Ritagliarsi la legge elettorale su misura come un vestito

Ai partiti piace ritagliarsi una legge elettorale anche poco giusta, ma molto conveniente. Sulla base dei sondaggi del giorno, cambiano idea sull’argomento.

Per questo motivo bisognerebbe fare subito una legge che valga tra 10 anni: una legge onesta, inapplicabile per convenienza di pochi alle prossime politiche. Insieme a questa, per legge, impedire l’applicazione di ogni nuova norma elettorale alle consultazioni dei 5 anni successivi.

In questo modo smetteremmo di discutere ogni anno delle regole del gioco, che il padrone del campo ogni volta cerca di ricamare sulla sua convenienza.

Volete un esempio facile? La soglia di sbarramento, fino all’altro giorno ipotizzata al 3%, con la scissione del PD in due oggi è desiderata al 5%, in modo da impedire l’ingresso della nuova forza in Parlamento e raccogliere “il voto utile”.

In realtà il voto utile non si raccoglie mai così, e ad ogni nuova legge peggioriamo la situazione precedente, perdendo voti in numero assoluto.

Ogni nuovo padrone del campo decide di giocare con meno avversari, per convenienza.

Il campionato, però, è sempre più brutto ed il futuro sempre peggiore.

Il voto di minoranza

Appena concluse 7 elezioni regionali, si possono fare alcune riflessioni.
Il voto di Minoranza
La prima è che in 6 regioni su 7, i Presidenti sono stati eletti con un voto inferiore al 50%. Toti addirittura con il 34,4% dei voti.
Aggiungendo a questo una affluenza media del 53,9%, significa che i presidenti sono stati eletti con un 25% dei voti degli aventi diritto (con il picco negativo di Toti, eletto 17,43% degli aventi diritto).
Questo dato andrebbe tenuto a mente, perché ci ricorda sia che chi non vota perde sempre, sia che gli eletti rappresentano la scelta di una minoranza di persone.
Astensione ed elezioni di minoranze sono la diretta conseguenza della volontà di forzare la mano sul bipartitismo.

Il voto al Governo
Non si può utilizzare per un anno il voto alle europee come indice di gradimento del Governo, e pretendere che il voto delle regionali non venga valutato alla stessa maniera.
Entrambi i voti sono legati sia ai candidati specifici sia ai partiti che li sostenevano.

L’uomo solo e forte diventa meno forte e più solo
La parabola dell’uomo che risolve da solo tutti i problemi, che ha la bacchetta magica che serve al Paese, dell’innamoramento da premier, funziona solo finché vince.
Finché vince tutti salgono sul suo carro. Finché tutti salgono sul suo carro vince. Quando la ruota inizia a scricchiolare si inverte la tendenza, solitamente. Per fortuna, aggiungo io, perché quando si è innamorati non si ragiona.

La legge elettorale
C’è il rischio che la legge elettorale, cucita su misura sui risultati previsti prima del voto, abbia bisogno di una ricucita per adattarsi ai nuovi risultati.

Grillo Vittorioso?
Sarà anche un bel risultato, quello di Grillo e dei suoi 5 stelle. Però il dato di fatto è che sprecano un 20-25% di voti nella totale ininfluenza. Non hanno nessun presidente di regione, nessun assessorato, niente di utile a cambiare veramente qualcosa per il territorio. Anche il risultato elettorale andrebbe conteggiato non sulle percentuali ma sui voti alle urne.
Fossi in loro preferirei avere un 10% e decidere della metà delle politiche che si attuano, invece che criticare fuori dalla porta. Però ammetto che stare fuori dalla porta è più facile che lavorare dentro.

Leggi complicate

Quando una norma è talmente complessa da risultare difficile anche da riassumere in un articolo di giornale, significa che non è una buona legge. La complessità nasce dal cercare di prevedere tutti i casi possibili ed i dettagli, o di nasconderne le magagne.

Due begli esempi sono la legge elettorale attualmente in discussione e la bozza sul cuneo fiscale che dovrebbe aumentare le detrazioni sul lavoro dipendente.

Se avete cercato di capirle veramente, sapete di cosa parlo.

Dalla semplicità delle regole potremmo guadagnare tutti. Lo Stato perderebbe meno risorse nei controlli, nei giudizi, nel cercare di applicare le sanzioni. I cittadini potrebbero investire tempo nel fare le cose, piuttosto che nel cercare di capire come inquadrarle nel nostro ordinamento giuridico. Per non parlare dei costi sempre crescenti delle assistenze fiscali o giuridiche, che nemmeno riescono a consegnare una ragionevole certezza di essere nel giusto.

In realtà tutti promettono sempre riforme e semplificazioni, ma invece di ridurre il numero delle norme, o la loro complessità, ne aggiungono nuovi tasselli.

A cosa servono le leggi? In teoria a a tutelare la vita dei cittadini, no?
Vi sembra per caso che sia un obiettivo raggiunto?

Se fosse possibile scegliere, firmereste un contratto di 500 pagine o di 10?
La mia idea è che, a parità di risorse, si potrebbero scrivere centinaia di proposte migliori di quella degli 80 euro, che poi 80 non sono. 

