Trasporti

Inauguriamo anche le manutenzioni, chissà che i servizi non migliorino

Pare che non ci sia nulla di meglio di una inaugurazione per mostrare di aver fatto qualcosa. Per questo, di fronte ad una scelta molto semplice, il denaro pubblico viene sempre riversato su qualcosa di nuovo piuttosto che sul miglioramento o mantenimento dell’esistente.
Il servizio di trenitalia oggi è tremendo: le esperienze di disagi, ritardi, treni annullati o fermati in transito sono talmente frequenti che tutti potrebbero raccontare qualche episodio.
Così non mi stupiscono i primi disagi di Frecciarossa, immagino che la figuraccia verrà riparata in fretta con un disagio Trenitalia standard.
Quando accadono queste cose, però, dovremmo chiederci come cittadini se veramente valga la pena bloccare una rete o ritardare investimenti necessari, per avere un trenino che risparmia meno di mezzora di tempo al costo di qualche miliardo di euro.
Chi usa il trasporto collettivo ha bisogno di certezza negli orari, sicurezza contro i guasti, organizzazione e logistica.
Dovremmo inventarci un modo per inaugurare anche gli interventi di manutenzione, in questo modo probabilmente aumenteremo gli investimenti per l’efficienza delle nostre reti.

Cantieri utili per una mobilità sostenibile

Aperitivo -  Cantieri Utili per una mobilità sostenibileBere un aperitivo insieme discutendo di politiche ambientali – Venerdì 6 luglio 2007 ore 17,30 presso il Ristorante Muffaffè P.zza XX settembre, 2 – Forlì

Sarà presente Anna Donati – Presidente Commissione LL.PP e responsabile trasporti e infrastrutture dei Verdi

Leggi l’invito

I risultati del Congresso dei Verdi

Il congresso dei Verdi, che si è chiuso a Fiuggi, ha riconfermato presidente del partito Alfonso Pecoraro Scanio con 523 voti favorevoli, 18 contrari e un astenuto. La votazione si è tenuta nella giornata di sabato.

Nell’ultima giornata dell’assemblea i delegati hanno votato per il rinnovo dell’Esecutivo e del Consiglio federale. Il nuovo gruppo dirigente sarà composto da esecutivo e da un gruppo di 5 donne, tra cui Daniela Guerra, capogruppo dei Verdi in Regione Emilia Romagna, che è stata nominata da Pecoraro responsabile dell’organizzazione. E’ in corso lo spoglio dei voti per l’elezione del Consiglio federale, che sarà proclamato nei prossimi giorni.

L’esecutivo, tra parentesi i voti raccolti, è così composto: Diego Tommasi (80), Massimo Fundarò (71), Alessandro Metz (68), Angelo Bonelli (66), Domenico Lomelo (66), Marco Lion (65) e Marcello Saponaro (59). Tutti e sette gli eletti erano collegati alla mozione, presentata dal presidente e dall’esecutivo uscenti, dal titolo “Il sogno ecologista e la sfida del cambiamento”. Il gruppo di 5 donne, oltre alla Guerra, è composto da Grazia Francescato, deputata e presidente onorario del Sole che ride, Iva Berasi, assessore provinciale di Trento, Cristina Morelli, capogruppo dei Verdi in Regione Liguria e dalla senatrice Loredana De Petris. Ai lavori dell’esecutivo sarà invitato anche il coordinatore dei Giovani Verdi, Rafi Korn.

Per l’Ufficio di presidenza il presidente dei Verdi ha già indicato Paolo Cento, Stefano Boco, sottosegretari rispettivamente all’Economia e alle Politiche agricole, Gianfranco Bettin, Capogruppo in Regione Veneto, e Dino Di Palma, Presidente della Provincia di Napoli.

Per l’Ufficio del programma Pecoraro ha invece indicato anche Fabio Roggiolani, Consigliere regionale dei Verdi, Regione Toscana.

Il congresso dei Verdi è stato a impatto zero, ha cioè compensato l’impatto della tre giorni congressuale legato ai consumi energetici dei delegati, con la piantumazione di 10 mila metri quadri di foresta in Costarica.

Nella relazione introduttiva di venerdì Pecoraro ha sottolineato la necessità di coniugare economia ed ecologia: serve un nuovo patto anzitutto per abbattere le emissioni di gas serra prodotte dai trasporti e dalla produzione energetica che stanno modificando il clima.

Con impatti che interessano il pianeta ma anche il nostro Paese, come dimostrano la diminuzione dei ghiacciai alpini, il rischio che molte località costiere possano essere sommerse in seguito all’innalzamento dei mari e di desertificazione di aree più interne della penisola.

Un allarme, quello climatico e del degrado ambientale, sottolineato anche dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, che in un messaggio inviato al congresso dei Verdi ha sottolineato come servano “rapide e concrete risposte da tutti gli stati nazionali e dalle organizzazioni internazionali ma anche un impegno consapevole di tutti i cittadini”.

