Alessandro Ronchi

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Si possono vedere le serie tv americane su internet in maniera legale?

Il problema della pirateria, per chi produce beni digitali, è serio. Sappiamo tutti, e l’ho scritto più volte, che la soluzione fino ad oggi messa in campo dal nostro Paese è quella di una forte criminalizzazione del fenomeno. Chi scarica illegalmente contenuti compie un reato penale, sulla carta punibile fino a 4 anni di reclusione.Una pena quantomeno spropositata.

Io credo che la repressione non serva assolutamente a nulla, soprattutto in questo caso, anche vista l’inapplicabilità della legge.

Però si potrebbe diminuire il fenomeno venendo incontro alle esigenze degli utenti, rendendo più semplice il comportamento legale rispetto a quello illecito.

Apple con la distribuzione degli MP3 ha risolto parzialmente il problema: la musica scaricata legalmente ha coperto una parte dell’esigenza, anche se rappresenta una minima parte rispetto alla condivisione alternativa.

Il costo forse oggi rappresenta un ostacolo ad una diffusione più ampia. Con un po’ di coraggio, si potrebbe pensare di distribuire a costi inferiori i contenuti, rendendoli appetibili anche a chi oggi non ci si avvicina. Il costo della distribuzione di un album su file attraverso il web rasenta lo zero. I costi di produzione e pubblicitari sono certamente più elevati, ma una decina di euro per disco sono comunque molti, rapportati ai costi. E visto che il guadagno dei musicisti oggi viene dai live e dal merchandising, si potrebbe osare di più e chiedere di meno.

Ancora peggio, se vogliamo, per i film ed i telefilm. Per i primi, i costi per una visione a noleggio superano quelli del noleggiatore di DVD. E’ vero, c’è la comodità dell’assenza di spostamenti, ma se si vuole una diffusione di massa si devono applicare prezzi non di nicchia.

Per i telefilm e le serie TV invece dovrebbero prevedere la possibilità di vedere a pagamento in streaming oppure scaricare le puntate. Che io sappia non esiste nulla di legale, almeno in Italia, che permetta di vedere le serie tv americane con i sottotitoli. Perché non prevederlo? Io sono convinto che un po’ di appassionati sarebbero disponibili a pagare cifre oneste. Se invece il rispetto della legalità è impedito per indisponibilità del servizio, oppure più complicato o troppo costoso, è naturale che le vie alternative continuino a proliferare.

Il popolo pigro delle petizioni online

L’ho scritto anche tempo fa. L’enorme potenziale di Internet per un aumento della democrazia nel Mondo è attualmente in gran parte sprecato dalla superficialità con la quale lo utilizziamo.

Potremmo sfruttare la rete per informarci di più, abbattere le distanze, discutere approfonditamente, separare barriere fisiche.
Invece in gran parte questa abbondanza di informazioni ci ha ridotto la lettura lunga e ragionata, in favore della massa di informazioni senza approfondimento e senza verifica.

Per quanto riguarda l’attivismo politico, oggi in tanti si sentono soddisfatti per aver firmato l’ennesima petizione online. Senza considerare la sua assoluta inefficacia.

Così la rabbia e l’indignazione vengono incanalate nel recinto sicuro sul web, senza una vera ricaduta nella società.

Condivido al 100% quello che scrive Sofri su Il Post, che vi consiglio di leggere:
Il popolo pigro delle petizioni online

Il vero valore di Facebook

Le aziende che si basano su grossi siti web hanno un valore che è difficile valutare economicamente. Così quando vanno in borsa a volte vengono sottostimate, altre volte altamente sovrastimate.
In questi mesi abbiamo visto il vero valore di Facebook. Non era così difficile prevederlo, e nel mio piccolo ne avevo già parlato con un po’ di anticipo (https://alessandroronchi.net/2012/facebook-non-vale-5-mld-di-eur/)

A tre mesi dal suo debutto a Wall Street, Facebook ha dimezzato il proprio valore in Borsa. Se il primo giorno il titolo è stato scambiato per 38 dollari, attirando anche investitori di peso come il miliardario George Soros che ci ha investito 10,6 milioni di dollari, ora è venduto a 19,79 $, cedendo il 6,79 per cento. Entro dicembre comunque si ipotizza una immissione di altri 1,7 miliardi di dollari in azioni.
Fonte: Il fatto Quotidiano

In realtà non mi dispiace affatto, la rete era migliore prima e senza Facebook, e sarà migliore quando passerà la moda.

