Questa volta ha ragione D’Alema

Se cambiassimo la legge elettorale porcata con un sistema uninominale, i cittadini non tornerebbero affatto ad avere una scelta. Non verrebbero ripristinate le preferenze, e saremmo obbligati a scegliere in una scheda tra solo 2 nomi. Bisogna sapere di cosa si parla, soprattutto quando si urla e si spediscono appelli in rete.

Nei sistemi uninominali per ogni collegio c’è un solo vincitore. Cosa significa? Significa che, allo stato attuale, per ogni collegio voteremmo o uno del centrodestra o uno del centrosinistra. Questo sistema tende naturalmente, se non obbliga, al bipartitismo. Non a caso è adottato in Francia, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Se questa legge è una porcata, il sistema elettorale USA non è certo un obiettivo democratico.

Io preferisco un sistema proporzionale, dove ogni forza presenta le sue idee ed i governi sono fatti da coalizioni formate da gruppi politici che non sono obbligati ad unirsi, ma decidono di coalizzarsi per un programma comune.

Prima di farvi un’idea, vi consiglio comunque di approfondire la questione, perché mi pare che in giro si stia parlando un po’ troppo senza cognizione.

Se D’Alema oggi parla di sistema elettorale tedesco non nasconde di farlo per coalizzarsi con l’UDC, ma ciò non toglie che abbia – questa volta – ragione.

5 risposte a “Questa volta ha ragione D’Alema”

  1. i sistemi elettorali non “obbligano”, dipende da come sono costruiti e in che realtà operano. il bipartitismo (che in inghilterra, con l’uninominale secco, non c’è), non viene meccanicamente favorito in assoluto da alcun sistema elettorale in particolare (ad esempio in un uninominale secco, basta la presenza di un partito a forte presenza regionale per fare si che questo entri prepotentemente in gioco, anche con una sovrarappresentazione rispetto ai suoi numeri in termini assoluti). Un sistema proporzionale, con una soglia di sbarramento molto alta o con collegi molto ampi, può essere più selettivo di un uninominale. Per questo è importante fare distinzioni. Non esiste un sistema elettorale ottimo per qualsiasi situazione, in Italia da 20 anni ancora non sono stati in grado di decidere quale sia il migliore, questo perché la maggiore rappresentatività generalmente comporta una minore stabilità e viceversa. Il rischio opposto è quello che viene chiamato tecnicamente “tirannia della maggioranza” per cui chi vince prende tutto, indipendentemente anche dal fatto che sia o no maggioranza reale nel paese (un partito con il 30% proporzionale potrebbe avere il 51% dei seggi). Va altresì detto che, a differenza di ciò che pensa berlusconi, avere la maggioranza dei consensi non significa avere ragione né tantomeno avere il diritto di fare come cavolo gli pare. ma questa è un’altra storia

    1. I sistemi elettorali, le regole del gioco, modificano le squadre.

      La porcata, assieme alla decisione dei due maggiori partiti di coalizzarsi con un solo alleato, ha portato ad un quasi bipartitismo.

      L’idea di un partito a forte presenza regionale che batta una delle due coalizioni in questo sistema mediatico è una ipotesi abbastanza fantasiosa.

      Ed anche se fosse possibile, otterrebbe una piccola percentuale di parlamentari rispetto ad un sistema proporzionale.

      E’ chiaro che non basta dire proporzionale o maggioritario per classificare il sistema, tanti altri fattori sono fondamentali: lo sbarramento, il premio di maggioranza, le preferenze.

      Io credo che i sistemi delle amministrative funzionino bene: proporzionale nell’elezione dei consiglieri, con un buon premio di maggioranza per garantire governabilità, ballottaggio delle 2 maggiori coalizioni.

      Andrebbe sistemato per funzionare a livello nazionale, ma non è impossibile. Funziona talmente bene che hanno dovuto ridurre i poteri dei consigli in favore delle giunte e degli apparati…

      Più si restringono i collegi e più si favoriscono i grandi partiti, questa è una regola piuttosto generica.

      Il problema è che ogni volta la legge elettorale viene scritta dagli eletti attuali per garantirsi un vantaggio maggiore alla prossima tornata. Dovremmo pensare ad una legge da attivare tra 10 anni, in modo da slegare gli interessi personalissimi ed immediati in favore di un beneficio futuro per la collettività.

  2. > Più si restringono i collegi e più si favoriscono i grandi partiti, questa è una regola piuttosto generica.

    Piuttosto inesatta, oserei dire (come vari assunti che fai nell’articolo e nel commento, cui Nicola ha già risposto e con il quale concordo): il maggioritario penalizza i piccoli partiti distribuiti in modo omogeneo in tutto il territorio, non quelli concentrati, che anzi sono avvantaggiati. Per i partiti maggiori è il contrario.

    Inoltre più è piccola la circoscrizione (o in presenza di correzioni al sistema proporzionale puro, ad esempio uno sbarramento), più sono svantaggiati i partiti minori distribuiti in modo omogeneo sul territorio.