Mozione approvata dal Senato sulla conferenza di Nairobi

Il Senato ha recentemente approvato una mozione che contiene diversi impegni, tra i quali la revisione dei certificati verdi e degli incentivi alla produzione di energia da fonti assimilate alle energie rinnovabili. Speriamo bene.

Segue il testo della mozione, che ho ricevuto da ASPO Italia.

Mozioni sulla Conferenza di Nairobi
(1-00039) (testo 2) (Approvata dal Senato il 07 novembre 2006)

RONCHI, MATTEOLI, FERRANTE, MUGNAI, DE PETRIS, PIGLIONICA, BELLINI, CONFALONIERI, MOLINARI, SCOTTI, FAZIO, SODANO, BATTAGLIA Antonio, LIBE’, BARBATO. –

Il Senato,
premesso che:
dal 6 al 17 novembre 2006 si terrà a Nairobi la II Conferenza delle parti (157 Paesi) che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto (MOP2) sia per proseguire il confronto avviato alla Conferenza del 2005 a Montreal che per aggiornare il protocollo e individuare i nuovi impegni al termine del primo periodo di verifica 2008-2012;
contemporaneamente, nella stessa sede e negli stessi giorni, si terrà anche l’XI Conferenza delle parti che hanno ratificato la Convenzione sui cambiamenti climatici (189 Paesi), la COP11, che comprende anche Paesi che non hanno ratificato il protocollo, ma che hanno accettato di proseguire il confronto per definire le modalità di raggiungimento dell’obiettivo a lungo termine della Convenzione, per promuovere la ricerca e lo sviluppo di tecnologie volte a limitare l’impatto sul clima delle emissioni di gas serra e per favorire l’accesso a tali tecnologie anche ai Paesi in via di sviluppo;
la Commissione europea, nella comunicazione COM-2005-35 al Consiglio ed al Parlamento europeo, ha affermato: «I cambiamenti climatici sono una realtà. (…) I dieci anni più caldi mai registrati sono tutti concentrati dal 1991 in poi. Le concentrazioni di gas serra sono le più elevate degli ultimi 450.000 anni. (…) L’UE è riuscita ad abbattere le proprie emissioni del 3% rispetto al 1990, ma manca ancora molto per raggiungere l’obiettivo di riduzione dell’8% fissato dal Protocollo di Kyoto. (…) Anche se le politiche già adottate saranno attuate, è probabile che le emissioni su scala planetaria aumenteranno nei prossimi vent’anni, imponendo riduzioni delle emissioni mondiali pari almeno al 15% rispetto ai valori del 1990 entro il 2050. Tra il 2030 e il 2065 il contributo cumulativo dei paesi sviluppati e quello dei paesi in via di sviluppo dovrebbe essere lo stesso. Si può pertanto dedurre che se l’UE dimezzasse le proprie emissioni entro il 2050, non ci sarebbero conseguenze significative sulle concentrazioni atmosferiche se altri paesi responsabili di ingenti emissioni non procederanno ad analoghi tagli consistenti.»;
mentre le emissioni globali dal 1990 al 2003 sono aumentate del 18%, le trattative internazionali sul clima registrano notevoli difficoltà: gli Stati Uniti mantengono le loro riserve sul Protocollo di Kyoto al quale continuano a non aderire; i Paesi in via di sviluppo sono in genere restii a contenere le proprie emissioni di gas serra: le misure per ridurre le emissioni di gas serra sono onerose, ma molto meno onerose delle conseguenze dei cambiamenti climatici sia nei paesi industrializzati che in quelli di nuova industrializzazione;
in Italia, Paese che ha ratificato il Protocollo di Kyoto con la legge 1º giugno 2002, n. 120, secondo i dati ufficiali, trasmessi al Segretariato della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici il 14 aprile 2006, le emissioni dei gas serra nel 2004 sono salite a 583,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti (Mt CO2 eq.), a fronte di un impegno di riduzione delle emissioni a 485,8, con una distanza dall’obiettivo del Protocollo di Kyoto pari a 97, 7 Mt CO2 eq.: un aumento del 13% a fronte di un impegno di riduzione, entro il 2008-2012, del 6,5%;
gli aumenti più consistenti di emissioni di gas serra dal 1990 al 2004 in Italia hanno riguardato il settore dei trasporti (da 104 Mt CO2 a 132,6, con un aumento del 27,5%) ed il settore della produzione di energia termoelettrica (da 108,9 Mt CO2 a 127,3, con un aumento del 17%). Nel settore dei trasporti l’aumento delle emissioni di CO2 negli ultimi anni sembra frenare (dal 2000 al 2004 l’aumento è stato del 6,5%), nel settore termoelettrico invece sembra accelerare (dal 2000 al 2004 l’aumento è stato dell’8,5%). Nel settore civile e terziario dal 1990 al 2004 l’aumento è stato pari al 10,6%. Sostanzialmente in linea con l’obiettivo di Kyoto risultano i settori dell’industria manifatturiera e delle costruzioni con un calo delle emissioni nel periodo citato del 3,8%, e quello dell’agricoltura, con un calo delle emissioni del 6,8%;
il mancato raggiungimento dell’obiettivo di riduzione di emissioni di gas serra per l’Italia comporterebbe un costo non solo ambientale, ma anche economico, rilevante. Il periodo di verifica degli obiettivi di Kyoto inizia nel 2008; oggi il prezzo della tonnellata di CO2 presenta incertezza e variabilità ancora notevoli, ma è ragionevolmente prevedibile che si stabilizzerà verso l’alto. Supponendo un costo medio dei meccanismi flessibili pari a 15 euro la tonnellata, se la distanza dall’obiettivo si confermasse intorno ai 100 milioni di tonnellate, l’Italia dovrebbe sborsare circa 1,5 miliardi di euro l’anno, fra acquisti di diritti di emissione e progetti di cooperazione per realizzare tali riduzioni all’estero. Se poi, come pare necessario e probabile, dopo il 2012 vi fossero ulteriori e ancora più impegnativi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra e l’Italia vi giungesse impreparata, i costi potrebbero diventare veramente proibitivi;
i settori regolati dalla direttiva 2003/87/CE, che contribuiscono per circa il 38% delle emissioni totali dei gas serra nazionali, sulla base dello schema del Piano di Assegnazione 2008-2012 avviato in consultazione con i settori interessati nel luglio del 2006, rispetto all’assegnazione 2005-2007, sono chiamati ad una impegnativa riduzione di emissioni: tale impegno, oneroso, riflette, da una parte, i ritardi accumulati da una parte di essi, ma dall’altra anche i ritardi in altri settori, non regolati dalla citata direttiva, come i trasporti ed il settore civile;
le emissioni di gas serra derivano in larga parte dall’uso di combustibili fossili (nel 2005 l’Italia ne ha consumati 185,9 Mtep, cioè milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) importati per il 91%. Il costo dell’energia primaria importata è stato nel 2005 pari a circa 36,5 miliardi di euro. Tenendo conto del mix attuale dei combustibili fossili consumati in Italia, l’obiettivo di Kyoto comporterebbe una riduzione dal 15 al 20% del consumo di combustibili fossili (in relazione, a quali combustibili si riducono di più, dato il diverso contenuto di CO2 nelle emissioni). Ciò comporterebbe una riduzione della bolletta energetica del Paese circa della stessa percentuale: dai 5 ai 7 miliardi di euro all’anno;
tali riduzioni dei consumi di combustibili fossili andrebbero ricercate nel settore dei trasporti (che consuma il 60% del petrolio che l’Italia importa), in quello dell’energia elettrica, degli usi civili e del terziario, con misure di efficienza energetica e di risparmio, con sviluppo del cabotaggio, del trasporto su ferro e collettivo, con un maggiore e consistente impegno per la produzione e l’uso di fonti rinnovabili e pulite per generare energia elettrica, calore e carburanti, con possibili ricadute positive tecnologiche, produttive e occupazionali,

