Mozione sull’accesso pubblico al Sapere

CopyleftAllego il testo della mia mozione a favore del software libero ed alla cultura libera. A differenza delle altre presentate in Italia c’è un riferimento importante anche alle opere finanziate con denaro pubblico, per le quali si richiede la pubblicazione con licenza libera in formato elettronico su un sito predisposto dal Comune. Verrà discussa prossimamente in Consiglio Comunale, vi terrò aggiornati sulla data probabile e sull’esito del dibattito.

MOZIONE SULL’ACCESSO PUBBLICO AL SAPERE E LA LIBERA FRUIZIONE DELLE OPERE DELL’INGEGNO.

Il Consigliere comunale Alessandro Ronchi del Gruppo consiliare Verdi, ha presentato in data 12 giugno 2007, la mozione nel testo di seguito riportato:

Premesso che

* L’accesso pubblico al sapere e la libera fruizione delle opere dell’ingegno rappresentano un minimo comune denominatore per iniziative tra loro diverse (Open Access, Free / Open Content, Free Open Source Software – Sofftware libero, web Accessibility, No Trusted Computing), che si occupano di problemi diversi, ma che trovano una base condivisa nello sviluppo “aperto” della società della Conoscenza;
* Le pubbliche Amministrazioni hanno la possibilità di incentivare la produzione di opere dell’ingegno ed aumentare la loro distribuzione sul territorio, incrementandone i benefici per la popolazione, semplicemente utilizzando licenze d’uso diverse da quelle attuali e privilegiando le opere liberamente fruibili;
* Il Cittadino, per mantenere il rapporto di fiducia verso la Pubblica Amministrazione, ha il diritto di poter liberamente accedere alle informazioni pubbliche e pertanto la codifica di tali dati non deve essere legata ad un singolo proprietario;

Considerato che

* La diffusione delle tecnologie informatiche nella società e nel mondo del lavoro e delle professioni è alla base di quella che viene definita oggi come e-democracy e costituisce uno strumento ormai imprescindibile per garantire a tutti i cittadini il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero (art. 21 Costituzione), per rendere effettiva la libertà dell’arte, della scienza e del loro insegnamento (art. 33 Costituzione) e per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la loro effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art. 3 Costituzione);
* Nelle Linee guida del Governo per lo sviluppo della società dell’informazione, si dichiara il software libero (open source), vantaggioso in termini di contenimento dei prezzi, trasparenza (e quindi sicurezza), non dipendenza da un singolo fornitore, elevata riusabilità, accessibilità per le piccole realtà di sviluppo (economie locali).
* Il Software libero risponde all’esigenza di dare concreta attuazione, soprattutto da parte delle pubbliche amministrazioni (Stato, Regioni, Province, Comuni, Università, Scuole,…..), ai principi di buon andamento, economicità, partecipazione, libertà di manifestazione del pensiero, libertà scientifica e libertà di insegnamento, pluralismo informatico;
* Il software non libero o proprietario, attualmente molto diffuso, limita l’esercizio delle libertà fondamentali degli utenti e degli operatori professionali, favorisce la posizione dominante di pochi produttori e fornitori monopolistici e comporta restrizioni alla concorrenza ed al mercato dei diversi settori informatici;
* La sempre maggiore necessità di migliorare l’efficienza e l’efficacia degli investimenti, anche nel campo delle tecnologie dell’informazione, da parte degli enti pubblici, impone alle amministrazioni la ricerca delle possibilità di riuso delle soluzioni già realizzate, in un’ottica di positivo scambio di esperienze e di ottimizzazione delle risorse, come indicato tra le principali linee strategiche del CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione). Il software libero e le opere liberamente ridistribuibili in quest’ottica permette un notevole incremento delle opportunità di riuso del materiale già acquistato da altre amministrazioni, ed in un’ottica di coordinamento dei diversi enti garantisce un notevole risparmio di risorse pubbliche;

impegna

Il Sindaco e la Giunta comunale

* A svolgere un’indagine conoscitiva sull’impegno delle risorse informatiche all’interno degli uffici comunali, tesa a verificare ed attuare le possibilità di introdurre e/o diffondere l’utilizzo del software libero all’interno dell’Amministrazione, alla luce dei benefici rilevabili in termini economici, di funzionalità e di promozione delle libertà fondamentali;
* Ad impegnarsi per adottare formati aperti e gli standard disponibili sull’accessibilità per le comunicazioni con i cittadini; a promuovere il riuso dei beni immateriali acquistati (software, documentazione, corsi online, ecc.) collaborando con altri enti locali, per migliorare l’offerta dei servizi e l’efficacia dell’impiego delle risorse;
* A distribuire tutti i beni immateriali culturali finanziati interamente o con una partecipazione dell’Amministrazione Comunale o delle società con una partecipazione del Comune con quota superiore al 30%, sotto una forma che permetta:
1. la pubblica, libera e legale accessibilità e fruibilità, in particolare attraverso Internet
2. la completa accessibilità, includendo quindi tutte le tecnologie per garantire l’utilizzo da parte dei diversamente abili
3. una qualità idonea a garantire una buona fruibilità
* Ad obbligare gli autori dei beni immateriali culturali di cui sopra a rilasciare le loro opere con licenze d’uso Copyright che permettono dopo un anno al massimo dalla loro pubblicazione:
1. La possibilità di riprodurre e ridistribuire liberamente e senza oneri l’opera
2. la loro persistente indipendenza da eventuali diritti ulteriori connessi all’esercizio del diritto d’autore
3. la loro piena disponibilità libera da misure tecnologiche di protezione dalla produzione.

