Preferenze sempre, ma sempre dopo le dirigenze

Spiace vedere che i grillini bolognesi abbiano cambiato idea sull’importanza del voto di preferenza dato dagli elettori. Dopo aver a lungo (e giustamente) criticato il sistema elettorale del Parlamento che fa nominare gli eletti dalla dirigenza dei partiti, hanno fatto scattare con un tecnicismo il primo eletto a Modena, per far eleggere un secondo bolognese in consiglio regionale sul numero di voti personali.

Chiedere agli altri il rispetto di un principio è più facile che farlo proprio.

Quindi si è ignorata la decisione degli elettori, che hanno preferito l’attivista modenese, ma un gruppo di 40 “grandi elettori”, con uno degli strattagemmi della peggiore politica.

Favia, nel giustificarsi, ha rincarato la dose dicendo che nel suo movimento non si litiga sui posti, e quando avviene “provvediamo senza esitazione ad allontanare chi è fuori dai binari”. Veramente uno strano concetto di democrazia, visto che i posti sono parte integrante delle scelte politiche e che le discussioni, legittime, vanno tutelate e non soppresse.

I Verdi chiedono il ripristino del voto di preferenza

Sul blog di Pecoraro Scanio:

Questo è il motivo per cui i Verdi chiederanno – se si realizzerà la riforma elettorale – che si reintroduca la possibilità per i cittadini di poter scegliere i propri eletti con primarie obbligatorie per legge o con il ripristino delle preferenze.

Aggiungo però che le preferenze e le primarie sono due cose diverse. Una non esclude l’altra perché una agisce sul premier (ma per questo servirebbe una riforma costituzionale) e l’altra sui parlamentari.

Le preferenze sono d’obbligo in un sistema elettorale serio, a maggior ragione un sistema che vuole diminuire le liste che concorrono. Per questo occorre alzare la voce e chiederne il ripristino, e segnarsi chi si oppone.

Vita, blog e politica. Bilancio di una esperienza

La mia esperienza con i blog inizia nel 2003. Allora ero un rappresentante nel Consiglio Studentesco dell’Università degli Studi di Bologna, iscritto a Scienze dell’Informazione, un corso di laurea di informatica.
Una delle prime cose che feci, appena eletto rappresentante degli studenti del mio corso, nel 2000, fu quello di ottenere, vincendo molte resistenze, l’apertura di un forum su internet per le discussioni sui problemi del corso di laurea, a partire da quelli più banali, come la cronica mancanza di carta nelle stampanti.
Era una idea poco innovativa e molto semplice, alla quale però quasi nessuno aveva mai pensato. Chi aveva avuto questa idea prima di me non era riuscito a portarla avanti, per le troppe resistenze di un ambiente poco propenso ad accettare critiche.
Questo strumento, che vive ancora oggi, mi permise di ottenere una certa visibilità nella politica studentesca, per il semplice fatto di essere riuscito a dare voce ai problemi che prima venivano solo sussurrati attraverso il passaparola. La partecipazione politica degli studenti era praticamente nulla, e questo strumento permetteva ai meno svogliati di seguire cosa accadeva, proporre soluzioni ed impegnarsi in prima persona spendendo veramente poco tempo, con la possibilità di evitare grazie al filtro dello strumento eventuali ripercussioni sulla carriera universitaria, paura infondata ma diffusa.
Nel Giugno del 2003 installai il mio primo blog. Lo utilizzavo, più che altro, per parlare di software libero e del rapporto tra nuovi strumenti di comunicazione informatica e partecipazione politica.
Nel 2004 ne aprii un secondo, dedicato esclusivamente alla mia candidatura politica all’interno del partito dei Verdi. L’esperienza politica universitaria era terminata e, forte di questo lavoro, volevo cercare di proseguire il mio esperimento di partecipazione informatica anche nella politica locale.

