Alessandro Ronchi

Iraq

935 bugie per poter fare la guerra in Iraq

“Sono 935 le dichiarazioni false, relative alla sicurezza nazionale e alla minaccia costituita dall’Iraq di Saddam Hussein, rilasciate dal presidente George W. Bush e sette alti responsabili della sua amministrazione nei due anni seguiti all’11 settembre 2001”: lo documenta uno studio pubblicato oggi da due organizzazioni americane indipendenti, il Center for public integrity e il Fund for independence in journalism.

Purtroppo questa notizia non ha avuto una diffusione adeguata alla sua importanza, anche a causa dei recenti sviluppi politici italiani: solo un quadratino spesso 1 cm su Repubblica e su La Stampa. Grazie a Paola Baiocchi per avermela segnalata.

Fonte: MISNA – Missionary Service News Agency

I Verdi in piazza contro la guerra in Iraq

Ecco un paio di foto dalla manifestazione dei Verdi contro la guerra in Iraq del 4 Giugno 2004. Mi spiace di non aver dato la notizia con il giusto preavviso, ma è stata organizzata abbastanza in fretta.
Le forze dell’ordine, che hanno dimostrato estrema disponibilità e simpatia:

E questa è la piazza. Si intravede la mia auto, in mezzo al corteo, travestita da carro armato, poco prima che venissero messi dei fiori simbolici dentro al cannone:

La tortura: fuori è brutta, dentro è legale

Solo a me sembra strano il fatto che ci sia tanto scalpore nei confronti delle torture in Iraq, proprio da parte degli stessi politici che in Italia hanno depenalizzato il reato nel caso non venga reiterato?
Hanno forse accertato che le immagini ed i documenti si riferissero ad una seconda tortura, e non alla prima?

A me pare orribile andare assieme alla corrente, solo all’occorrenza e quando non si può farne a meno, per poi staccarsene quando non ha più tanta forza e risalire il fiume dal verso opposto.

Abbasso consumi = maggiore vendita auto

Questa equazione non necessiterebbe di molte spiegazioni. Eppure sembra non essere così scontata come si pensa.

Abbiamo infatti finanziato per anni la rottamazione dei vecchi veicoli, senza considerare attentamente quali nuovi modelli venivano acquistati, chiamando questa operazione “Ecoincentivi”.
Finiti gli ecoincentivi, ecco che crolla il mercato dell’auto: non credo sia una cosa assurda, visto che da un mese all’altro il prezzo dell’auto aumenta di 4000 euro, ed i cittadini non sono poi così stupidi.

Ed ecco che la Fiat dichiara che le proprie vendite sono in calo, e decide di licenziare 10000 lavoratori (all’estero, così non si rischia nessuna protesta in Italia contro la casa automobilistica).
Beppe Grillo, andato ai cancelli con la Smile, l’auto di Greenpeace che fa 100 km con 3 litri basata su modifiche alla Renault Twingo, inizia il suo discorso di protesta affermando che per vendere auto bisogna fare auto che consumino poco, che siano finalmente frutto di un progresso tecnologico.

La Fiat, sicuramente senza tenere in considerazione nemmeno per un attimo Grillo, porta a termine lo sviluppo della nuova Punto, il suo asso nella manica per una ripresa economica. Ed in venti giorni raccoglie 32000 prenotazioni in Italia e 70000 in Europa, segno che il modello piace.

Analizzando con attenzione i dati che ci propongono i quotidiani, notiamo che il 35% di questi ordini coinvolge la serie Diesel Multijet a 16V, 1300 di cilindrata, contro il 6% di mercato che aveva totalizzato il diesel nel vecchio modello di Punto.

Perchè di questo incremento?
Basta guardare i dati di consumo di questo gioiellino: 4,5 litri per 100 chilometri contro i 6 che contraddistingono la vecchia Punto.

Può darsi che i consumatori inizino a svegliarsi: il carburante costa caro al portafoglio ed alle vite umane (la guerra in Iraq non è poi così accantonata, se continuano a morire soldati americani, eppure è stata già bollata come terminata…).

Cara Fiat, continua così: non vogliamo altri SUV, vogliamo auto che ci permettano di arrivare a destinazione nella maniera più sicura possibile, con la spesa economica ed ambientale minore possibile.

Speriamo, inoltre, che i prossimi ecoincentivi vengano rivolti con un occhio particolare a questo tipo di auto a bassa emissione di CO2 e a basso consumo: solo così potrebbero fregiarsi del prefisso “Eco”.

Speriamo che la nuova Lancia Ypsilon segua la stessa strada, magari ritoccando ulteriormente i consumi verso il basso.

Speriamo che si arrivi alla produzione dell’auto che faccia 100km con un litro, le tecnologie ci sarebbero.

Speriamo.

La nuova Punto a 5 Porte

Guida al consumo critico, edizione 2003

La nostra responsabilità di abitanti e custodi del pianeta non si esaurisce infilando una o più schede nell’urna. In realtà noi votiamo ogni giorno, continuamente.

Ogni volta che mangiamo, ci vestiamo, facciamo la spesa; compriamo un giornale o un libro; andiamo al cinema o rimaniamo in casa a vedere la Tv.

Ognuna delle migliaia di scelte che compiamo quotidianamente ci carica di una precisa responsabilità; esprime il nostro consenso o meno nei confronti di un sistema economico e quindi politico. Con le nostre piccole scelte quotidiane possiamo dire si al riscaldamento del pianeta o no al taglio delle foreste pluviali; si all’inquinamento dell’aria o no alla globalizzazione.
Insomma votiamo continuamente, e di questo è bene esserne consapevoli.

Questa guida si propone di aiutare il consumatore nella scelta dei prodotti, aggiungendo ai parametri di questa scelta che compiamo ogni giorno la consapevolezza che ogni azienda adotta e favorisce politiche economiche di grande impatto nel nostro sistema, sia sull’ecologia che sugli equilibri politici degli stati mondiali.
Quando facciamo il pieno alla Esso, sappiamo di aver contribuito alla scelta di fare guerra all’Iraq.

Non basta una bandiera a far capire le noste opinioni alle grandi multinazionali, dobbiamo cercare di colpirle proprio nell’economia di queste grosse aziende.

Se il business muove politica ed ecologia (Il protocollo di Kyoto insegna), allora la politica e l’ecologia devono influenzare anche il business, per non arrivare ad un vicolo cieco.

Guida al consumo critico

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