Hanno ammazzato il Voucher, il Voucher è vivo!

Premetto che io non ero completamente contrario ai Voucher, che potevano rappresentare uno strumento utile per i lavoretti accessori in casi del tutto eccezionali (il vicino che taglia il prato, la baby sitter che non lo fa di mestiere, ecc.
In un paese dove il sommerso è così vasto come il nostro, avere uno strumento per gestire queste eccezioni rimanendo nella regola sarebbe opportuno.
Però l’abuso che se ne faceva era evidente: spesso utilizzati al posto di contratti veri, per sottopagare dipendenti ultraprecari.
Bastava forse limitarne l’uso in percentuale alla forza lavoro annuale: un 10% massimo delle ore lavorative pagate a dipendenti a tempo indeterminato dall’azienda, ed un tetto massimo dell’importo annuo per persona.

Il successo di uno strumento di questo tipo, per la finalità prefissata, è strettamente legato alla semplicità d’uso: non posso spendere 2 ore del mio tempo per pagare 1 ora di taglio di prato, è logico. Altrimenti è chiaro che gli unici utenti saranno i disonesti.

Il nuovo sistema che si sta ipotizzando in Parlamento invece sembra solo complicare la vita agli utilizzatori:

La principale differenza tra il vecchio e il nuovo sistema sembra essere la maggiore macchinosità di quest’ultimo. In passato famiglie e imprese potevano acquistare senza limiti i voucher in tabaccheria e usarli in qualsiasi momento per remunerare i lavoratori. -cut- . Sistemi di pagamento simili ai voucher esistono in quasi tutta Europa. La principale differenza tra i vecchi voucher italiani e i “mini-job” tedeschi e i “cèchque emploi” francesi è che i primi erano più facili da utilizzare perché non richiedevano iscrizioni a portali online, ma potevano essere acquistati semplicemente in un tabaccaio.

Fonte: C’è un nuovo problema con i voucher – Il Post

A mio parere oggi potremmo avere una APP per cellulari con la registrazione al sito INPS (o SPID), nei quali inserire il codice fiscale del lavoratore, e versare attraverso questa il dovuto. La registrazione ai servizi della pubblica amministrazione sarà sempre più utile, ed efficace se sarà unica e centralizzata (facendo risparmiare tempo).
Oppure si potrebbe pensare ad una “ricarica” tramite tabaccherie ed ATM bancari o postali.
Una volta registrato il committente ed il destinatario, i limiti annuali saranno facilmente verificabili, e per i piccoli lavori saranno finalmente usabili.

Se vogliamo andare avanti, dobbiamo usare la tecnologia per semplificarci la vita, non per complicarla con altri passaggi burocratici, che comportano sempre problemi (eccezioni, controlli, procedure informatiche). Deve essere più semplice rispettare le regole rispetto ad eluderle: come avviene per iTunes, Spotify e Netflix che ostituiscono gradualmente il p2p illegale.

Ritagliarsi la legge elettorale su misura come un vestito

Ai partiti piace ritagliarsi una legge elettorale anche poco giusta, ma molto conveniente. Sulla base dei sondaggi del giorno, cambiano idea sull’argomento.

Per questo motivo bisognerebbe fare subito una legge che valga tra 10 anni: una legge onesta, inapplicabile per convenienza di pochi alle prossime politiche. Insieme a questa, per legge, impedire l’applicazione di ogni nuova norma elettorale alle consultazioni dei 5 anni successivi.

In questo modo smetteremmo di discutere ogni anno delle regole del gioco, che il padrone del campo ogni volta cerca di ricamare sulla sua convenienza.

Volete un esempio facile? La soglia di sbarramento, fino all’altro giorno ipotizzata al 3%, con la scissione del PD in due oggi è desiderata al 5%, in modo da impedire l’ingresso della nuova forza in Parlamento e raccogliere “il voto utile”.

In realtà il voto utile non si raccoglie mai così, e ad ogni nuova legge peggioriamo la situazione precedente, perdendo voti in numero assoluto.

Ogni nuovo padrone del campo decide di giocare con meno avversari, per convenienza.

Il campionato, però, è sempre più brutto ed il futuro sempre peggiore.