio, ha mai in realtà avvantaggiato l’economia locale, come spesso si è creduto (si veda il caso della diga di Ridracoli).

In un periodo in cui le precipitazioni (e soprattutto le nevicate) scarseggiano e il livello dell’acqua della diga raggiunge i minimi storici, viene quindi spontaneo giungere alla conclusione che un simile progetto è l’ultima cosa di cui il nostro territorio ha bisogno.

I proponenti hanno cercato di raggirare il parere negativo del Corpo Forestale

Gli Enti locali hanno cercato di estromettere il Corpo Forestale dalla Conferenza di Servizi (l’organo tecnico-istituzionale incaricato per la valutazione del progetto) con un cavilloso e immotivato pretesto, secondo il quale il CFS, essendo direttamente interessato ed “avvantaggiato” (!?!) dall’intervento, non poteva partecipare alla fase conclusiva, e decisiva, dei lavori. Il vantaggio consisterebbe, secondo i proponenti, nel trovarsi sul proprio terreno un nuovo manufatto. Non si capisce però come mai il CFS dovrebbe esprimere parere negativo verso un progetto che lo “avvantaggia”. Il dato reale è, al contrario, il danno ambientale!

Si dimentica inoltre che il Corpo Forestale dello Stato è Demanio, cioè Stato, cioè il cittadino. Escludendo il CFS dalla fase decisionale si escluderebbe quindi la comunità nazionale da una scelta che la coinvolge direttamente.

Inoltre i proponenti, allo scopo di “superare” il parere negativo del CFS, hanno chiesto tempo per elaborare una Valutazione di Incidenza Ecologica “ad hoc”, “più completa” di quella già presentata, in modo da ottenere, con un atto puramente burocratico, l’approvazione del progetto nella Conferenza di Servizi conclusiva
prevista in data 15/12/06.

Va sottolineato che una Valutazione di Incidenza credibile non può essere elaborata, sulla carta, in pochissimi giorni, ma richiede indagini ben più consistenti.

Indagini che sarebbero state da svolgere negli anni precedenti, ma non sono mai state effettuate, evidentemente perché non è possibile dimostrare la sostenibilità dell’intervento. Va ribadito comunque che la Valutazione d’Incidenza non può sostituire, la valutazione più generale di compatibilità dell’opera con le norme più specifiche dei Parchi Nazionali (DM 14/12/90).

Per questa serie di ragioni chiedo, a tutti coloro che intendono opporsi a quest’inutile e dannoso progetto, di sottoscrivere questo appello in difesa del territorio del Parco Nazionale e di impegnarsi a ricevere e fornire una corretta e capillare informazione verso i propri familiari, amici e conoscenti. In tal modo potremo accrescere il livello di consapevolezza nella nostra comunità e contrastare concretamente il degrado ambientale.

L’impegno ci gratifica, l’indifferenza ci rende complici!

Per il rilancio a costo zero del paese (lettera aperta sul cip6)

Ho aderito all’appello di Francesco Meneguzzo e Iacopo Fo sugli incentivi alle energie rinnovabili, che allego in calce. Fate altrettanto e pubblicizzatelo!

Di Francesco Meneguzzo coordinatore tecnico Energia e Innovazione dei Verdi e Jacopo Fo presidente della Libera Università di Alcatraz