* A pubblicare dopo un anno al massimo dalla pubblicazione le opere di cui sopra sul sito web del Comune, ovvero un nuovo sito predisposto dall’Amministrazione, per distribuire i beni immateriali culturali finanziati totalmente o parzialmente, direttamente o indirettamente dall’Ente.

Firmato
Alessandro Ronchi

Rinnoviamo la cultura

Scopro attraverso Mantellini dell’esistenza di una petizione che ha lo scopo di difendere chi utilizza immagini digitali di pittori protette dall’azione legale della SIAE. L’ho sottoscritta, anche se ritengo necessario modificare la legge che permette una interpretazione così severa dei diritti d’autore, senza distinzione tra fini didattici e scopo di lucro.
Dobbiamo mettere mano alle leggi sul Copyright, per due motivi molto semplici:
– nel 1941 la situazione era palesemente diversa ed il concetto stesso di diritto d’autore, una volta molto netto, oggi si compone di un arcipelago di situazioni complesse che vanno analizzate caso per caso, senza eccessive leggerezze o punizioni una-tantum.
– chi l’ha adeguata, nel 2004, non aveva la minima idea di cosa stava facendo, o se ce l’aveva era troppo soffocato sulle posizioni di una industria, quella della vendita di beni di consumo culturali, che probabilmente oggi dovrebbe essere più matura, alla luce dei cambiamenti di questo ultimo triennio. Altrimenti merita un inevitabile declino che faccia spazio ai soggetti, anche economici, più lungimiranti.

Segue il testo della petizione:

Alla luce delle recenti denunce dalla Siae a siti didattici e culturali non profit per l’utilizzo di immagini digitali di pittori protette dai diritti d’autore, con richiesta di ingenti somme pecuniarie, esprimiamo all’opinione pubblica le nostre preoccupazioni di educatori e formatori.
La Siae infatti, applicando “alla lettera” una legge le cui origini risalgono all’anteguerra (legge del 22/4/1941, n. 633 e successivamente adeguata con la legge 22 maggio 2004, n. 128) e non individuando alcuna differenza tra uso didattico-formativo-istituzionale e uso commerciale, pretende il pagamento di diritti d’autore su opere protette. In particolare essa sostiene che l’utilizzazione, anche parziale, di un’opera costituisce lesione del diritto morale dell’autore e che la riproduzione non autorizzata delle opere in questione lede gli esclusivi diritti patrimoniali che la legge riconosce agli stessi.

Ecco solo alcune delle innumerevoli conseguenze dirette che si verificano rispettando la norma:
1- qualsiasi sito scolastico o blog didattico che utilizza per puro scopo didattico file sonori, immagini protette, citazioni d’autore, rischia ingenti sanzioni e quindi la chiusura immediata
2- le rappresentazioni teatrali, i saggi di fine anno caratterizzati da sottofondi musicali alla presenza di pubblico o dei genitori sono insostenibili dal punto di vista economico
3- la realizzazione di cd rom didattici e la creazione di ipertesti sono estremamente costose
4- la libertà didattica e le specifiche competenze professionali degli insegnanti ne risultano condizionate

Questo comportamento limita fortemente la funzione formativa della Scuola e la libertà didattica degli insegnanti!

Chiediamo quindi al Ministero della Giustizia, al Ministero della Pubblica Istruzione, al Ministero dei Beni Culturali che la Scuola, nell’ambito della propria e specifica funzione educativa, formativa e didattica, sia esentata dal COPYRIGHT in situazioni non profit e che gli insegnanti vengano equiparati alle categorie che possono beneficiare gratuitamente di opere artistiche nel contesto professionale, senza fini di lucro. Chiediamo inoltre che le richieste vengano estese a produttori di cultura off /on line a livello gratuito e che operano nello spirito del Cooperative Learning, quali associazioni e community non profit.