    Da queste due leggi si evince che il problema non è la formula elettorale, ma la distribuzione del partito sul territorio: un partito piccolo e distribuito in modo omogeneo, perderà con qualunque formula che non sia il proporzionale puro.

    L’uninominale può assicurare una cosa di cui la politica italiana ha enorme bisogno: responsabilità verso i cittadini. Ogni cittadino deve sapere chi prendere a calci nel sedere se le cose gli vanno male: ogni formula che preveda più di un eletto per collegio, in un Paese come l’Italia, significa favorire il malgoverno e la corruzione, perché il cittadino non sa di chi sia la colpa di tutto questo. Si prenda l’esempio del Molise, i cui deputati sono (fra gli altri) Silvio Berlusconi e Antonio di Pietro: ognuno di loro può dire che è colpa di quell’altro se ai molisani le cose vanno da schifo, e ognuno dei propri elettori gli crederà, giustamente. Se invece il deputato del Molise è O Berlusconi O Di Pietro, la colpa di tutto sarà sempre di uno solo, non c’è scampo, e gli elettori, prima che alle parole, potranno badare ai fatti, perché non c’è un capro espiatorio.

    La proposta che faccio io è tornare al Mattarellum (quindi con all’uninominale, se volete anche col doppio turno oppure con il voto trasferibile – quest’ultimo può favorire enormemente un partito, non importa se grande o piccolo, che presenta un candidato “lo voterei però non può vincere”, perché la preferenza non è secca, bensì ordinale: è sempre uno a vincere il seggio, ma l’elettore può votare più candidati ordinandoli per gradimento, e alla fine vince chi ha più voti partendo da tutte le preferenze espresse e non solo da una), ma far funzionare lo scorporo come si deve evitando le liste civetta, in modo che la correzione proporzionale vada realmente a vantaggio dei partiti minori e non assegni quindi seggi aggiuntivi a partiti che già ne hanno dall’uninominale.

    Ma per fare questo dovresti fare una stramaledetta legge sui partiti, che li faccia uscire dalla giungla nella quale sguazzano onnipotenti, una legge che stabilisca che il principio democratico DEVE essere presente nei partiti, che ogni anno devono presentare bilanci trasparenti e certificati (come in Germania) e cose così. Per quanto riguarda la legge elettorale, la legge dovrebbe stabilire che non puoi creare liste a ca**o di cane: un partito deve avere una lista, più partiti possono avere una lista insieme, ma non si può ammettere che un partito o più partiti abbiano più di una lista allo scopo di eludere le regole del sistema elettorale. Le liste civetta erano buone per Mussolini, non possono esserlo anche per noi, ammesso di essere ancora una simil-democrazia.

    1. Intanto ti ringrazio per il commento, è bello confrontarsi con chi ha cognizione di causa.

      Quello che dici sulla distribuzione territoriale è vero, un partito con il 51% in un collegio (e solo in quello) potrebbe eleggere il suo candidato. o anche col 34%, se gli altri non trovassero un accordo.

      Ma con la politica fatta su media nazionali (ed in futuro europei ed internazionali) pensi che questo sia semplice o veramente possibile?
      Solo se ci fosse un desiderio forte territoriale, con forze separatiste o cose del genere.

      Quello che dici sul prendere a calci il proprio rappresentante invece non lo condivido.

      Non ho bisogno di una persona fisica da fustigare, ma ho bisogno di un gruppo che mi rappresenti.

      Che mi importa se quello che la pensa come me è del Trentino? Con un proporzionale puro ed un unico collegio (un estremo) potrei votare lui perché lo seguo e so che posso fidarmi di lui.

      I partiti minori distribuiti omogeneamente sul territorio rappresentano comunque una fetta importante della società. Non capisco perché 2 candidati che hanno 10’000 sostenitori ognuno, uno raccolti in rete ed un altro raccolti sul territorio dovrebbero essere trattati diversamente.

      La maggiore vicinanza col territorio favorisce poi anche i voti di scambio e gli interessi locali al posto di quelli nazionali: prende più voti chi fa piovere più soldi sul proprio pezzetto di terra, e non chi fa una scelta buona per tutto il Paese.

      Condivido infine la tua riflessione sulle liste civetta.

  3. l’uninominale secca favorisce il candidato mediaticamente più capace, non necessariamente quello preferito dal cittadino elettore.
    Indubbiamente poter scegliere fra una rosa di candidati, magari tutti radicati più o meno nel territorio, è meglio che dover per forza scegliere fra due candidati “secchi”, tipo i Di Pietro e Berlusconi portati ad esempio da tooby.
    L’uninominale secca, poi, condizionerebbe le scelte dei partiti che affiderebbero le candidature al “personaggio” più che alla “persona”.
    Il tacco a spillo vincerebbe sulla pantofola, come nel film già visto e che non vorrei più rivedere.
    Da tener conto, infine, delle tradizioni e della cultura del nostro paese che da sempre è sostanzialmente proporzionalista.

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