Disinstallare l’acquario

Leggendo della presentazione di fantastiche nuove funzioni per smartphone mi viene in mente che ad oggi non posso ancora rimuovere le applicazioni inutili che il fornitore ha deciso di inserire nel mio telefono.

Ad esempio lo sfondo animato dell’acquario, che non ho mai richiesto e non ho mai usato, proprio oggi mi chiede di aggiornarsi e mandare il mio numero di telefono al suo programmatore.

Non voglio nemmeno sapere perché uno sfondo dovrebbe voler accedere ad internet e conoscere il mio numero. Vorrei semplicemente cancellarlo.

Quindi sorrido quando leggo di riconoscimento vocale, telecamere spaziali ed altre minchiate, quando basterebbe molto meno per farmi felice.

Maggiore libertà sulla scelta dei programmi, maggiore privacy e possibilità di decidere quali applicazioni possono accedere ad internet dalla mia tasca tramite un banalissimo firewall.

Divide et impera

La lotta di questi anni tra tutte le più grandi aziende del web è sulla aggregazione dei servizi. Google vuole farti da sistema operativo, accogliere i tuoi documenti, gestire la tua posta, possedere il tuo telefono cellulare, e ricordarsi i tuoi gusti personali. Peggio ancora Facebook, che fa della sfera personale e privata delle persone un nemico da abbattere.

Il problema è che gli aspetti della nostra vita sono tanti. Per esempio se siamo fortunati abbiamo un lavoro, e magari non vogliamo mescolare completamente quello che facciamo per campare con il nostro tempo libero.

Le big web companies partono dalla volontà di avere un filo conduttore di tutta la nostra vita, allo scopo di conoscerci meglio per venderci di più (pubblicità, servizi, profilazioni, ecc.). Ed in parte fanno finta di volerci accontentare, generando “cerchie” di contatti tra le quali separare i nostri contenuti. Salvo poi scoprire che stanno mantenendo i nostri dati più privati per scopi tutt’altro che trasparenti (vedi Twitter con i numeri di cellulare).

Quello che mettete su Facebook è su Facebook ed è di Facebook, non più vostro. Ed è normale, partendo da questi presupposti, che Facebook usi la nostra faccia per convincere i nostri amici a guardare una pubblicità.

Questo quello che vogliono loro. Ma noi che cosa vogliamo?
A pensarci bene, cos’è che abbiamo guadagnarci dalla integrazione di tutto?
E’ comodo avere i contatti sia su cellulare sia su posta ed internet, ma questo si può fare anche senza che una unica azienda possieda tutti i fatti nostri.

Utilizzo il motore di ricerca di Google da quando è nato. Prima usavo altavista, magari qualcuno se lo ricorda. Il motore di ricerca di Google ha sempre funzionato bene.
Cerchi un passeggino, trovi un passeggino. Cerchi un biglietto del concerto di Vasco, trovi un biglietto del concerto di Vasco.
Non voglio che la ricerca di Google faccia di più e di meno di questo. Non voglio che cercando un film da vedere mi mostri un cartone animato per bambini perché dalla ricerca precedente ha ipotizzato che io abbia un figlio.
Lui non sa e non deve mai sapere che cercavo un passeggino per fare un regalo.
E se vogio un cartone animato, basta aggiungere la parolina magica alla ricerca di prima.

Non è vero che lo fanno per gli utenti, lo fanno per giustificare enormi database pieni di nostri dati.

Morale della favola, ad ogni passo di queste big verso l’integrazione di cose che non voglio integrare, farò un passo verso la dis-integrazione. Iniziando con la rimozione dei servizi che non sono necessari.

Ciao Ciao Google+, ad esempio. Partendo dalla Dashboard di Google, si può vedere a cosa siamo registrati, e scoprire ad esempio che per certi servizi non è prevista nemmeno la possibilità di cancellazione.

Se Google vorrà cambiare il Google Reader per obbligarmi a condividere qualcosa di quello che leggo quotidianamente, ciao ciao anche a quello. E via così.

Ho lottato e vinto quando Microsoft voleva possedere dal pc alla lavastoviglie con i suoi programmi e sistemi operativi, sono sicuro che vincerò anche questa.

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