Le Iene hanno ammesso che i loro video dei suicidi per “Blue Whale” erano falsi – Il Post

Le Iene hanno “questo tipo di narrazione”.

In un’intervista data a Selvaggia Lucarelli sul Fatto Quotidiano, l’inviato delle Iene Matteo Viviani ha ammesso di aver inserito dei video falsi nel servizio in cui ha raccontato “Blue Whale”, il misterioso fenomeno di internet nato in Russia che secondo qualcuno avrebbe spinto diversi adolescenti al suicidio ma sulla cui fondatezza circolano molte perplessità.

L’ammissione di Viviani è arrivata dopo un video della pagina Facebook “Alici come prima”, che ha scoperto che alcuni dei video che mostravano suicidi di adolescenti mostrati dalle Iene erano diversi da come erano stati presentati. Viviani, infatti, introduceva i video dicendo che mostravano ragazzi buttarsi giù dai palazzi per via della Blue Whale, che dovrebbe consistere in una serie di prove della durata di 50 giorni che comprendono automutilazione e privazione del sonno, e che si dovrebbero concludere con il suicidio di chi la sta facendo.

Il video di Alici mostra però che i filmati mostrati – che sono molto forti e disturbanti – in certi casi non possono essere collegati al Blue Whale: uno per esempio è stato girato in Cina (mentre Viviani diceva che erano tutti stati girati in Russia), un altro risale al 2010, prima che il presunto fenomeno cominciasse, e un altro ancora ha molti elementi che fanno pensare si tratti di un falso. Viviani ha spiegato a Lucarelli di aver ricevuto i video da una tv russa su una chiavetta USB, aggiungendo: «Ammetto la leggerezza nel non aver fatto tutte le verifiche». Ha però difeso la scelta di diffonderli, dicendo che «erano comunque esplicativi di quello di cui parlava il servizio». Alla domanda di Lucarelli sul perché includere dei video falsi, Viviani ha risposto: «Era solo il punto di partenza, cambiava qualcosa se mettevo un voice over di 4 secondi in cui dicevo che quei video non erano collegati al Blue Whale?».Viviani ha poi sostenuto che il servizio delle Iene abbia aiutato a sensibilizzare su Blue Whale, anche se apparentemente il dibattito sul tema è cominciato soltanto il giorno dopo la messa in onda dei video: secondo Viviani invece molti adolescenti sapevano già la storia prima. Nel servizio delle Iene si citava anche un adolescente di Livorno che secondo le Iene si era suicidato lo scorso marzo per Blue Whale: Lucarelli ha fatto notare che non fu quello il motivo, ma Viviani dice che le Iene avevano specificato che quella era la versione di un suo amico. Il servizio delle Iene raccontava il fenomeno con toni sensazionalistici, un comportamento sconsigliato ai media quando si parla di suicidi tra gli adolescenti: Viviani si è difeso dicendo che «Le Iene hanno questo tipo di narrazione», e che «cercare le debolezze nel servizio o certi titoli tipo “Le Iene incastrate nella loro falsità dal web” abbassano l’allerta su questo fenomeno». Finora non sono stati provati collegamenti diretti tra nessun suicidio e la Blue Whale, e fin dall’inizio è stato difficile capire se si trattasse di una leggenda di internet o di un fenomeno reale. Il sito Valigia Blu, che propende per la prima ipotesi, ha recentemente raccolto i dubbi e le smentite sugli articoli russi che ne hanno parlato per primi di Blue Whale, e ha ricostruito com’è stato raccontato il fenomeno sui giornali italiani, quasi sempre con toni allarmistici e senza molte verifiche, rendendo la questione ancora più confusa.

Fonte : Le Iene hanno ammesso che i loro video dei suicidi per “Blue Whale” erano falsi – Il Post

La Mussolini subisce uno scherzo telefonico e ci casca

Leggo che la Mussolini lamenta che il Comune di Roma l’avrebbe chiamata per proporle di cambiare cognome, annunciando querele.

Tempo fa la trasmissione la Zanzara di Radio24 faceva lo stesso scherzo telefonico: probabilmente sono stati loro.

Se anche gli autori dello scherzo fossero stati altri, le ipotesi sono due:

  1. Si è accorta dello scherzo e le sue dichiarazioni sono fatte per ottenere spazio su stampa e TV
  2. Non si è accorta dello scherzo e pensa veramente che al Comune di Roma abbiano il tempo (e le indicazioni) di chiamare a casa i cittadini per proporre i cambi di cognome.

Non so quale delle due ipotesi sia peggio, sinceramente.

Il mandato dei 5 stelle

Si sa che la Raggi prima della candidatura a Sindaco di Roma, ha firmato un contratto nel quale si impegna a far verificare tutte le decisioni importanti al suo partito. Non è il sindaco di Roma, ma il sindaco del suo partito, e questo già sarebbe ridicolo viste le critiche rivolte alla partitocrazia.

Il vincolo di mandato è una cosa abolita già prima della rivoluzione francese, e vietata pure dalla nostra bellissima Costituzione per i parlamentari.

Un ricorso stabilirà se questo contratto è valido e se eventualmente invalida l’elezione di chi lo ha sottoscritto.

Leggendolo nella sua interezza, vengono un po’ i brividi, ed in particolare vorrei farvi notare che gli eletti non potrebbero comunicare direttamente coi cittadini, ma solo attraverso il filtro di Grillo (sul quale ci sono i suoi annunci pubblicitari):

comunicazione-grillo

Il resto del canone Rai

La notizia di  questi giorni è che il canone RAI in bolletta è stato un successo. Una buona idea che ha abbattuto drasticamente l’evasione,  oltre le aspettative.  Così oggi la tv pubblica si ritrova un surplus di entrate,  che si propone di riequilibrare tagliando la pubblicità nei prossimi mesi. 

Io credo che sarebbe meglio fare di questi soldi un tesoro,  per una opera importante che simboleggi i risultati della lotta alla evasione. Se paghiamo tutti,  paghiamo meno e facciamo più cose per la collettività. 

Potremmo ad esempio ricostruire edifici terremotati, fare progetti per la prevenzione di malattie o per la loro cura (ad esempio l’epatite C che ha finalmente una cura efficace che costa moltissimo nel nostro Paese),  pubblicare corsi di elearning  online o mettere in rete gli archivi della tv pubblica, a partire da tutti i documentari storici e di pubblico interesse. 

Le idee sono infinite,  ma l’idea è quella di investire in qualcosa di buono questa cifra,  invece di perderla,  possibilmente in iniziative che coinvolgano aziende italiane.