La sottoscrizione è iniziata il 28 Gennaio 2007

Wikipedia ed i misteriosi 100MLN di dollari

Leggendo un articolo in rete che chiede al padre di Wikipedia di riconsiderare l’offerta di 100 milioni di dollari per uno spazio pubblicitario sulla famosa enciclopedia libera, ho iniziato a riflettere sulla opportunità o meno che questo avvenisse, ed i vantaggi che potrebbero derivarne.

Io credo che i banner su wikipedia potrebbero essere utili, a patto:
– che non modifichino in nessun modo i contenuti
– che ci sia un’asta pubblica per lo spazio, trasparente
– che i soldi vadano allo sviluppo di software libero oppure allo sviluppo di contenuti liberi finora non ottenuto con wikipedia (ad esempio libri di testo liberi)
– che mai wikipedia sia venduta ad una azienda
– che sia possibile scaricare tutto il database di wikipedia per assicurarsi che mai venga perso il prezioso materiale –> E’ già possibile, attraverso la pagina
http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Database_download

Poi mi sono ricordato di un altro articolo letto qualche tempo fa, dove
Tra l’altro mi ero dimenticato di un articolo che avevo letto poco tempo fa, dove Jimmy Wales chiedeva alla comunità di Wikipedia cosa avrebbero voluto fare con 100 MLN di dollari, investendoli su materiale coperto da Copyright che verrebbe in questo modo liberato.

Capite che le due notizie hanno molto più senso se collegate tra loro, e questo segnale potrebbe delineare quantomeno la volontà di parlarne. Certamente potrebbe essere un passaggio fondamentale per lo sviluppo libero della cultura, nel bene o nel male. Io credo che sia una opportunità, piuttosto che un pericolo, sempre che vengano rispettate le regole che ho appena citato.

Riferimenti:
1) Un banner su wikipedia potrebbe valere 100 mln di dollari
2) Quali diritti di opere coperte da copyright da liberare comprereste con 100 mln di dollari?

Voi cosa ne pensate?

Adotta un pinguino: Grillo predica male e razzola peggio

Tux - La mascotte di LinuxBeppe Grillo ha scritto un post sul suo blog intitolato “Adotta un Pinguino”. Il riferimento è al software libero ed a Linux, che ha come mascotte proprio un pinguino con i piedi da papera. Purtroppo, come accade spesso quando si parla di quello che non si conosce, in poche righe commette diversi errori molto gravi, tanto che rimane di buono solo il fatto che ne faccia parlare.

Intanto fa una grande confusione tra Linux, software libero e software gratuito. Linux è un software libero, un sistema operativo (come Windows e MacOSX), la base sulla quale girano tutti gli altri programmi per computer. Passare a Linux significa cambiare molti programmi, oppure scaricare le versioni per Linux di quelli che già si hanno nel proprio pc. Ma il software libero non è solo Linux, e spesso è consigliabile passare a programmi per il sistema operativo che si usa già (Windows o MacOSX), per facilitare poi l’eventuale passaggio al sistema operativo completamente libero (Linux).

Alcuni di questi software sono famosissimi e molto diffusi, e molti dei loro utilizzatori non conoscono nemmeno la filosofia che ha portato al loro sviluppo. OpenOffice.org, Firefox, ThunderBird, sono solo alcuni esempi. Chi non sa cosa sia il software libero e non ha mai visto questi software, dovrebbe scaricarli: il download è gratuito.
Il fatto che si possano scaricare liberamente dal web non significa che non abbiano nessun costo. Introdurre un software in una azienda spesso significa fare formazione, ad esempio, e quindi pagare qualcuno che insegni ad utilizzarli. Il vantaggio economico del software libero sta nel fatto che chiunque ne abbia le competenze può lavorarci sopra, adattare il programma alle proprie esigenze, modificandolo dall’interno.

Chi non ha mai programmato fatica a capirne così il funzionamento. Io spesso ricorro all’esempio di una torta. Il software proprietario (non libero) è come la torta che si acquista dal pasticcere. Si acquista la torta, la si mangia così com’è e se va bene la prossima volta dovremo acquistarne un’altra dallo stesso pasticcere, se ci ha soddisfatto. Il freeware, software gratuito, diverso dal free software (software libero) è come una torta che ci viene regalata. Se ci ha soddisfatto possiamo chiedere che ce ne venga regalata un’altra, oppure acquistarne una dopo che il produttore ci ha convinto della sua qualità. Lo shareware è una torta gratuita con qualche limitazione. Possiamo mangiarla solo per 10 minuti, oppure possiamo mangiarne solo la panna. Anche qui, se vuoi la torta completa devi pagare qualcosa. Il software libero è una torta di cui ci viene fornita la ricetta, con l’obbligo di dare la ricetta a chiunque riceva la torta o una torta fatta con quella ricetta (qualsiasi modifica o sperimentazione facciamo sulla ricetta). Non è scritto da nessuna parte che la torta sia gratis, anche se spesso lo è. Libertà e gratuità sono due qualità distinte, unite solo dalla parola free inglese, che crea molta confusione. “Free as in speech, not free as a beer” è la frase che spiega la differenza (la libertà di parola è diversa dalla birra gratis). Per questo è stato introdotto il termine Open Source, che ne crea meno ma non mette l’accento sulla libertà.
Tornando alla nostra torta libera, qualsiasi sia la modalità con la quale riceviamo la torta veniamo in possesso della ricetta. La ricetta è il sorgente della torta, che ci permette di replicarla e modificarla. Questa è la forza del software libero: è un accordo tra produttore e cliente che permette al cliente di replicare quello che ha acquistato e di modificarlo secondo le proprie esigenze, oppure ricorrendo a concorrenti che abbiano la capacità di fare quello che il produttore originario ci fa pagare troppo oppure non è più in grado di fare, perché magari è fallito.