L’esperimento: il lancio della candidatura via blog
Ricordo che fu la prima tornata elettorale, in Italia, che vide un primo timido utilizzo dei blog: i candidati che ne avevano uno erano veramente pochi. Oltre a me ed a Beppe Caravita, che non venne eletto, non ricordo nessun altro nome. Posso dire quindi di essere stato il secondo candidato blogger in Italia, ed il primo ad essere eletto, seppure in un contesto locale.
Questo, per chi lo volesse leggere, l’annuncio della mia candidatura:
http://alessandroronchi.net/2004/04/21/esperimento-ronchi/∞
L’esperienza di quell’anno, e quelle successive, dimostrarono che non bastava un blog per essere eletti. Il grande sforzo in termini di tempo non veniva ripagato in consensi elettorali, conveniva ancora investire su volantini, manifesti ed annunci sui quotidiani. La mia elezione è stata influenzata poco dal blog in termini assoluti, ma senza il blog non sarei stato eletto. Se avessi ottenuto due sole preferenze in meno nelle elezioni del 2004, infatti, non sarei diventato un Consigliere Comunale.
In campagna elettorale proposi la stesura di un programma su wiki che permettesse a tutti di partecipare, chiaramente all’interno del programma della coalizione ed il partito per il quale mi presentavo.
Non partecipò quasi nessuno, anche per la mancanza di una conoscenza diffusa di questi strumenti oggi molto più famosi grazie a Wikipedia, ma una bozza di programma venne scritto e pubblicato e su quelle linee guida mi muovo ancora, chiaramente con l’enorme gap di esperienza tra quel momento ed oggi, a quasi tre anni di attività politica locale.
Da qui viene la prima considerazione importante: un blog, così come qualsiasi sito internet, ha bisogno di tempo per ottenere consenso ed un insieme di affezionati lettori / partecipanti. I blog aperti un mese prima delle elezioni, quindi, sono totalmente inutili, così come quelli chiusi il giorno dopo, perché rappresentano un tradimento delle aspettative di comunicazione tanto sottolineate in campagna elettorale.
Questa regola non è ancora chiara a molti dei quali hanno utilizzato i blog per scopi elettorali fino alle ultime elezioni politiche, dove quasi ogni candidato ne aveva uno. Molti di questi oggi hanno blog lasciati in disuso, che probabilmente riapriranno un giorno prima delle prossime elezioni. Fatto in questo modo questo lavoro è totalmente inutile. La visibilità che si ottiene con questi strumenti è nulla, e le visite dipendono solamente dalle persone che già conoscono il candidato e vogliono approfondirne le proposte prima delle elezioni. Per queste cose basta un unico file con i dettagli che non si riescono ad inserire nei manifesti elettorali.
Dalla mia elezione il numero dei blog gestiti da me è variato molto: ne avevo già due, uno politico ed uno personale, e ne aprii altri due, uno tecnico informatico e l’altro per consigli pratici sulla riduzione del nostro impatto ambientale.

Le statistiche
Nel settembre del 2006 ho deciso che il tempo necessario per l’aggiornamento e la difficoltà di separare discussioni personali, tecniche e politiche fossero troppo elevate, ed ho fuso i miei 4 blog nel contenitore attuale, www.alessandroronchi.net, importando tutti i vecchi articoli.
E’ difficile, quindi, fare valutazioni sul successo in termini di visite del mio blog politico: ad oggi ricevo circa 400-500 visite giornaliere, in leggero aumento nel tempo, calate drasticamente per ragioni tecniche al momento del cambiamento di indirizzo. Nel Novembre del 2006 ho ricevuto 12’000 visite.
In termini assoluti, quindi, il numero di persone che riesco a raggiungere con il mio blog è inferiore a quello della stampa locale: ogni giorno vengono letti circa 10’000-15’000 quotidiani nella mia città, tra bar, rassegne stampa ed edicole.
Bisogna inoltre considerare che le visite di un sito italiano hanno una provenienza sparsa per tutta la penisola, che un centinaio di persone ricevono tutti i miei aggiornamenti via email tramite newsletter e feed RSS, e qualcuna di più i miei messaggi nelle varie mailing list alle quali sono iscritto. Un’altra differenza importante tra visite su web e lettori della carta stampata è che i primi solitamente leggono quello che cercano e quindi sono più interessati, mentre i secondi leggono in maniera spesso poco approfondita le notizie del giorno, principalmente di cronaca.
Questi dati sono importanti: in valore assoluto l’uso di internet per ottenere informazioni politiche è ancora molto scarso, anche se in continuo aumento. Questo dipende, secondo alcuni autorevoli esperti, dall’uso che fa di internet il cittadino italiano: solo in piccola parte sostituisce la televisione per la ricerca di informazioni. L’aumento del numero di connessioni 24 ore su 24 dipende più dalla volontà di scaricare musica e film e di giocare in rete, piuttosto che dalla necessità di avere un canale di comunicazione multidirezionale, di una biblioteca e di una edicola sempre aggiornata e sempre aperta.
Alcuni blog hanno ottenuto certamente un successo notevole, come ha dimostrato Beppe Grillo, ma quando questo porta ad un cambiamento dello stile e dei contenuti di chi pubblica a mio parere perde molto del valore comunicativo: allargando il target spesso diminuisce la qualità e la precisione nel trattare gli argomenti.
E’ dimostrato che la maggior affluenza di visitatori è ottenuta dai siti che vengono aggiornati 2-3 volte al giorno. Le persone, però, non riescono ad occuparsi di un problema ogni 2 ore, e quindi preferiscono leggere siti con notizie leggere e divertenti, il contrario esatto della comunicazione politica. La cosa importante, quindi, è quella di non cadere nell’errore di trasformare la comunicazione politica da cosa seria ad argomento leggero e divertente, da prendere con superficialità.