impegna il Governo:
ad operare, insieme all’Unione europea e nel suo ambito, per affrontare il secondo periodo, dopo il 2008-2012, con politiche e misure, concordate in ambito internazionale, più efficaci ed incisive, necessarie per contrastare l’aumento delle concentrazioni di gas che concorrono ad un preoccupante cambiamento del clima, ridurre in modo adeguato tali emissioni, attuare misure di prevenzione e di adattamento;
ad operare al fine di ampliare la partecipazione alle iniziative in atto per affrontare cambiamenti climatici secondo il principio della responsabilità comune, differenziata negli oneri;
poiche´ 6 Paesi (Stati Uniti, Canada, Russia, Giappone, Cina e India), insieme all’Unione europea producono il 75% delle emissioni mondiali di gas serra, a sostenere gli sforzi tesi ad attivare e a trovare un’intesa in questo «G7» per il clima;
a sostenere la ricerca e il cambiamento tecnologico, l’economia della conoscenza, poiché le misure necessarie per far fronte al cambiamento climatico influiranno sulle modalità di produzione e di utilizzo dell’energia nel mondo e stanno promuovendo innovazione, cambiamenti di beni, servizi e consumi, determinando anche nuove condizioni per la competitività economica sui mercati;
ad attuare il Protocollo di Kyoto come occasione per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e la fattura delle importazioni energetiche del Paese, per l’innovazione nel settore dei trasporti, della mobilità e della logistica, il risparmio delle famiglie nei consumi civili e domestici, l’innovazione del sistema di produzione di energia elettrica e di calore, l’efficienza energetica, l’innovazione tecnologica e l’occupazione;
ad aggiornare la delibera CIPE 123/2002 ed il relativo Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra in modo da far fronte alla accresciuta distanza (97,7 Mt CO2) dall’obiettivo di Kyoto;
ad integrare tale Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra in un programma nazionale energetico-ambientale, concordato con le Regioni, definito con il Parlamento, in una sede stabile istituzionale di coordinamento, aggiornamento e monitoraggio dei risultati, al fine di avere un quadro unitario coerente, di riferimento e di indirizzo;
a rafforzare la ricerca ed il supporto tecnico alla diffusione delle politiche e delle misure che concorrono alla riduzione delle emissioni di gas serra, all’aumento dell’efficienza e del risparmio energetico, alla diffusione della produzione e dell’uso di fonti rinnovabili;
a prestare grande attenzione al settore dei trasporti, della mobilità e della logistica, in cui le misure per la riduzione della congestione del traffico urbano e delle emissioni locali che suscitano preoccupazioni, come le polveri sottili e il potenziamento, l’adeguamento, l’ammodernamento del sistema ferroviario e di quello portuale, rilevanti per il Paese, hanno ricadute decisive anche per la riduzione delle emissioni di gas serra;
a fare dell’efficienza e del risparmio energetico una effettiva priorità, poiché consente una riduzione sempre più rilevante dei costi di produzione, con un recupero di competitività, e un significativo risparmio per le famiglie, oltre a ridurre le emissioni di gas serra;