La legge di Renzi

La proposta di Legge elettorale che si sta delineando in queste ore non fa cenno sui voti di preferenza ed ha un premio di maggioranza e sbarramenti ancora peggiore del Porcellum. Di fatto elementi che peggiorano proprio i difetti di sovra-rappresentatività ed antidemocraticità che sono alla base della decisione sulla incostituzionalità del porcellum.

La governabilità non viene fornita obbligando a raccogliere consensi su un programma condiviso da almeno il 50% +1 della popolazione, ma viene forzata facendo in modo che sopra al 35% si ottengano il 55% dei seggi. Significa un guadagno di 20 punti percentuali, che sono una stortura, non un premio.

Non ha poi nulla a che vedere con la legge dei sindaci, dal momento che questa è proporzionale e permette la rappresentatività dei partiti minori, che lui vuole sopprimere definitivamente, e l’apparentamento al doppio turno, che lega il premio alla coalizione che vince al ballottaggio e non al partito maggiore.

Sparisce l’intera rappresentatività di 1/5 della popolazione votante, e se si fa il conto della popolazione che si arrende prima di andare a votare, si capisce quanta democrazia ci sottragga.

Alfano penso sarà contento: davanti all’obbligo di coalizzarsi, tornerà con Berlusconi con il suo gruppo. Di qui alle elezioni, il centrodestra potrà raccogliere i voti populisti di Forza Italia, all’opposizione (finta), ed i voti dei “responsabili” al Governo.

Avremo questa scelta: Renzi, Berlusconi e Grillo.

A questo Renzi ci sta consegnando, sperando di fare la figura del meno peggio del gruppo.
Ed anche per questo, non è meno peggio del gruppo.

Ripartire dalla legge elettorale

Io credo che a questo punto la cosa principale da fare sia una legge elettorale decente. E’ una precondizione per tutto il resto: la stabilità dei governi, una minima decenza dei rappresentanti che ogni giorno lavoreranno sul nostro futuro, la rappresentatività di tutte le istanze esistenti nella popolazione.

Tutte queste cose sono necessarie per costruire i mattoncini di un futuro migliore per il nostro Paese, e non è retorica. Dal degrado della rappresentanza deriva la mancanza di speranza, l’arrivismo sempre più personalistico, la mancanza di un obiettivo che accomuni persone diverse con interessi diversi e spesso contrapposti.

La politica tornerebbe ad occuparsi di politica e delle cose da fare per il Paese, e non di come arrivare a fine legislatura e come salvare la pelle dei condannati.

Sono d’accordo con Renzi quando propone una legge simile a quella dei sindaci. Ma qualcuno dovrebbe spiegargli che la legge dei sindaci, e di conseguenza quella del consiglio comunale, per i comuni con più di 15’000 abitanti è un proporzionale. Siccome contemporaneamente sparla contro il proporzionale ed a favore della legge elettorale comunale, probabilmente dietro la vaghezza delle sue parole si nasconde una malizia.

La legge elettorale  in questione è molto semplice e molto efficace, garantisce maggioranze certe ma non soffoca la rappresentatività delle liste minori.

La presenza di liste minori è una garanzia, non un problema da risolvere. Dei bravi rappresentanti sapranno produrre e proporre, pur nella difficoltà di una rappresentatività minore, alcune leggi utili al Paese, e controllare l’operato dei partiti più grandi. Un controllo interno garantirebbe, oltre alla rappresentatività di una fetta maggiore di persone, anche una maggiore legalità.

Ogni lista può concorrere ad eleggere consiglieri comunali. Al primo turno solitamente i candidati sindaci sono tanti, e le liste che raccolgono voti sufficienti a superare il minimo per eleggere un consigliere, hanno una loro rappresentanza. Se al primo turno nessuno dei candidati a sindaco non raggiunge la maggioranza dei voti, si va al ballottaggio. Le liste che prima proponevano loro candidati possono sostenere uno dei due possibili futuri sindaci, ed in caso di vittoria in questo caso ne condividono il premio di maggioranza.

Si elegge un sindaco, che nomina la sua Giunta, che però risponde sempre al consiglio comunale.

Questa legge elettorale è la migliore che abbiamo in Italia, ma non è esente da difetti. Ad esempio c’è il problema delle liste civetta, e ci sono gli assessori nominati dal Sindaco, che costituisce una Giunta che ha più poteri del Consiglio ma può essere composta totalmente da persone non elette e nemmeno candidate per quest’ultimo.

Un esempio lampante è stata quest’ultima Giunta Comunale a Forlì: fatta di gente che non ha mai chiesto il voto e mai lo chiederà, e quindi si disinteressa nel suo operato quotidiano di rispondere ad una cittadinanza che subisce le loro decisioni. Possiamo immaginare, al di là delle qualità delle singole persone, in questo caso quantomeno discutibili, che un meccanismo del genere porti a storture e cattive politiche.

In attesa di una legge di questo tipo anche per il Parlamento, che andrebbe ritarata con l’introduzione di collegi e qualche protezione dai voti di scambio, si potrebbe tornare al Mattarellum subito, per evitare di votare anche solo qualche volta con il Porcellum.

Una mezza soluzione non andrebbe bene, perché sarebbe indecente anche un Governo formato con il solo 30% delle preferenze degli elettori, cosa possibile se si riproponesse il premio di maggioranza della Camera anche al Senato, con la scusa della Stabilità.