La scelta del target
C’è chi pensa che la comunicazione politica debba adeguarsi alla comunicazione veloce e decide di scrivere 3-4 righe al massimo per ogni argomento, cercando di attirare gente tramite grossi titoli, finti scandali, considerazioni superficiali e perché no, qualche gossip.
Io ho scelto la strada opposta, ho sempre pensato che fosse meglio attirare l’attenzione di un paio di categorie di persone: quelle che sono interessate nello specifico ad un singolo problema, e cercano quindi informazioni dettagliate sui motori di ricerca e nell’archivio storico, e quelle che la pensano in maniera simile a me e credono giusto quello che faccio, fino a darmi un sostegno concreto nelle mie attività politiche.
Il mio blog, quindi, non è la sostituzione dei comunicati stampa, dei manifesti elettorali e delle interviste in televisione, ma uno strumento attraverso il quale ottengo l’attenzione di poche persone, le stesse che potrebbero darmi un voto di preferenza alle elezioni perché sanno cosa ho fatto negli anni precedenti, il mio impegno, e non votano sulla base di un bel sorriso in una pubblicità 2 metri per 3.
Le persone poco interessate alla politica non cercheranno informazioni, a meno che queste non coinvolgano direttamente il loro giardino ed i loro interessi.
Quelle più interessate, invece, hanno solitamente pochi strumenti per informarsi, e quei pochi sono scomodi e disincentivanti.
Fatte queste considerazioni, il bilancio dell’uso del blog come strumento di partecipazione è estremamente positivo. Ho incontrato diverse persone interessanti, ne ho fatte mettere in comunicazione altre, ho aperto discussioni anche molto vivaci su temi scottanti, dove quasi sempre ha prevalso il buon senso e la civiltà.

L’archivio storico
Una cosa che ritengo fondamentale è l’archivio storico delle mie attività e dei documenti politici più importanti. Grazie al motore di ricerca chiunque può cercare informazioni di qualche anno fa sui temi che un giorno, per diversi motivi, possono tornare di interesse.
Faccio un esempio per spiegarmi meglio. Sull’inceneritore di Forlì il dibattito politico è nato molto tempo fa. Si parla della costruzione del nuovo impianto da almeno dieci anni, se non di più. Dal 2004 il dibattito ha ottenuto una accelerazione, subito dopo le elezioni. Ancora oggi molti cittadini non conoscono i dettagli di questo progetto e delle scelte politiche/economiche ne ne stanno alla base. Alcuni, in ritardo, si stanno interessando ora al tema, e mi chiedono quali sono le alternative o altri dettagli. Queste persone hanno la possibilità, oggi, di ripercorrere le discussioni già fatte, facendomi risparmiare tempo e rendendo più efficaci le ricerche storiche per argomento. Possono sapere, oggi, cosa ho detto e fatto due anni fa, chi si è mosso per primo, e scoprire ad esempio il cambiamento di posizione di alcuni partiti prima e dopo l’intervento pubblico preoccupato dei medici della mia città.
Questo strumento offre la possibilità di avere un quadro chiaro, sebbene filtrato dalla mia visione dei fatti, e di capire l’evoluzione delle posizioni, comprese le mie.
I politici raramente ammettono di aver cambiato idea: questo è a mio parere un segno di debolezza che impedisce una evoluzione del dibattito, alla luce di nuove informazioni. La possibilità di avere un archivio storico pubblico diminuisce la possibilità di mascherare i cambiamenti di opinione, li mette quasi in evidenza, e diminuisce la loro importanza negativa, chiaramente quando avvengono alla luce del sole e con il consenso della propria base elettorale.
Le posizioni dei cittadini cambiano, la rigidità dei rappresentanti dovrebbe smussarsi, mantenendo però ben salda la coerenza, la trasparenza ed il mandato elettorale che hanno ottenuto.