a promuovere con maggiore efficacia lo sviluppo di tutte le fonti energetiche rinnovabili (idriche, geotermiche, eoliche, solari, biomasse) per la produzione di energia elettrica, di calore e di carburanti, superando i certificati verdi e l’incentivazione delle fonti non rinnovabili assimilate, con un sistema incentivante, differenziato per fonte, senza tetti, accessibile, certo e di lunga durata, assicurando il collegamento con le reti di distribuzione e procedure di localizzazione e di autorizzazione più semplici, in grado di garantire le necessarie valutazioni ambientali, territoriali ed economiche, in tempi più rapidi, con trasparenza per i cittadini e per gli operatori;

a sostenere, in rapporto con le piccole e medie imprese largamente prevalenti nel sistema produttivo nazionale, con particolare riferimento ai loro distretti, la piccola cogenerazione distribuita, di energia elettrica e di calore, che consente maggiore efficienza e più alti rendimenti, migliora le condizioni di concorrenza, con benefici economici ed ambientali; a sostenere lo sviluppo dei distretti agro-energetici in modo che l’agricoltura possa valorizzare sia le risorse rinnovabili disponibili sul territorio (solare, idrica, eolica) sia quelle direttamente producibili o ricavabili dalle proprie attività (biogas, biocarburanti, biomasse), sia da attività di forestazione e manutenzione dei boschi, in modo da produrre, insieme ai benefici ambientali, un’integrazione del reddito per gli agricoltori, contrastando l’abbandono delle campagne in corso;

a sostenere la ricerca e la sperimentazione della cattura e del sequestro sicuro della CO2, che potrebbe consentire un utilizzo pulito dei combustibili fossili e dell’idrogeno (un vettore potenzialmente in grado di consentire l’accumulo ed il trasporto dell’energia rinnovabile ed un suo successivo uso pulito con impieghi ad elevata efficienza energetica);
ad adoperarsi attivamente affinché i Paesi in via di sviluppo siano tenuti in debita considerazione nel futuro regime internazionale per la lotta al cambiamento climatico, nel pieno rispetto dei loro interessi vitali riguardanti la promozione del loro sviluppo economico e la lotta alla povertà;
a sostenere nelle sedi competenti, la riduzione degli investimenti della Banca mondiale in combustibili fossili ed un aumento esponenziale del sostegno all’efficienza energetica, rinnovabili su piccola scala e risparmio energetico, riconsiderando altresì il ruolo della Banca nel supporto ai meccanismi di flessibilità (permessi di emissione e Clean Development Mechanism) previsti dal Protocollo di Kyoto.

Il programma di Pecoraro per le primarie

I verdi di Forlì sostengono ed invitano a votare il presidente Alfonso Pecoraro Scanio alle primarie del 16 ottobre affinché le tematiche e le istanze ambientaliste siano rappresentate adeguatamente all’interno del programma dell’Unione.

Potete trovare ogni informazione sul presidente nazionale dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio e sulla sua candidatura, al sito www.pecoraroprimarie.it.

Pecoraro Scanio si candita a rappresentare nell’Unione 13 priorità programmatiche, allegate a questo articolo.

