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Libero non significa gratis

jimmy walesIl post oggi pubblica un bell’articolo su Jimmy Wales, cofondatore di Wikipedia, a quanto pare non così ricco. Leggendolo però si capisce come nel Mondo l’open source, o i commons, siano spesso coincidenti con il gratuito nell’immaginario collettivo.

In realtà più che un pregio, il fatto che uno degli uomini che ha più cambiato il nostro modo di fruire la cultura su internet sia meno ricco di un venditore di automobili è certamente un difetto.

Un difetto nella visione dei collaboratori che offrono il loro tempo gratuitamente, che probabilmente vedrebbero malvolentieri la ricchezza del loro numero uno. Ed un difetto nel sistema della fruizione dei contenuti immateriali, beni comuni che non per forza devono essere gratuiti. Ma c’è ovviamente differenza tra chi offre un’ora del suo tempo e chi spende la propria vita, investendo inizialmente tutto su una idea che poteva ovviamente rivelarsi sbagliata.

Se il sistema funzionasse perfettamente, Wales dovrebbe essere prima di tutto più felice di qualsiasi altro big dell’Internet odierna. Spero davvero che lo sia, perché il suo esempio si spera venga seguito da decine di altri big futuri.

Se la persona che vende i nostri dati è più ricca e più famosa di quella che ci insegna la storia, c’è un problema da sistemare.

Non mi pare che la pubblicità su Wikipedia, se messa con certi criteri, possa danneggiare il progetto. Se serve a pagare i costi almeno dell’hardware  e della connettività necessari a portare sapere in tutto il Mondo, non ci vedo nulla di male. Anzi, le donazioni potrebbero essere indirizzate alla creazione di nuovi contenuti, come ad esempio libri di testo open per le scuole, opere più corpose rilasciate con licenza d’uso di widipedia e modificabili online come l’enciclopedia, ed altro ancora.

In fondo molti dei contenuti di Wikipedia contemporanei sono più o meno spinti dall’interesse ad essere presenti sulla piattaforma, che se vogliamo è un atteggiamento ancora più rischioso del finanziamento pubblicitario al progetto.

 

L’Italia compie un altro passo verso il bipartitismo ed il Piano della P2

Uno degli aspetti più preoccupanti del congresso di costituzione del nuovo partito di Berlusconi è stato il rilancio del progetto del bipartitismo.
La nascita del PDL è molto probabilmente il primo passaggio verso un sistema elettorale e politico nuovo nel nostro paese, che ci renderà più simili agli Stati Uniti in uno dei suoi aspetti peggiori: il sistema (anti)democratico che lascia ai cittadini la scelta testa o croce tra 2 soli partiti e 2 soli candidati.

C’è un candidato a vita e finché rimarrà in vita faremo ad ogni elezione un referendum per lui o contro di lui.

La dittatura è una forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, se non addirittura nelle mani del solo dittatore, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo stato. (wikipedia)

In questo percorso il secondo passaggio è il prossimo osceno referendum sulla legge elettorale, che se approvato eliminerebbe le coalizioni e renderebbe il nostro sistema esattamente identico a quello prospettato dal Piano di Rinascita Democratica della P2: due soli partiti allo scopo di “semplificare” il panorama politico.

A questo proposito, spero che un giorno la politica italiana faccia finalmente a meno di Mariotto Segni e dei suoi referendum sulle leggi elettorali.