La partecipazione dei cittadini
Questo mi porta ad un’altra considerazione importante: la partecipazione dei cittadini.
Spesso si sente il lamento di chi pensa di non avere gli strumenti per incidere sui cambiamenti della nostra società. Le stesse persone, con questa idea presa a scusante, mancano completamente all’appello quando la partecipazione diventa una opportunità. La partecipazione politica richiede essenzialmente quattro cose, in ordine di importanza: voglia, tempo, informazione e strumenti. Chi pensa che siano solo gli strumenti a dare vita a movimenti di partecipazione alla vita pubblica vede solo una piccola porzione del problema. Certamente sono necessarie delle libertà fondamentali, alla base di ogni democrazia: la possibilità effettiva dei cittadini di dare il proprio contributo attivo alle decisioni. Questo, di fatto, in Italia esiste già: i Partiti sono uno strumento aperto, ai quali ci si può iscrivere ed iniziare una propria battaglia. Qualsiasi posizione, se minoritaria, è difficile da promuovere. Sarebbe però sbagliato pensare come positivi strumenti di partecipazione che impongano soluzioni non condivise dalla cittadinanza.
Il problema principale, oggi in Italia, è che i cittadini pensano ai partiti ed alle liste civiche come strumenti estranei alla loro natura, immobili ed immodificabili. Questo pensiero è alla base del problema: se tutti pensassero che è possibile fare qualcosa, a partire dall’impegno personale, oggi avremmo una situazione politica migliore, una rappresentatività maggiore ed un minore distacco tra istituzioni e vita privata.
Serve, prima di tutto, la voglia di fare. Senza quella, non si sposta nemmeno un granello di sabbia. Poi serve il tempo, che viene diviso secondo le nostre priorità. Tornando al discorso di prima, se ognuno di noi facesse la sua parte attivamente, ne servirebbe una quantità inferiore distribuita più equamente.
E veniamo all’informazione: senza conoscere e studiare i problemi, non si possono proporre soluzioni decenti. Abbiamo bisogno di qualsiasi tipo di informazione: la divulgazione, che serve per conoscere l’esistenza di un problema, e l’approfondimento, che serve per capirlo nel dettaglio.
I blog possono servire l’una e l’altra necessità: nella prima difficilmente riescono a scavalcare gli strumenti classici, come televisione e carta stampata, e quando ci riescono lo fanno per la fiducia del lettore nell’autore.
Ma la seconda necessità di informazione, l’approfondimento, è la chiave di volta che a mio parere dovrebbe spingere i politici ed i cittadini a dialogare attraverso i blog.
La partecipazione politica viene dopo l’approfondimento, secondo strumenti vecchi e nuovi: volantinaggio, Agenda 21, discussioni su forum, mailing list e commenti sui blog.
Inoltre permette una diminuzione del distacco tra cittadini e rappresentanti, perché crea un canale di comunicazione diretto.