PIU’ AMBIENTE, PACE, DIRITTI E SOLIDARIETA’ NELL’UNIONE

1.. Difendere la Costituzione. Più democrazia e partecipazione.
2.. Pace e democrazia. Riforma dell’Onu, cooperazione internazionale, disarmo e nonviolenza, lotta alle povertà. Globalizzare i diritti.
3.. Riforma economica e fiscale per l’innovazione, la sostenibilità e la solidarietà. Reddito sociale di cittadinanza e lotta al precariato. Riconoscere le nuove professioni.
4.. Donne e giovani. Mezzogiorno. Aree interne e montane, piccoli comuni: opportunità per il rilancio economico e sociale dell’Italia.
5.. Nuovo piano per infrastrutture davvero utili e rilancio della mobilità sostenibile. Riforma della politica energetica e dei rifiuti.
6.. Legge urbanistica nazionale. Beni comuni. Recupero e tutela del patrimonio artistico e storico.
7.. Agricoltura, artigianato, piccole imprese, turismo e cultura: settori su cui investire davvero.
8.. Per un’informazione libera. Il pluralismo culturale e tematico. Internet e software libero.
9.. Diritto alla salute. Per tutti. Benessere e promozione dello sport.
10.. Uno stato laico garante dei diritti di tutti. Difesa della scuola pubblica. Pacs.
11.. Giustizia, legalità e sicurezza. Ecologia della politica e trasparenza nella Pubblica amministrazione. Diritti dei consumatori.
12.. Immigrazione e cittadinanza. Riforma del welfare. Politiche di tolleranza, lotta all’emarginazione e al disagio.
13.. Tutela della biodiversità e diritti per i nostri amici animali.

Le 13 Priorità programmatiche del candidato Pecoraro Scanio per l’Unione, all’interno del Progetto per l’Italia: I principi e le azioni dell’Unione
Premessa

Futuro. Una parola semplice che oggi più che mai suscita due sensazioni contrastanti: speranza e preoccupazione. Vogliamo restituire speranza e fiducia ad una società che è costretta, per scelte sbagliate, a guardare al proprio futuro con preoccupazione.

Mai come in questi ultimi anni sono stati messi in crisi valori che erano considerati il fondamento del vivere civile e della convivenza. Gli interessi privati, e spesso l’affarismo, hanno sopraffatto gli interessi pubblici e una miriade di nuove norme hanno minato la certezza del diritto e di un diritto uguale per tutti.

I Verdi, le realtà arcobaleno e i tanti comitati di cittadini mobilitati per queste primarie ritengono che nel nostro Paese occorra ripartire da quei valori e propongono l’ambiente e la solidarietà come chiavi per indirizzare le nuove scelte che dovranno essere compiute.

L’ambiente, quindi, non come ambito tematico isolato ma come riferimento trasversale per indirizzare le politiche economiche, l’innovazione, la gestione del territorio, i nuovi diritti e i nuovi doveri, la promozione di nuova cultura e sensibilità, di un rispetto che possa portare alla convivenza pacifica dei popoli. La solidarietà deve saper mettere al centro l’altruismo come valore. La solidarietà è la scelta strategica capace di guidare i rapporti tra le persone, gli stati, il Nord e il Sud del mondo.

Abbiamo visto come dietro la guerra si nascondano formidabili interessi economici legati allo sfruttamento delle risorse naturali. E’ chiaro a tutti come la povertà di molti paesi del mondo sia legata a scelte economiche globali che mirano a mantenere nelle mani di pochi risorse naturali che invece dovrebbero essere accessibili a tutti.

L’immigrazione, per esempio, è innanzi tutto fuga da questa povertà. E noi, paesi sviluppati grazie anche allo sfruttamento di risorse naturali non nostre, abbiamo la responsabilità di dare risposte serie e concrete di solidarietà.

La corretta gestione delle risorse naturali e la solidarietà, dunque, sono le chiavi su cui si gioca il futuro del mondo in termini di pace o guerra, di convivenza o conflitto, di ricchezza di pochi o benessere di molti, di povertà diffusa o dignità di vita. Offrono modalità più efficienti di produrre e soddisfare i bisogni di tutti, limitando i consumi di risorse non inesauribili; di arginare gli sconvolgimenti di sistemi e cicli naturali causati da forme di inquinamento che si trasformano sempre più spesso in catastrofi e malattie.

L’ambiente in Italia ha incredibili potenzialità che la politica sino ad oggi non ha saputo cogliere. La bellezza e le risorse del nostro paese, sopravvissute a speculazioni e scempi, rappresentano il punto da cui partire. Questo significa operare su due fronti: preservare questi beni, naturali ed artistici, che rappresentano intrinsecamente il nostro essere, valorizzarli in modo corretto, senza snaturarli, quale volano di uno sviluppo diffuso che recuperi e promuova in termini di qualità tradizioni, prodotti, forme di ospitalità, restauri ed interventi di recupero. Ma questo certamente non basta. E’ essenziale coniugare il recupero con l’innovazione. In Italia, infatti, l’innovazione, tecnologica ma non solo, in troppi settori è rimasta arretrata.

