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Da domani entra in vigore l’obbligo per tutti i siti che usano strumenti di analisi e statistica di stampare una informativa sui cookie per l’utente.
Il tema esiste ed è complesso: è giusto che l’utente sappia delle tracce che i siti salvano sul pc per monitorare gli utenti ed adattare le pubblicità e le informazioni sul loro profilo.

Però sarebbe stato molto meglio spiegare gli strumenti per evitare che questo accada, piuttosto che obbligare tutti i siti a mettere un pulsante che tutti cliccheranno senza leggere.

Io, ad esempio, vi consiglio di installare i plugin disconnect sul browser e fare in modo che ad ogni chiusura la cronologia, cookie compresi, vengano eliminati.

Ho firmato la petizione online, vi invito a fare altrettanto.

Mantellini: Memorie del dinosauro

Un bellissimo post di Mantellini che vi consiglio di leggere:

Negli ultimi tempi mi è capitato spesso di andare a Roma: quasi sempre arrivo in treno alla Stazione Termini. Oggi dopo aver letto un post di Vic su Friendfeed ho passato un po’ di ore in rete a fare ricerche sulla principale stazione ferroviaria della Capitale di cui non sapevo molto. Ho scoperto cose che probabilmente molti di voi sanno già, per esempio che la parte ondulata della stazione che si affaccia su Piazza dei Cinquecento è chiamata il dinosauro. Poi ho scoperto che l’ultima versione di Termini è stata completata nel secondo dopoguerra dopo una gara fra diversi progetti che creò molte polemiche

viaMemorie del dinosauro (A cosa serve Internet 4) – manteblog.

Report sulla pizza

pizzaDomenica scorsa ho visto la puntata di Report sulla Pizza. La trasmissione della Rai mostrava alcuni rischi derivanti da “disattenzioni” possibili delle pizzerie.

Faccio un breve sunto, ma vi consiglio di guardarvi la puntata sul sito della RAI.
Prima di tutto, gli ingredienti: utilizzare il meglio che abbiamo a disposizione costa circa 50 centesimi in più a pizza rispetto ad un prodotto puntato al risparmio delle materie prime. Olio d’oliva, Pomodori San Marzano, Mozzarelle. La conclusione è che è meglio spendere 50 cent in più ed avere un prodotto ottimo, piuttosto che risparmiarli ed avere un prodotto pessimo. La differenza in questi casi si sente moltissimo.

Poi la cottura: il forno va pulito, altrimenti la farina brucia e si mangia carbone (lo si nota dal fondo della pizza, che non deve essere nero).

E poi il cartone per le eventuali consegne a casa: Il suo interno deve essere bianco, di cellulosa pura, altrimenti si rischia di mangiare prodotti chimici derivati dal riciclo e dalla lavorazione.

Morale della favola, ne usciva un quadro poco edificante di questo prodotto nazionale.
Immediatamente ho pensato che forse non era il momento di fare le pulci anche alle pizzerie.
Però, nel dubbio, ho aperto il cartone della pizza che stava ancora nel bidone del riciclo: dentro era grigio, quindi un prodotto vietato per la pizza.

Quindi il secondo pensiero è stato che comunque fosse giusto sapere: poi ognuno si sarebbe regolato di conseguenza, secondo la propria sensibilità sul rischio.

Durante la settimana successiva, sono stato in una pizzeria napoletana. Ho guardato sotto la pizza, per vedere se fosse nera. Niente, pulita. Buonissima, come al solito. Sono stato contento, ed ho mentalmente premiato il locale, che vi segnalo e consiglio: Ristorante Pizzeria Tatà ROMA

Poi ho ordinato una pizza da asporto nello stesso luogo del cartone grigio. Il cartone, questa volta, era bianco. Segno che probabilmente avevano verificato e cambiato la fornitura delle scatole per le consegne, successivamente alla trasmissione.

Quindi il terzo pensiero è stato banale: è meglio sapere. Gli errori si compiono, a volte in buona fede ed a volte no. Ma se il cliente ha gli strumenti per capire cosa è meglio e dove sono i rischi, il mercato non ne risente. Il prodotto è migliore, cresce la competenza, si distinguono i più bravi da quelli che fanno un cattivo lavoro.

Spesso si parla a sproposito d’eccellenza: la storia è solo uno dei fattori che ci porta ad avere qualcosa di invidiato. Soltanto la ricerca, il miglioramento continuo e la conoscenza sempre più approfondita ci mettono nella condizione di continuare a stare un passo avanti alla concorrenza più scadente.

Quindi viva la pizza, un grazie a Report, ed una proposta: con le recensioni ed il passaparola aiutiamo i più bravi a farsi conoscere.

Fonte: Non bruciamoci la pizza (REPORT RAI)

Come fare per ritrovare il proprio cane

Ovviamente il primo consiglio in assoluto è quello di far applicare il microchip: in caso si smarrimento chi ritroverà il vostro cane potrà riconsegnarvelo.

Oltre a questo, vi consiglio di seguire queste indicazioni, nel caso sia stato perso un po’ lontano da casa:

1) I/il proprietario/i del cane dovrebbero prendere un capo di abbigliamento che è stato indossato almeno un giorno intero (più a lungo meglio è), in modo che il cane possa percepirvi il vostro odore.

2) Portate il capo di abbigliamento nel posto nel quale il cane è stato visto per l’ultima volta e lasciatelo lì. Se il cane ha un gioco o una cuccia (stile cesta) mettete pure questi oggetti.

3) Lasciate una nota ben visibile che spieghi perché sono stati lasciati in quel punto gli oggetti, in modo che nessuno li rimuova pensandoli abbandonati.

4) Lasciate anche una ciotola d’acqua, dal momento che probabilmente il cane non ne ha accesso. Niente cibo, dal momento che attirerebbe altri animali che potrebbero spaventarlo o allontanarlo.

5) Tornate il giorno dopo, o controllate più spesso possibile.

Il cane se tutto va bene dovrebbe rimanere lì ad aspettarvi.