Approfondimento –> coscienza –> partecipazione
Senza lo sforzo di comprendere i problemi, qualsiasi giudizio diventa pre-giudizio senza effetti positivi nel dibattito politico. Con i pregiudizi si riescono solo a far scontrare la forza dei voti e quella degli interessi economici, non necessariamente gli uni contro gli altri. Quando invece l’approfondimento permette un giudizio assennato, le posizioni si scontrano sulla base di proposte ragionate, concrete, si possono superare più facilmente i pesi dei grandi attori economici, si può pensare al futuro al di là della prossima scadenza elettorale.
Un blog, da solo, è solamente uno strumento che permette un aggiornamento facile ed immediato. Chi scrive perde tempo solo nello scrivere, non nel mantenere archivi, gestire commenti, spostare pagine.
Ma se il blog viene mantenuto da un lato con dati sempre aggiornati e dall’altro con riferimenti per approfondimenti e riflessioni che richiedono anche un maggiore sforzo temporale, allora diventa uno strumento di partecipazione che rimane nel tempo.
Questo è il grande vantaggio di internet: i limiti naturali al dibattito vengono superati, richiedendo come uniche necessità tempo e voglia per offrire informazione e partecipazione.
Pensiamo ai dibattiti pubblici. Per partecipare occorre:
non avere impegni: tutte le persone devono trovare il tempo per sincronizzare le altre attività ed avere la stessa disponibilità
spostarsi: richiede tempo, denaro, la vicinanza con il luogo d’incontro, inquinamento
essere interessato all’argomento nello stesso istante in cui si dibatte: chi si interessa il giorno dopo, magari per passaparola, è tagliato fuori dalla discussione
Tutto questo, su internet, viene superato. I blog permettono, a chi lo desidera, una partecipazione concreta all’attività politica attraverso il dibattito, per sfociare nella maggior parte dei casi ad una partecipazione classica attraverso il voto, la raccolta di firme, il sostegno attraverso il tesseramento ad un partito, le discussioni pubbliche.
Gli strumenti di partecipazione su internet, quindi, possono essere un aiuto fondamentale per capire che è possibile partecipare, approfondire i problemi e capire cosa fare per portare avanti la propria posizione.

Il sistema elettorale
La possibilità di entrare in contatto diretto con persone anche lontane permetterebbe oggi il superamento della localizzazione dei candidati da eleggere. La separazione in collegi senza l’indicazione delle preferenze non favorisce la scelta di candidati del territorio, ma separa i voti di chi potrebbe ottenere consensi sparsi per territori più ampi. Così viene favorita la scelta all’interno del partito di posizionare i candidati nei collegi sicuri, e disincentivata la possibilità per un candidato di raccogliere voti fuori dal proprio territorio.
Per le elezioni europee, ad esempio, non ha nessun senso che due candidati con lo stesso pacchetto di voti, uno in un unico collegio ed uno per tutto il territorio nazionale, debbano ottenere risultati diversi per la scelta di istituire otto collegi interregionali. Tutto ciò limita notevolmente sia la partecipazione politica dei cittadini, che non possono esprimere il loro consenso al candidato che preferiscono, sia la potenzialità degli strumenti di comunicazione su internet, che permettono un abbattimento delle barriere dovute alla distanza fisica.
Questo è un problema importante, che contribuisce negativamente al desiderio di partecipazione dei cittadini e quindi direttamente pesa anche sulla qualità delle decisioni che vengono prese dalle istituzioni composte su mandato elettorale.

Conclusioni
Nonostante siano ancora poco utilizzati, credo che lo sviluppo di questi strumenti sia inevitabile, come lo è stato per il passaggio dai comizi per strada a quelli in televisione. A differenza del passato, però, questi strumenti non dovrebbero essere solo una riproposizione attraverso nuovi media degli stessi messaggi, come la quasi totalità dei candidati e dei partiti intende ancora oggi, ma un mezzo di comunicazione nuova capace di catalizzare l’attenzione sui temi e di incrementare la voglia di partecipazione dei cittadini.
Il mio obiettivo, dopo tutto, è non è solo quello di aumentare il consenso che mi sostiene, necessario per portare avanti con forza le idee che propongo, ma di spingere altri a seguire i miei stessi propositi attivamente: se dall’azione di una persona scaturisce quella di un’altra, le possibilità di ottenere il risultato saranno almeno raddoppiate.
Se queste azioni vengono spinte dai pregiudizi quasi mai il loro contributo diventa positivo, ma se anche una piccola attività viene mossa dall’analisi attenta e dalla ragione, allora la situazione cambia notevolmente.
In fondo la cosa importante è che, qualunque sia la persona che lo ottiene, il problema venga risolto nella maniera che ci auspichiamo.