L’unione, quindi, di qualità ed innovazione sono alla base dell’unica credibile ipotesi di rilancio economico del nostro paese. Nell’industria come nell’agricoltura la sfida ai nuovi mercati non potrà mai essere vincente se basata solo su parametri legati ai costi di produzione, ma deve appunto imporre parametri di qualità e innovazione che proprio nella chiave “ambiente” trovano la loro principale ragione d’essere.

L’Italia ha il dovere di tutelare i propri tesori anche al di là della risorsa che questi rappresentano. Proteggerli perché il nostro patrimonio artistico è davvero un patrimonio di tutta l’umanità, proteggerli perché la diversità biologica che caratterizza il nostro patrimonio naturalistico è la più importante d’Europa ed è strettamente connessa alla qualità della vita di tutti. Sui beni artistici e naturali si è tentato di fare mercimonio e i beni dello Stato, il demanio, le aree protette sono stati messi a rischio da tentativi di vendita, di sfruttamento improprio. Si è perso il senso del valore della tutela, quale garanzia della conservazione di uno straordinario patrimonio collettivo che si è voluto vedere solo in funzione delle sua potenziale capacità di “fare cassa”.

Questa dissennata scelta, insieme alla politica dei condoni edilizi, delle sanatorie paesaggistiche, del rilancio dell’edilizia senza regole e pianificazione, delle grandi infrastrutture cosiddette pubbliche, ha aggravato lo stato di sofferenza e di crisi inteso come territorio, paesaggio, centri storici, borghi antichi, boschi, coste, fiumi e montagne e ha provocato un enorme spreco di denaro pubblico senza alcun beneficio per i cittadini.

Chiediamo di ripensare le politiche di gestione del territorio, dei beni culturali e naturali. Proponiamo di superare la logica delle megaopere pubbliche e di riaffermare quella della manutenzione ordinaria e straordinaria di cui questo paese ha bisogno. Un grande progetto, quindi, per realizzare interventi calibrati e legati al territorio in cui si inseriscono, funzionali alle esigenze reali e concreti della gente, dai trasporti pubblici agli acquedotti; dal consolidamento degli edifici nelle aree a rischio sismico e la messa in sicurezza delle aree dissestate ad un piano di recupero e ricostruzione in bioedilizia per le periferie e le aree degradate. Creando così occupazione e una risposta all’emergenza abitativa.

Chiediamo di immaginare uno sviluppo che non sia semplicemente sinonimo di crescita. Uno sviluppo nella direzione di una maggiore qualità della vita slegato dalla crescita scriteriata di consumi, di territorio occupato, di rifiuti prodotti. Uno sviluppo dove l’ ambiente dia all’economia anche parametri diversi rispetto a quelli del solo prodotto interno lordo, che offra la possibilità il dare un valore reale e tangibile ai beni naturali, siano essi l’acqua che consumiamo, l’aria che respiriamo, il suolo che usiamo o le risorse che importiamo.

Chiediamo che i principi di solidarietà e di rispetto per la dignità delle persone siano al centro dell’agire politico. L’obiettivo è quello di un benessere fisico, psichico ed economico in cui siano effettivamente garantiti a tutti il diritto alla vita, all’istruzione, alla casa, ad un lavoro stabile, ad un reddito dignitoso, alla salute e alla sicurezza. Anche sul piano internazionale l’azione di governo deve guardare alla promozione dei diritti della persona, dei principi democratici e di giustizia sociale. In particolare, è necessario che il governo sia protagonista di una campagna internazionale per l’abolizione della pena di morte, per la piena ed effettiva applicazione della Carta dei diritti dell’uomo e delle altre convenzioni internazionali a tutela delle persone.
Perché questo sia possibile occorre riacquistare fiducia nelle istituzioni, riaffermare l’importanza del rispetto delle leggi come presupposto di convivenza, ridare all’educazione la capacità di far conoscere il valore delle cose comuni e di come la vita degli uomini sia inscindibilmente legata a tutta la vita del pianeta.

Occorre riaffermare quel senso di partecipazione alla cosa pubblica che responsabilizzi tutti e renda tutti partecipi, ridare protagonismo alle forme di aggregazione capaci di esprimere progetti comuni, di sostenere azioni affinché nessuno possa sentirsi escluso.

Ci poniamo l’obiettivo di dare un segno di discontinuità non solo rispetto a ciò che ha caratterizzato quest’ultima disastrosa legislatura, ma anche rispetto alla tradizionale cultura economica e industriale che rischia di riproporre, anche nella coalizione di centrosinistra, scelte sbagliate.

1) Difendere la Costituzione. Più democrazia e partecipazione.