Mentre ci si affannava sulle virgole delle cifre di una manovra Finanziaria in cui, come sempre, gran parte dei flussi di denaro prescindono dalla produzione materiale dei beni, un piccolo gruppo di Senatori, guidato da Loredana De Petris e Tommaso Sodano, riusciva a ottenere quello che era impensabile fino a pochi mesi fa: che fossero finalmente cancellate le illegittime – perché in contrasto con le norme Comunitarie – incentivazioni alla produzione di energia elettrica da fonti che non siano rinnovabili, come le così dette fonti “assimilate”, per esempio i rifiuti non biodegradabili, i bitumi e gli scarti di raffineria, lo stesso gas naturale fossile purché si utilizzi il calore generato nella produzione elettrica (cogenerazione).
Uno scherzo, questo, che non è durato poco: iniziato nel 1992 con la delibera “CIP 6”, fondata sulla Legge 10 del 1991, ha consentito in 15 anni la destinazione di circa 40 miliardi di Euro attualizzati a fonti che niente hanno a che vedere con il sole, il vento, l’acqua, la geotermia, riservando a queste fonti soltanto il 20 per cento circa delle risorse complessive.
Ogni due mesi i cittadini italiani hanno sovvenzionato senza fiatare, per mezzo della bolletta elettrica, gli inceneritori di rifiuti e i gassificatori degli scarti del petrolio, quasi 4 miliardi di Euro nel solo anno 2005: tutto questo, credendo in buona fede di finanziare le fonti rinnovabili!!!
Intanto, dato che funzionava, la truffa si è fatta ancora più raffinata, concedendo all’elettricità prodotta dai rifiuti di plastica e gomma, il così detto CDR o combustibile derivato dai rifiuti, e perfino all’idrogeno prodotto a partire da qualsiasi fonte, petrolio, gas e carbone, l’accesso ai Certificati Verdi, titoli negoziabili che in pratica raddoppiano o perfino triplicano il valore dell’energia elettrica prodotta, mettendo impropriamente in competizione le fonti fossili con le fonti rinnovabili.
Grazie – si fa per dire – a questo lunghissimo scandalo, l’Italia è rimasta al palo con la maggior parte delle nuove fonti rinnovabili, in particolare con quella solare fotovoltaica, che è la più promettente, che in Germania e in Spagna, per non parlare del Giappone, degli Stati Uniti, della Cina, ha già prodotto un’economia diffusa e centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro capillarmente diffusi sul territorio, contribuendo al rispetto del Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici.
Di fronte all’incontrollabile aumento dei prezzi del petrolio e del gas, che soffrono di crisi di approvvigionamento sempre più minacciose, alla minaccia del ritorno in grande stile del carbone, che l’Italia non possiede e che in ogni caso rappresenta la più grave minaccia per la stabilità climatica e ambientale del pianeta, all’improponibile ritorno a un nucleare che non ha risolto uno solo dei suoi problemi, la Legge Finanziaria 2007 poteva offrire una straordinaria occasione, e in parte è stato così: il comma 644-bis e successivi stabiliscono che le incentivazioni, di qualsiasi tipo e salvo deroghe particolarissime, ancora da stabilire, siano destinate alle sole fonti rinnovabili, in accordo con la Direttiva Europea 2001/77/CE (che da anni è stata recepita correttamente dai maggiori Paesi Europei).
L’oscura lobby trasversale dei raffinatori e degli inceneritoristi ha voluto però colpire anche questa volta, e così l’accordo raggiunto tra maggioranza parlamentare al Senato e Governo, di riservare le residue incentivazioni agli impianti alimentati da fonti non rinnovabili “ai soli impianti già realizzati e operativi” si è trasformato, con un colpo di mano pochi minuti prima del deposito della Finanziaria, nella concessione degli incentivi “ai soli impianti già autorizzati e di cui sia stata avviata concretamente la realizzazione”, rimettendo in gioco potenzialmente decine o centinaia di impianti, in maggioranza inceneritori di rifiuti, e ovviamente centinaia di milioni di Euro all’anno!
Di fronte alla clamorosa e coraggiosa protesta dello stesso piccolo gruppo di Senatori e del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, il Governo è stato costretto a tornare sulla questione, impegnandosi a ripristinare la versione originale della norma, ma non subito come con il comma “Fuda” sui reati contabili, piuttosto per mezzo di un emendamento al decreto legge sugli obblighi comunitari, il così detto “decreto mille proroghe” che, emanato il 22 dicembre, dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni.
Il Ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, si è impegnato infine a non concedere autorizzazioni all’accesso alle incentivazioni ad alcun impianto alimentato da fonti non rinnovabili, fino al ripristino della norma originaria.

NON C’E’ PIU’ BISOGNO, SE MAI C’E’ STATO, DI FINANZIARE LE ENERGIE SPORCHE, NE’ L’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI: LE TECNOLOGIE DI OGGI CONSENTONO DI PRODURRE TUTTA L’ENERGIA E GESTIRE I RIFIUTI IN MODO EFFICIENTE E SENZA PREGIUDICARE L’AMBIENTE, IL CLIMA E LA SALUTE.

CHIEDIAMO AI PARLAMENTARI TUTTI E AI MEMBRI DEL GOVERNO DI VIGILARE SENZA CONCEDERE SCONTI SUL RISPETTO DEGLI IMPEGNI PRESI, PER LA SALUTE, L’AMBIENTE, IL LAVORO:
PER IL BENE DELL’ITALIA !!!

Aderisci all’appello:
http://www.jacopofo.com/?q=node/2437