Internet ha dato una grande mano al software libero: distribuire le ricette e le torte se sono digitali non costa praticamente nulla, in rete. Ognuno contribuisce al miglioramento delle ricette, così che la torta è sempre migliore.
Questo funziona sia con i volontari che lo fanno per passione, sia con le aziende che ci lavorano.
Siccome c’è un sacco di concorrenza, i prezzi sono bassi e la qualità è alta.

Qualche commento superficiale e stupido nel post di Grillo parla di costi nascosti per il software libero. Di costi nascosti proprio non ce ne sono: qualsiasi software si può provare, aprire, controllare prima di decidere di investirci qualcosa sopra (se non va bene così com’è). Tutto è alla luce del sole: ti serve una mano? La paghi. Se ti serve una consulenza vai dal migliore offerente, senza nessuna limitazione.

I costi nascosti sono nel software proprietario, invece, perché non si ha la libertà di scegliere il proprio fornitore. Quando lavoravo per una scuola scoprii che tempo fa ci fu una azienda che regalò alle scuole un programma gestionale. Molte lo installarono, convinte finalmente di avere un programma gratis. Dopo qualche tempo l’azienda iniziò a chiedere 500 mila lire per ogni ora di assistenza fuori dal contratto standard, comunque costoso. Queste scuole erano piegate dal fornitore: non potevano cambiare perché altrimenti avrebbero perso tutti i dati. Se quel software fosse stato libero, avrebbero semplicemente fatto un altro bando.

Il software libero sarebbe un bene da sviluppare anche con contributi statali: se si pensa al risparmio che avrebbe lo Stato investendo dei soldi per realizzare un software libero e distribuirlo gratuitamente a tutti gli Enti distribuiti sul territorio si capisce quale importanza potrebbe avere. Ma il software libero viene utilizzato poco dalle amministrazioni perché nonostante non sia una novità pochi ne comprendono il funzionamento, anche tra gli addetti ai lavori. Figuriamoci Grillo o i parlamentari, che si occupano di tutt’altro. Forse contribuisce alla sua difficoltà di diffusione all’interno delle pubbliche amministrazioni il fatto che ci sia una concorrenza perfetta: spesso i bandi sono studiati e ritagliati per una specifica azienda, piuttosto che su un risultato che si vuole ottenere.

Grillo ha perso un’altra occasione: poteva chiedere ad un esperto qualunque, oppure ad un gruppo di esperti, di scrivere un articolo a sostegno del software libero. Io lo avrei fatto gratis, e come me molti altri che lavorano nel settore o sono semplici appassionati. Ma ha deciso di non farlo, di dire la sua in maniera demagogica ed imprecisa, portandosi dietro tutto il gregge dei commentatori del suo blog (il 99% ha scritto senza sapere di cosa stava parlando).

Ma l’errore di Grillo non sta solo sui contenuti del suo articolo. Lui che fa il predicatore potrebbe dare il buon esempio: utilizzando un software libero per il proprio blog, o per i propri forum. I suoi “seguaci” spendono fior di quattrini ogni mese per poter utilizzare un sistema che è poco più di un forum con agenda condivisa. Se si riunissero le forze e le spese di questi meetup si potrebbe pagare una ditta per fare tutto quello con software libero, finalmente in italiano, fatto da gente italiana, risparmiando soldi e dando un ottimo esempio. Invece anche lui si affida ad una azienda straniera, probabilmente multinazionale.

Ma questo è il modo di fare dei predicatori: parlano parlano parlano senza sapere quello che dicono, spesso cercando di avvicinarsi solo a quello che la maggior parte della gente vuole sentire, invece di cercare una propria verità. Grillo è peggio dei politici che tanto disprezza: loro sanno dire e fare anche cose impopolari, seguendo una propria visione coerente della società.

Grillo invece ha acquisito solo la loro capacità di comunicare, senza avere nessuna responsabilità di quello che dice anche quando potrebbe farlo, come in questo caso, nel suo piccolo.