Attuare le riforme necessarie per garantire un vero federalismo, valorizzando la centralità degli enti locali nel rispetto del principio di sussidiarietà. No alla devolution. Riconoscimento della tutela dell’ambiente tra i diritti costituzionali. Bilancio e urbanistica partecipati. Voto alle elezioni amministrative per gli immigrati e nuova legge sulla cittadinanza. Riformare l’istituto referendario per restituire valore alla partecipazione popolare.

2) Pace e democrazia. Riforma dell’Onu, cooperazione internazionale, disarmo e nonviolenza, lotta alle povertà. Globalizzare i diritti.

Ritirare immediatamente le truppe italiane dall’Iraq. Avviare la riduzione delle spese militari nel corso della prossima legislatura e destinare i fondi risparmiati alla cooperazione internazionale, alla costituzione di corpi civili di pace, al potenziamento delle nostre forze di polizia e dell’intelligence internazionale per la lotta al terrorismo. Riformare l’Onu e il Wto per perseguire una politica di pace attraverso la lotta a povertà e ingiustizie, estendendo diritti e tutele. Introduzione della Tobin Tax. Ripristinare i vincoli previsti dalla L.185/90 sull’importazione ed esportazione delle armi. Cancellare il debito dei paesi poveri. Sostenere il commercio equo e solidale con incentivi fiscali ed eliminando i dazi all’importazione per questi prodotti. Liberare il nostro paese dal nucleare militare.

3) Riforma economica e fiscale per l’innovazione, la sostenibilità e la solidarietà. Reddito sociale di cittadinanza e lotta al precariato. Riconoscere le nuove professioni.

Perseguire l’equità fiscale, reintroducendo le tasse di successione per i grandi patrimoni, tassando adeguatamente le transazioni finanziarie e le speculazioni. Lotta all’evasione. Ridurre il carico fiscale sul lavoro, le nuove attività e i professionisti. Pensioni sicure e dignitose. Introdurre il reddito sociale di cittadinanza. Lotta al precariato: estendere diritti e tutele a tutti i lavoratori. Cancellare le norme che istituzionalizzano la precarietà. Promuovere l’occupazione anche con piani di sostegno dell’industria per innovazione e ambiente puntando alla produzione di beni destinati al miglioramento della qualità della vita. Piano di riqualificazione edilizia delle periferie e delle aree degradate con uso di tecnologie avanzate e bioedilizia. Riconoscere le nuove professioni e riformare gli ordini.

4) Donne e giovani. Mezzogiorno. Aree interne e montane, piccoli comuni: opportunità per il rilancio economico e sociale dell’Italia.

Le donne e i giovani sono tenuti ai margini delle responsabilità decisionali. Servono misure concrete di sostegno all’imprenditoria giovanile e femminile. Atti di governo per aumentare la partecipazione alla vita economica e istituzionale. Il rilancio del Sud è un dovere e un’opportunità per tutto il paese. Iniziative per rimuovere gli ostacoli legali e illegali allo sviluppo del mezzogiorno. Garantire al Sud parità di condizioni bancarie e assicurative con il resto d’Italia. Rilanciare e riqualificare l’azione a favore dell’imprenditorialità giovanile, a partire dal prestito d’onore e l’I.G. Diffondere modelli di turismo sostenibile, come l’agriturismo e il turismo rurale di qualità.

5) Nuovo piano per infrastrutture davvero utili e rilancio della mobilità sostenibile. Riforma della politica energetica e dei rifiuti.

Nuovo Piano delle infrastrutture utili. Cancellare i devastanti progetti avviati dal governo di centrodestra a partire dal Ponte sullo Stretto di Messina, il MoSE di Venezia, la TAV in Valsusa e l’autostrada della Maremma, utilizzando le risorse per il potenziamento delle reti ferroviari e le vie del mare (cabotaggio), nonché il completamento delle reti idriche. Incentivare il trasporto pubblico nelle città, estendere le aree verdi e le piste ciclabili. Attuare una riforma dell’energia incentrata su risparmio ed efficienza, la produzione diffusa da fonti rinnovabili a partire dal solare per evitare il ricorso al carbone. Attuare la tariffa dei rifiuti, avviare la separazione tra materia organica e secca ed incentivare la raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio per superare il ricorso agli inceneritori. Realizzare piani antirumore per il traffico aereo e stradale.

6) Legge urbanistica nazionale. Beni comuni. Recupero e tutela del patrimonio artistico e storico.

Difendere i beni comuni a partire dal no alla privatizzazione dell’acqua. Varare la Legge urbanistica nazionale per promuovere un corretto assetto del territorio e vietare definitivamente i condoni edilizi. Attuare un piano nazionale per la tutela del mare dei fiumi e delle coste. Investire nel recupero e nella tutela del patrimonio artistico, storico ed archeologico del paese. Abolire la Patrimonio spa. Varare un piano nazionale contro l’elettrosmog.

7) Agricoltura, artigianato, piccole imprese, turismo e cultura: settori su cui investire davvero.

