Come limitare i dati che forniamo a Facebook?

Dopo gli scandali sulla violazione della privacy su Facebook, in molti stanno uscendo dal social network.
E’ certamente una soluzione, anche se per diversi motivi è difficile perché alcuni contenuti sono stati spostati negli anni lì dentro (ed anche per questo sarebbe una buona cosa che le aziende, comprese le piccole, ricominciassero a pubblicare sui loro domini con un feed RSS).

Si può però limitare il numero di informazioni che inutilmente offriamo al social network, soprattutto quando navighiamo fuori Facebook.
Il consiglio che vi dò è di smettere di utilizzare Chrome e passare a Firefox, o ad un altro browser più coscienzioso in termini di privacy.

Come secondo passaggio, vi consiglio di installare queste due estensioni:

La prima fa in modo che navigando su un sito fuori Facebook, quest’ultimo non tenga traccia della vostra visita.
La seconda elimina le pubblicità e contestualmente anche delle componenti usate per tracciare le vostre navigazioni.

Oltre a questo, trattate Facebook come un luogo pubblico, non privato. Quello che pubblicate lì, immaginatelo a disposizione di tutti. Niente foto private, niente informazioni che non vorreste divulgare a terzi.

Un social network non è il posto per queste cose.

Zuckerberg dice che serviranno anni per sistemare i problemi di Facebook. Riguardo la privacy, alcune cose potrebbero farle subito: rendere possibile agli utenti di cancellare set di informazioni personali, rendere configurabile la possibilità di vietare i tag, far scegliere agli utenti quali dati Facebook può salvare e quali invece deve cancellare. Niente di così complicato, Mark.

E’ ora di togliere un po’ di dati da Facebook

Lo scandalo di Cambridge Analytica ha riportato alla luce il grosso problema della privacy sui social network. In breve, partecipando ad un sondaggio online gestito da una applicazione che chiedeva l’autenticazione su Facebook, gli utenti hanno consegnato un po’ di informazioni sul loro profilo alla loro azienda. Ma non solo, perché tra i dati ai quali poteva accedere questa azienda c’erano anche dati degli amici di queste persone, che è una cosa ancora più grave: ognuno è responsabile della propria privacy, ma quando coinvolge anche quella dei contatti il tema è più preoccupante.

Consiglio quindi di cogliere l’occasione per rivedere l’autorizzazione che negli anni abbiamo concesso alle applicazioni di terzi su Facebook. Per farlo basta andare qui:
https://www.facebook.com/settings?tab=applications

Vedrete l’elenco delle applicazioni che accedono ai vostri dati, e cosa possono consultare. Vi consiglio di eliminare tutto quello che non è indispensabile, e ridurre l’accesso alle applicazioni che proprio dovete usare.

Un altro consiglio è quello di non utilizzare gli account di Facebook e Google per registrarvi su siti e servizi di terzi. Fate un nuovo account ogni volta che vi viene permesso, altrimenti consegnerete un altro pezzo della vostra vita sia a chi fornisce la password sia a chi fornisce il servizio al quale volete registrarvi.

Ricordate sempre che quello che pubblicate su Facebook è di tutti, non è più privato. Un esempio per tutti riguarda le foto su Facebook. Se permettete agli altri di taggarvi sulle foto, e non rimuovete il tag, anche chi non è nei vostri contatti potrà vederle semplicemente entrando sul vostro profilo e scrivendo “NOME COGNOME FOTO“.

Questa cosa si può solo parzialmente controllare, modificando le impostazioni che riguardano il diario e l’aggiunta di tag.

Infine, consiglio di installare ed usare Mozilla Firefox per navigare, piuttosto che Chrome, ed installare il plugin Adblock o un equivalente. Già da solo è più coscenzioso sui propri dati, e nelle impostazioni di privacy potete fare in modo che cancelli la cronologia alla chiusura.

Window 10 viola la privacy?

Di default Windows 10 accede alla webcam, al microfono, ai contatti ed all’agenda allo scopo dichiarato di dare risultati di ricerca più personalizzati per l’utente.

Inoltre raccoglie tutte le posizioni dell’utente attuali e pregresse, usa un identificativo personale per tracciare le pubblicità e raccoglie la cronologia di navigazione.

Queste cose si possono disattivare, ma il problema è proprio questo: se l’utente non interviene a mano, ed è difficile che un non esperto lo faccia, il default rimane quello più invasivo.

La vera domanda da porsi è questa: avete mai avuto problemi nel cercare un file nel computer che fossero risolvibili con webcam e telefono o agenda?

Avete mai avuto la necessità di utilizzare lo storico dei vostri punti GPS per sapere a che ora vi trovavate in una certa data passata?

Oppure se siete andati su un e-commerce ed avete guardato una borsa che poi avete deciso di non acquistare, vi ha seccato il fatto che a distanza di giorni nessuno vi abbia ricordato che quella borsa è ancora in vendita?

Il tema è un po’ questo: nonostante le dichiarazioni di utilità per gli utenti, quello che perdiamo in termini di privacy è più di quello che acquistiamo in termini di funzionalità e comodità.

 

Occhio alla privacy: le 24 app Android che usano più dati su di voi

Vi consiglio di leggere questo articolo pubblicato su Lifehacker UK: Privacy Alert: These are the 24 Android Apps That Collect the Most Data on You.

Elenca le 24 applicazioni che raccolgono più informazioni del telefono o del tablet dove vengono installate.
Fate le vostre considerazioni in merito all’utilità che ne deriva, cercando magari alternative più attente alla privacy del loro utente.

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Come evitare la spunta blu di whatapp

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Whatsapp ha recentemente introdotto una nuova invasione della nostra privacy, la doppia spunta blu che indica la lettura del messaggio da parte del destinatario. Quindi permette di sapere non solo che il destinatario ha letto il messaggio, ma anche quando (conoscendo quando è connesso ad internet, quando ha aperto il nostro messaggio sul programma e conseguentemente quanto ci ha messo a risponderci).

Non c’è nessuna impostazione della privacy che permetta di evitare di inviare questa informazione automaticamente.

Però pare che esista un modo per evitare la spunta blu, almeno su Android: bloccando gli aggiornamenti automatici dell’applicazione arrivando al massimo alla versione 2.11.399, e non aggiornandola a mano, ed impostando queste regole nel pannello della privacy accessibile nel menu impostazioni –> Account -> Privacy:

Chi può vedere le mie informazioni personali:
Ultimo accesso: nessuno
Stato: Nessuno

Resta il fatto che questa applicazione è pessima e troppo invadente ed andrebbe sostituita da altre valide alternative, come “Telegram”.