Sostenere e promuovere l’agricoltura biologica, tipica e di qualità con attenzione anche al settore della pesca. Riconoscere al mondo agricolo il ruolo di presidio territoriale. Impedire la diffusione degli Ogm. Garantire la sicurezza alimentare. Norme di garanzia per i consumatori: etichette e filiere. Sostenere e difendere le piccole imprese, quelle artigianali, la nascita e lo sviluppo di cooperative, in particolare sociali, e il noprofit. Puntare sul turismo di qualità ecocompatibile. Valorizzazione e tutela delle tradizioni enogastronomiche italiane come veicolo di promozione del territorio. Nuova legge, sul modello francese, per cinema e audiovisivo, musica, teatro, arte e altre attività culturali.

8) Per un’informazione libera. Il pluralismo culturale e tematico. Internet e software libero.

Abolire la legge Gasparri e riformare il settore superando gli oligopoli pubblicitari. Bloccare ogni forma di privatizzazione della Rai, la più grande industria culturale del paese. Valorizzare le professionalità presenti nel servizio pubblico radiotelevisivo. Garantire il pluralismo tematico e culturale prima che partitico. Sostegno dell’emittenza locale, regionale e interregionale. Difendere la libertà dell’informazione e della comunicazione anche combattendo la brevettazione del sapere e incentivando lo sviluppo di software non proprietari.

9) Diritto alla salute. Per tutti. Benessere e promozione dello sport.

Arrestare la devolution nella sanità. Garantire i diritti dei malati. Rafforzare i controlli per verificare il livello dei servizi offerti. Massima tutela per le fasce sociali più deboli. Valorizzare tutte le professionalità nel settore sanitario. Riconoscimento per le medicine non convenzionali e le discipline bionaturali. Promozione delle attività sportive con attenzione a quelle non agonistiche. Rafforzare la lotta al doping.

10) Uno stato laico garante dei diritti di tutti. Difesa della scuola pubblica. Pacs.

Abolire la legge Moratti e garantire il diritto allo studio con l’estensione dell’obbligo ai diciotto anni. Riconoscere la centralità della scuola pubblica con adeguati investimenti. Valorizzare la professionalità del corpo docente con retribuzioni adeguate ai livelli europei e l’aggiornamento professionale. Investire sulla ricerca e l’università. Approvare i Pacs e le leggi antidiscriminazioni.

11) Giustizia, legalità e sicurezza. Ecologia della politica e trasparenza nella Pubblica amministrazione. Diritti dei consumatori.

Piano nazionale di lotta alle mafie, facilitare la confisca dei beni della malavita. Varare la legge contro la corruzione e per la confisca degli arricchimenti illeciti. Ridurre i compensi destinati agli eletti ed alti funzionari a livello nazionale, regionale e locale riportandoli alle medie europee. Approvare il codice del buongoverno sul modello spagnolo. Impedire a rappresentanti istituzionali di cumulare più incarichi pubblici retribuiti. Approvare la ‘class action’ e nuovi diritti per consumatori e risparmiatori.

12) Immigrazione e cittadinanza. Riforma del welfare. Politiche di tolleranza, lotta all’emarginazione e al disagio.

Chiudere i Cpt. Varare forme di accoglienza e abolire la Bossi-Fini. Abrogare le leggi ‘ad personam’ del centrodestra e la riforma dell’ordinamento giudiziario. Promuovere riforme garantendo l’indipendenza della magistratura, l’effettivo diritto della difesa e la rapidità dei procedimenti. Tutela delle vittime dei reati. Approvare il codice dei reati ambientali. Invertire l’attuale politica di rigore verso gli emarginati e di impunità per i potenti. Rilanciare le politiche sociali abbandonando la centralità di quelle repressive in tema di tossicodipendenze. Avviare un piccolo ‘Piano Marshall’ per le carceri italiane finalizzato a migliorare le condizioni di vita e il reinserimento sociale. Valorizzare le misure alternative alla detenzione. Istituire il Garante nazionale dei diritti dei detenuti. Attuare politiche sociali volte alla prevenzione dei crimini e depenalizzare i reati minori. Riproporre l’amnistia per i reati minori e sociali. Diritti dei diversamente abili. Sostegno alle persone non autosufficienti. Sostegno alle famiglie, in particolare a quelle con i bambini. Tutela dei minori e diritto agli asili nido per tutti i bambini. Sostegno al volontariato laico e cattolico.

13) Tutela della biodiversità e diritti per i nostri amici animali.

Difendere e potenziare la rete delle aree protette con adeguate risorse.Lavori verdi. Impedire deroghe ed ogni altra forma di peggioramento della legge sulla caccia e tutelare gli animali selvatici con l’estensione ed il collegamento fra le aree protette. Avviare un Piano nazionale per il sostegno alla ricerca con metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali che riduca da subito il ricorso alla vivisezione con l’obiettivo del suo definitivo superamento entro dieci anni.

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